| MURLOCULTURA Speciale Festa in Collina 2006 |
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La Festa in Collina
nell'immaginario di uno "venuto da fuori" di Luciano Scali |
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Da
quasi cinque lustri risiedo nel territorio di Murlo cercando di
meritarmelo, dopo averlo scelto per trascorrervi gli ultimi anni di
vita. Arrivarvi è stato come rinascere, ritrovare
l’atmosfera della mia infanzia trascorsa in un rione povero di
Siena dove, assieme alla miseria esisteva una solidarietà che
non riesco a dimenticare. Le porte delle case erano sempre accostate,
non esistevano chiavi e vi si poteva entrare liberamente a qualsiasi
ora con la certezza di essere bene accolti. L’idea che qualcuno
potesse rubare, non sfiorava nemmeno la mente anche perché non
c’era nulla da rubare; se uno aveva bisogno di qualcosa bastava
la chiedesse in giro, e chi l’aveva gliela dava senza pretendere
nulla in cambio. Ecco… arrivato a Murlo e vedendo le porte
lasciate aperte con i gatti che entravano e uscivano indisturbati, ebbi
l’impressione di essere tornato a casa dopo sessant’anni.
Anche la gente del posto mi dette questa sensazione considerandomi
subito uno di loro. Curioso per natura, oltre a frugare negli archivi
mi detti alla scoperta di quanto mi circondava avvalendomi di chi,
originario del luogo, fosse in grado di fornirmi qualche tassello di
notizia per costruire un quadro ideale del territorio contenente il suo
spirito e l’identità. In questa mappa, oltre
all’immenso patrimonio culturale seminascosto nel folto dei
boschi e nella memoria dimenticata, avrebbero dovuto trovare posto le
tradizioni: vera anima di un popolo quasi del tutto scomparso. Ma le
campagne spopolate, i casolari sparsi in rovina o snaturati da
ristrutturazioni improprie, non riuscivano più a trasmettere il
messaggio del loro tempo e nemmeno le feste popolari ormai perdute. Il
progresso si è dimostrato impietoso in questo senso e la gente
emigrata verso altri lidi si è portata dietro quei valori veri
che tenevano unite le comunità. La “Festa in
Collina” è rimasta e si ripete ancora seppure con
obiettivi diversi da quelli del passato che consistevano anzitutto nel
festeggiare il Patrono, nel sottolineare il carattere e
l’identità del paese e nel dimostrare l’orgoglio di
appartenenza ad una comunità capace di proporsi più
intraprendente delle vicine. Adesso il collante maggiore è
rappresentato dallo sport ma si stanno facendo strada altre
realtà culturali che fanno ben sperare per il futuro vista la
partecipazione giovanile in atto. Naturalmente, per un vecchio quale io
sono, la vista delle teorie di macchine in sosta oltre Casa
Chiavistelli non ha il fascino dei miei tempi, ma rappresenta la
necessità del vivere attuale, mentre le grigliate, disposte un
po’ ovunque mi ricordano realtà meno sfavillanti ma piene
di calore fatte soprattutto del piacere di incontrarsi di nuovo, di
poter riprendere i discorsi interrotti, magari un anno prima. Che dire
poi dei favolosi banchi carichi di croccanti, di torrone, zucchero
filato, brigidini e degli ormai introvabili duri di menta, di
liquirizia e di pasticche d’orzo. Mi mancano queste cose: la
“Semaia” il suo cesto coi semi di zucca, le noccioline e i
lupini serviti nei coni di carta gialla arrotolati con
abilità… lì sul momento. Se poi, tra gli altri li
scopro ancora, e se d’improvviso arriva anche la Banda
proveniente da chissà dove, allora la “festa diviene
vera” poiché me ne riporta alla mente tante altre che non
riesco più a contare assieme ai volti di gente che non
c’è più. Ormai da qualche anno la nostra
Associazione cerca di essere presente in qualche modo per testimoniare
l’appoggio incondizionato agli sforzi ed alla costanza dei
promotori della Festa. Perpetuare una tradizione è cosa
meritoria poiché lascia intendere la volontà di non
staccarsi dalle proprie radici, di tramandarne i valori e soprattutto
di tenere costantemente vivo lo spirito della comunità
d’appartenenza. Per me la Festa in Collina rappresenta tutto
questo. Non so se sarò nel giusto, però ne sono convinto. |
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