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“Viaggi
intorno casa”
primavera 2010 11 aprile 2010 “Il Giro del Leccio Scritto” ITINERARIO Il
punto di raduno viene fissato per le ore 9.00 al parcheggio di Murlo. Dopo
avere attesi per 15 minuti gli eventuali ritardatari, il gruppo dei
partecipanti si dirigerà a piedi verso il Villaggio della
Miniera. Oltrepassato il Crevole sul nuovo ponte, verrà
subito affrontata l’antica strada detta “di Cerchia o
delle Sassete” puntando decisamente sul Poggio del Farneto.
Si tratta di un tracciato piuttosto importante, oggi in disuso,
proveniente dall'Olivello che, dopo aver attraversato le cosiddette
“Macchie della Mensa”, proseguiva per Poggio
Stefano in direzione di Pieve a Carli. La strada piuttosto
dissestata ricalca quella detta “delle Pievi”
tracciata sopra un tratto di più antica origine. All'inizio la
strada costeggia il fabbricato ove aveva sede la Direzione
tecnico- amministrativa della Miniera e dove, oltre
agli uffici esistevano i magazzini, l'abitazione del Direttore e, con
l'ultima gestione, anche la Cappella. Dopo alcune decine di metri,
costeggiando una nuova costruzione nata dai ruderi di una vecchia
parata, esiste ancora una villetta tinteggiata di rosa oggetto di
recenti lavori; si tratta appunto di “Villa Rosa”
non soltanto per il suo colore che ne rappresenta solo la
conseguenza, bensì un galante omaggio alla consorte del primo
amministratore e principale azionista della Società Carbonifera
di Murlo: Carlo Twerembold che portava, appunto quel nome. Col
trascorrere del tempo la villa viene ricordata anche col nome di
coloro che ne sono stati i successivi proprietari. Dopo la breve
salita la strada diviene pianeggiante snodandosi nel bosco. Questa
singolarità va attribuita al fatto di essere servita da sede per i
binari delle ferrovie Decauville a servizio dei cantieri a
cielo aperto per trasportare la lignite alla scenderia della
sottostante fornace. Fra spettacolari diaspri sui quali si è
consolidata una pineta impiantata in epoca recente, la strada
prosegue ancora sbucando d'improvviso di fronte ad un'ampia vallata
detta della Mandorla, in fondo alla quale scorre il fosso del
Serpentaio. Il bosco che in origine la ricopriva venne abbattuto
per fare posto alle cave dove la lignite affiorava. Dopo l'abbandono
dell'attività mineraria, il bosco non è stato ancora in grado di
riappropriarsi del territorio. Si costeggia il bosco sulla destra
seguendone l'andamento sinuoso per ridiscendere, attraversare il
fosso e risalire di nuovo. Dei cantieri di un tempo non è rimasta
traccia, tranne che nel colore della terra che in alcuni punti è
divenuta nera per la polvere del carbone o rossa a causa di un
incendio sotterraneo che provocò la cottura dell'argilla in
superficie. Dopo qualche centinaio di metri di salita, la strada
s'innesta nella Via che dall’Olivello conduce a Casenovole.
Tracciata sul crinale delle colline, faceva parte delle strade
percorribili tutto l'anno senza dover attraversare fossi e torrenti a
guado. A questa garanzia di percorribilità contrapponeva la sua
lunghezza che, in epoca in cui ci si spostava prevalente a piedi,
rappresentava un impedimento del quale tenere conto. Sulla sinistra
si susseguono i poggi che sovrastano la vallata del Crevolone:
Degano, del Leccione, della Casa,
mentre sulla destra si erge il Poggio dell’Acqua Buona (o
Acquabona) dove hanno origine i due rami del fosso dal quale si è
formato il lago,
appunto, dell’Acquabona o
di Miniera.
Proseguendo il cammino si giunge a quanto resta del Leccio
Scritto: una ceppaia posta all'incrocio di alcune strade da dove
spuntano tre o quattro polloni. In passato doveva esserci un vero
leccio ove i viandanti avevano presa l'abitudine d'incidere
monogrammi o messaggi fino a ricoprirlo. Anche i soldati dei vari
eserciti, tedesco e alleato, lo avevano preso a riferimento per
appendervi targhe e segnali indicanti l'ubicazione di vari reparti o
acquartieramenti di truppe. Da ambo i lati si aprono sentieri un
tempo piuttosto frequentati per giungere più rapidamente a
destinazione, mentre oggi sono appannaggio dei cacciatori per le loro
battute di caccia. Ve n'è tra l'altro uno del quale si servono per
porvi le varie poste evitando la strada principale. Esso ha termine
“al Frigorifero”, pittoresco riferimento costituito
dai resti dalla carcassa di un elettrodomestico gettato da chissà
chi nel bosco in epoca imprecisata e divenuto col tempo un simbolo
presso il quale potersi ritrovare. Più avanti si giunge a Pietra
Focaia, una località caratterizzata dall'affioramento di diaspri
multicolori che creano curiosi effetti cromatici. Il toponimo sembra
richiamare alla mente le scintille che le scarpe chiodate dei
minatori provocavano passando per trasferirsi quotidianamente da
Casciano al lavoro in miniera anche se il nome sembra essere più
antico. Nei pressi si apre la strada di Collo Lungo e Pietra
Focaia che sul crinale di un poggio digradante (Colle Lungo)
conduce al lago dell’Acquabona,
al villaggio della Miniera
ed a Pieve a Carli.
DIFFICOLTA' Il percorso è facile. Per arrivare a Murlo:
chi
arriva dalla SS Cassia, dovrà prendere il bivio in
direzione di Vescovado di Murlo, a poca distanza da Monteroni d'Arbia. Una
volta arrivati al paese di Vescovado, il borgo di Murlo si
raggiunge facilmente seguendo
le indicazioni per il Museo Etrusco. In caso di tempo incerto contattare la mattina stessa i numeri telefonici sottostanti. ____________________________Per
informazioni Associazione
Culturale di Murlo su
internet: www.murlocultura.com |
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