28 marzo 2010
“Il Giro delle Sugherete”
ITINERARIO Il
punto di raduno viene fissato per le ore 9.00 al parcheggio di Murlo.
Dopo avere atteso per 15 minuti gli eventuali ritardatari, la
comitiva si trasferirà in macchina al Villaggio dell’Olivello
parcheggiando nei pressi. La passeggiata prenderà l’avvio lungo
l’antico tratto che conduce alla cosiddetta “Croce di Resi”:
struttura in legno ormai cadente posta su basamento in muratura da
restaurare con sollecitudine. Il simulacro, raro retaggio di una
consuetudine ormai in via di dissolvimento, è posto all’innesto
della strada percorsa con quella diretta alla frazione di Resi. Si
prosegue in leggera salita incontrando sulla sinistra una strada,
anch’essa molto antica, usata dagli abitanti dell’Olivello e di
Resi per recarsi ad assistere alla messa presso la chiesa di S.
Michele Arcangelo a Montepertuso. In passato, prima che cadesse in
disuso, era chiamata anche “la via degli Olivellani”. Si
tratta di una strada traversa, dalla caratteristica
prevalentemente stagionale poiché costretta ad attraversare il
Crevole a guado, cosa non facile durante i mesi piovosi dell'autunno
e della primavera. A qualche decina di metri oltre il bivio e sopra
un piccolo rilevato si trova la chiesetta di Sant’Anna (già
dedicata a Santa Maria), piccola costruzione romanica rustica,
fortemente rimaneggiata e ridotta a civile abitazione. Alcune persone
anziane ricordano le feste patronali con annesse fiere che vi si
tenevano per le ricorrenze religiose ancora una quarantina di anni
fa. Poco più avanti si attraversa il Villaggio di Resi,
sovrastato da una collina sul culmine della quale si trovava fino
agli inizi del secolo ventesimo un'alta torre di avvistamento
e comunicazione con i castelli vicini, completamente rovinata a
seguito di un forte temporale. Purtroppo anche il Villaggio di Resi
non è stato risparmiato dalle innovazioni costruttive del dopoguerra
che ne hanno compromessa l'atmosfera con l'uso indiscriminato di
materiali "alloctoni" e di progettazioni del tutto estranee
al carattere del luogo.
La
strada procede fra piccoli campi coltivati e lunghi tratti nel bosco.
Di tanto in tanto si distaccano alcuni sentieri da ambo i lati
utilizzati in prevalenza per smacchiare la legna dopo il taglio
periodico del bosco. Esistono anche tracce di due strade traverse
dirette all'altro versante con l'intento di evitare lunghi giri per
raggiungerlo. La natura si fa selvaggia e la presenza dell'uomo
sempre più rara. L'ultimo "avamposto residenziale" è
rappresentato dall’Apparita, un non troppo antico casale
trasformato adesso in residenza estiva. Si trova ai limiti del
“Campone di Resi” ampia superficie disboscata e sempre
verde, contornata da querce secolari che, per la sua bellezza,
richiama alla mente "Il Paradiso Perduto" di Milton. La
strada, poco frequentata e priva di regolare manutenzione, si fa
aspra e accidentata mentre supera il punto più elevato del tratto
prima d'iniziare la lunga discesa fra le marne, per giungere nei
pressi del Crevolone. Degno di nota il panorama verso la valle
dell'Ombrone, le colline della Vigna e di Castiglion
dei Boschi con il singolare massiccio di Monte Ambrogio.
Interessanti anche gli scorci del tracciato della Ferrovia
Carbonifera e del ponte sul Crevolone. Al termine della discesa, dopo
pochi metri sulla destra e l'attraversamento del vecchio “gorello”
del Mulino della Befa, si giunge allo sbarramento del
torrente. Venne realizzato per prelevare l'acqua necessaria ad
alimentare “il bottaccio” del mulino. Sui ruderi
rimasti è ancora visibile “la chiusa” che regolava il
flusso dell’acqua ed il muro che facilitava le operazioni di presa.
Dopo aver guadato il Crevolone ha inizio un breve tratto da
percorrersi nel bosco usando particolare attenzione, specialmente da
parte di coloro poco avvezzi a muoversi al suo interno. Il bosco
cresce sopra una collinetta di gabbro dando così la
possibilità agli appassionati di raccoglierne qualche bel campione.
