14 marzo 2010
“Il Giro delle Civitate”
ITINERARIO Il
punto di raduno viene fissato per le ore 9.00 al parcheggio di Murlo
da dove prenderà avvio la passeggiata non oltre i 15 minuti successivi.
La comitiva si incamminerà sulla strada per il Villaggio della Miniera,
denominata anticamente come “Via che da Murlo conduce a Resi” incontrando subito il podere sulla sinistra chiamato “Casa Baccini”
mentre alla destra la costruzione che porta l’identico nome fu ottenuta
dall’ampliamento di un non meglio identificato manufatto nel quale
potrebbe ravvisarsi un’antica torre. Poche decine di metri più avanti
esisteva ancora, meno di un secolo fa, il cimitero di Murlo, dapprima
abbandonato e successivamente rimosso. Di fronte, sulla sinistra una
curiosa collina: Poggio Grulli, sulla cui sommità muretti a secco ben ordinati farebbero supporre un utilizzo nel passato, diverso dall’attuale.
Scendendo
verso il Villaggio della Miniera, il contenimento dei terrapieni della
strada a mezza costa, è affidato a “muri a secco” di squisita fattura
detti “I muri del Governi”
dalla famiglia di muratori specializzati in opere del genere.
Costituiscono un raro esempio d’arte muraria soggetto a rischio di
sopravvivenza per manutenzione inesistente. Proseguendo s’incontra una
piccola costruzione sulla destra conosciuta come “il capanno di Dino”
dal nome dell’attuale proprietario, ma fra gli anni venti e trenta
destinata all’abitazione di uno dei direttori della vicina miniera di
lignite: l'ingegnere Bayon. Poco più avanti la costruzione rovinata
ma in fare di restauro era adibita a mulino, col nome “il Mulinaccio” e usava per lavorare la poca acqua del fosso di Ricasoli
proveniente dai poggi Aguzzo e Grulli e dal piano del Pratale. Cessata
l’attività molitoria, venne trasformata in podere col nome di “la Casaccia”
che tuttora conserva e sfruttata anche come alloggio dei minatori
durante il periodo bellico. Giungendo in fondo alla discesa, dopo aver
attraversato il ponte sul fosso dello Scanno
si prosegue per la strada sterrata originale lasciando quella asfaltata
sulla destra diretta al Villaggio minerario. A sinistra si
arrampica sul poggio della Fornace
un’antica strada più volte rimaneggiata nei secoli, caduta in disuso
con l’abbandono delle campagne e che ebbe molta importanza in epoca
medievale per consentire agli abitanti di Montorgiali di recarsi a
macinare al mulino dei Sassi Bianchi posto sopra uno scoglio di calcare balzano sull’ansa del torrente Crevole. Proprio su questa via dirigiamo i nostri passi.
Le
piogge di questo inverno hanno vanificato il lavoro che il concittadino
Zedde si adoperò a eseguire per riaprirla e renderla agibile. Adesso
sta ritornando il fosso di prima ma per coloro che viaggiano a piedi
ciò non costituisce certo un problema. Dopo duecento metri circa, la
strada comincia a spianare fra terreni sodi, laddove furono strappati
al bosco per convertirli a coltura. Verso il Poggio delle fornaci c’è
stato un tentativo di arboreto
per mettere a coltura pianificata il corbezzolo, ma con risultati non
certo entusiasmanti. Si continua a salire ammirando sulla sinistra
“l’altro lato di Poggio Civitate” in parte sodo e in parte ad olivi,
con la strada appena tracciata che dalla Casaccia portava al capanno di Beppino
e per una via segreta direttamente a Montorgiali. La strada
adesso si snoda al limite del bosco e ne incrocia un’altra ormai
invisibile, già interessata da una nostra escursione che, attraverso la
macchia, tocca luoghi ove si possono ancora intravedere i resti di
antiche fornaci a buca accanto a piccole cave aperte di calcare
balzano. Un laghetto
generato da sorgenti perenni permette l’esistenza di piante
igrofile, la frequentazione di libellule e soprattutto di cinghiali per
abbeverarsi o grufolarsi nel fango. Il terreno è vario con zone brulle
dove le marne si alternano ai calcari. La strada riaperta di recente si
addentra nel bosco andando a ritrovare quella segreta alla quale facevo
accenno prima. La sua parte iniziale lo resterà per sempre poiché le
ramaglie accumulatesi sul suo percorso col taglio del bosco l’hanno
resa assolutamente impraticabile. Si giunge così nei pressi della
strada che conduce a Montepertuso dopo essersi lasciati dietro i mucchi
di legna tagliata nei pressi. Due percorsi sono possibili adesso: il sentiero dei ginepri per le Civitate oppure la via normale. Optiamo per questa seconda soluzione.
Dopo aggirati i ruderi di Montorgiali,
antico comunello della Comunità di Buonconvento, nei cui pressi
esisteva l’omonimo castello di proprietà vescovile distrutto nel 1233
dai montalcinesi alleati dei fiorentini, si giunge nei pressi di
un crocevia di strade dove esiste un piccolo sacello dedicato S. Biagio, restaurato circa vent’anni or sono da un gruppo di vescovini e murlesi. Dal crocevia sale una strada denominata delle “Civitate e delle Civitatine", che conduce alla zona archeologica delle Civitate e Poggio Aguzzo.
Da questi siti provengono i reperti conservati oggi presso
l’Antiquarium a Murlo. Gli scavi, dopo oltre 40 anni di attività,
continuano a fornire utili informazioni specie sulla polis che circondava il palazzo del signore del luogo.
La
strada prosegue sulla cresta del poggio iniziando poi a scendere sempre
dentro il bosco per sbucare poi in mezzo a campi lavorati di fronte ad
una splendida vista sulla Val d’Arbia fino alle colline del Chianti, su
Vescovado ed il castello di Murlo ormai distante poco più di un
chilometro. Un tratto di strada asfaltata costeggia “il Pratale”
un ampia zona pianeggiante, che ogni anno, con i lavori agricoli
restituisce frammenti di ceramiche a testimonianza di 14 secoli di
frequentazioni umane, ma per il nostro rientro ci serviremo di un
percorso più attinente al luogo attraversato che conduceva in breve
alle Civitate per via diretta e ai campi delle Starnaie posti al di
sotto della necropoli di Poggio Aguzzo. Attraversato il fosso detto di Ricasoli, il sentiero sale ripido arrivando in pochi minuti a Casa Baccini. Il parcheggio di Murlo dista ormai solo poche decine di metri.