In breve il sentiero sbuca in un campo incolto detto delle Verzure
dall'omonimo ex podere che si trova nelle vicinanze e da dove si può
godere dell'ampio panorama verso l'Ombrone ma anche di Monte
Pertuso, Monte Ambrogio e la vecchia cantoniera "il
Casello” restaurata di recente. Si attraversa diagonalmente il
campo per imboccare "la strada delle Sugherete” che
s’inoltra in un singolare bosco di querce sughere introdotte nella
zona in epoca remota per evidenti scopi commerciali. Dopo poche
decine di metri si giunge nei pressi di una voragine creatasi nel
banco di diaspro e conosciuta come “la buca dell’asino o del
mulo” in riferimento ad un episodio accaduto tanto tempo fa.
Non fa certo meraviglia che qualcuno, uomo o animale vi sia potuto
cadere data la sua ubicazione in prossimità di numerosi sentieri che
s’immettono nella via delle Sugherete. Questa anomalia rappresenta
comunque un buon punto di riferimento assieme alla sughera posta
proprio di fronte. La strada prosegue fino ad innestarsi in un'altra
dello stesso nome proveniente dall’Ombrone, fino a giungere ad una
cava abbandonata di Serpentinite. Si tratta di una roccia
effusiva dal colore verde nerastro, caratteristica del territorio di
Murlo molto usata in passato come materiale da costruzione per la sua
abbondanza. La varietà più compatta dette avvio ad un fiorente
commercio sotto il diretto controllo della Repubblica di Siena che,
tra l’altro ne fece largo impiego nella sua Cattedrale per
realizzare la dicromia delle sue strutture portanti. Le cave nei
pressi di Vallerano fornirono il materiale migliore per tale
uso. Dopo un altro breve tratto attraverso il bosco di sughere la
strada si apre verso un paesaggio vario dove i campi si alternano
alla vegetazione evidenziando l'intervento dell'uomo sulla natura al
fine di procurarsi aree coltivabili. I poderi di Caselle e
Botrello, abbandonati con l'esodo dalle campagne, sono stati
ricostruiti in epoca recente con strutture moderne che male si
adattano all'ambiente circostante ma realizzate con l'intento di
razionalizzare una forma di pastorizia legata al commercio del latte,
della lana e della carne. La strada piuttosto ben tenuta si dirige
verso nord-ovest tra collinette ove fino a qualche decennio fa
operava una fornace per calce della quale è oggi difficile
localizzare il posto ma che, a seguito di prospezioni da parte
dell'Università di Siena, hanno restituito copiosi reperti di
fattura etrusca.
Proseguendo
il cammino si aprono, di tanto in tanto sul lato destro alcune strade
che, dopo attraversato il Crevolone porteranno a Resi e nei pressi
dell’Apparita per giungere poi al bivio per S. Giusto. Era
questi un piccolo villaggio oggi pressoché spopolato ove fino agli
anni cinquanta funzionava una scuola. E' costituito da una poderosa
costruzione appartenuta ai Ranuccini e dopo all’Ospedale
di S. Maria della Scala che la usò come grancia. La
chiesina, di proprietà privata, dedicata ai Santi Salvatore e
Giusto versa oggi in gravi condizioni. Più in avanti nei pressi
di Poggio Copoli e dell'omonimo casale si innesta l'antica via
delle Pievi che attraversava, ricalcando in gran parte un
diverticolo della Clodia, il territorio di Murlo. Le
condizioni della strada peggiorano e per alcuni tratti si scoprono le
tracce della massicciata medievale. Dopo poche centinaia di metri
appaiono le rovine di Campotrovoli (oggi detto Campotrogoli),
ritenuto un “ospitale” presso il quale, i pellegrini
potevano, appunto trovare rifugio e ristoro. Di notevole interesse
naturalistico è la presenza di un secolare frassino maggiore
(Fraxinus excelsior)
di dimensioni inusitate. La strada adesso scende sulla
destra mostrando la sua buona tenuta a testimonianza dell'importanza
avuta in passato per giungere poi al guado sul Crevolone in un punto
ove affiora il calcare balzano. La strada s'inerpica sul poggio delle
Carraie tagliando gli strati di diaspro dei più svariati
colori. La roccia che affiora, sfaldandosi, forma in alcuni tratti,
curiosi mosaici che richiamano alla mente le opere di Mondrian. Da
dietro la curva, fra muretti a secco e le marne scistose appare il
villaggio dell'Olivello, altro paradiso in miniatura per
orientamento e caratteristiche inalterate, contornato da campi
d'olivi e protetto dai venti freddi dal Poggio Serpentaio. Dalla
strada che raggiunta la cima del poggio diviene pianeggiante dopo la
ripida salita, è possibile volgere lo sguardo verso poggio Abbù ed
ai sottostanti boschi che nascondono le rovine dell’Eremo di
Montespecchio ed alla strada verso L’Orsa e Montepescini.
L’Olivello è ormai a portata di mano e così le vetture
parcheggiate nei pressi.