| MURLOCULTURA Speciale Festa in Collina 2006 |
||
|---|---|---|
![]() |
Antiche cronache di "campagna"
La Madona di Val di Mersa a Casciano di Vescovado di Giorgio Botarelli |
|
![]() Dopo
aver girovagato per numerose chiese del senese, nel 1784 la
“Madonna di Val di Mersa”, per ordine del governo
granducale, rientrò nella pieve di San
Lorenzo a Merse per rimanervi fino ad oggi.
Casciano di Vescovado, a dì 2 luglio 1765 L’anno 1765, il 2 di luglio - ricorrenza della Visitazione di Maria Vergine - in una sala della casa plebana annessa alla pieve dei Santi Giusto e Clemente di Casciano nel Vescovado, si trovano solennemente riuniti in capitolo i fratelli della Venerabile Congregazione sotto il titolo della Visitazione di Maria Santissima, compagnia temporaneamente eretta presso quella pieve da circa un anno. Scopo dell’adunanza del capitolo, oltre la celebrazione della festa titolare, è la scelta, tramite votazione, della chiesa nella quale di lì a poco dovrà essere trasferita la Miracolosa Immagine che per un anno è stata esposta e venerata in quella pieve. Storia e leggenda La Miracolosa Immagine a cui si fa riferimento è un gruppo scultoreo ligneo rappresentante la Visitazione di Maria Vergine a Santa Elisabetta, con San Lorenzo, opera nota anticamente come “La Madonna di Val di Mersa” o “La Madonna della Fraternita”. Appartenente alla pieve di San Lorenzo a Merse, sede della Fraternita della Visitazione di Maria Santissima fin dal XIV secolo, la scultura ritrae la Vergine Maria incoronata e Santa Elisabetta in atto di abbracciarsi, secondo la consueta iconografia di quell’evento, mentre ai piedi delle due figure, ritte sopra un piedistallo, sta San Lorenzo, genuflesso e rivolto verso di esse, che tiene fra le mani la palma simbolo del martirio e la grata di ferro suo classico attributo. La storia di questa immagine è in parte legata alla leggenda: tradizione vuole che tre pastori, uno di Tocchi, uno di Iesa ed un altro di San Lorenzo, rinvenissero nei boschi di quelle zone, uno stendardo raffigurante la Visitazione di Maria Vergine. Dopo essersi conteso l’oggetto, con la pretesa da parte di ognuno di loro di accaparrarselo, arrivano ad un accordo, decidendo di tenerlo a turno un anno ciascuno nei rispettivi villaggi. In seguito, i continui trasferimenti a cui era sottoposto lo stendardo e che, fra l’altro, per l’acquisita fama di immagine miracolosa, si erano estesi a numerose altre chiese, anche lontane, ne avevano causato un progressivo logoramento. Nel 1716 quel sacro simulacro si trovava esposto nella chiesa dei Santi Fabiano e Sebastiano a Serravalle, vicino Buonconvento; correttore della omonima compagnia laicale con sede in quella chiesa, era un sacerdote della famiglia Montini, fratello di tale Pietro, intagliatore senese. A quel sacerdote venne l’idea di rimpiazzare lo stendardo ormai rovinato con una più solida scultura in legno esprimente il religioso evento. Lo stesso anno alcuni abitanti di San Lorenzo, a proprie spese, fecero intagliare al Montini la sopraddetta opera, con Maria Vergine, Santa Elisabetta ed in più San Lorenzo perché protettore del borgo. Anche questa, come era successo per lo stendardo, prese a migrare di anno in anno da un posto all’altro. Presso la chiesa in cui la sacra immagine veniva esposta alla venerazione dei fedeli, era provvisoriamente eretta la compagnia della Visitazione ed il rettore della chiesa ne diveniva per un anno il priore. La compagnia, composta per la maggior parte da persone e sacerdoti del luogo e dintorni, assumeva l’onere di accudire il simulacro, di celebrare le varie funzioni previste dai capitoli e di raccogliere elemosine e donazioni per il conferimento di doti o doni a fanciulle povere. Dall’agosto 1763 al luglio 1764, quella Miracolosa Immagine era rimasta esposta nella pieve di San Lorenzo a Merse: il 2 luglio 1764 viene prescelta come sua nuova destinazione per un anno, la pieve dei Santi Giusto e Clemente di Casciano nel Vescovado e alla fine del mese si procede alla nomina delle nuove cariche della confraternita che avrà sede in Casciano per quel periodo. San Lorenzo a Merse, a dì 30 luglio 1764. I nuovi uffizziali della confraternita eletti in questo giorno sono: priore il pievano di Casciano Francesco Anastasi; primo consigliere Giovan Battista Sensi pievano di San Lorenzo; secondo consigliere Carlo Niccoli pievano di S.Fortunato a Murlo; camarlengo il signor Francesco Grazzi di Casciano e suoi revisori Giuseppe Maria Quinza pievano di Corsano e Giuseppe Pinchiurli pievano di Rosia; cancelliere Antonio Poggi curato di Frontignano; revisori dell’inventario Domenico Neri pievano di Montepescini e Giuseppe Bellugi curato di Montepertuso. Francesco Rosi curato del Santo ed il curato di Vallerano rivestono la carica di infermieri. E poiché era consuetudine, dopo le nomine, estrarre a sorte le fanciulle alle quali elargire, in occasione della traslazione della sacra immagine, l’elemosina dotale o altri doni, una gamurra (una veste) per ciascuna viene assegnata ad Anna Maria Ridolfi di Casal di Pari e ad Anastasia Bimbi di Recenza; delle maniche (pezzature di stoffa) vanno a Eufrasia Frabassi di Iesa e Maria Domenica Casini di Sovicille; una dote di 40 lire tocca a Rosa Solleciti di Frontignano, mentre altre sei doti di 35 lire ognuna vanno a Maria Rosa Giusti di Monteroni d’Arbia, Caterina Gigliuoli di Orgia, Caterina Campanelli, Laurenzia Formiconi, Lucrezia Petrini di San Lorenzo e Cecilia Pacini di Casciano. Avvenuta l’estrazione, il popolo concorso alla cerimonia viene avvisato che la traslazione della sacra immagine da San Lorenzo a Casciano avverrà il dì 26 agosto, restando fissato il luogo per i discorsi e la consegna della medesima nei sodi sopra gli casaloni di Macereto. Le fanciulle estratte a sorte dovranno intervenire in quel giorno portando con sè l’attestato di battesimo e quant’altro prescritto dai capitoli, per ottenere le doti e i doni assegnati. Celebrata quindi una solenne messa e ricoperto il simulacro di Maria, si recano tutti alla refezzione stata fatta fare da quattro pie persone. A dì 26 agosto 1764: traslazione della sacra immagine a Casciano. I fratelli della compagnia di Casciano, giunti di buonissima ora in San Lorenzo a Merse per presiedere al trasporto della sacra immagine, partecipano, assieme ai fratelli del luogo, alla messa celebrata al levar del sole, dal pievano di san Lorenzo, Giovan Battista Sensi. Terminata la cerimonia, viene estratta dalla chiesa e sistemata sulla macchina (una specie di portantina con tabernacolo) la sacra immagine, quindi, ordinate le due compagnie e con l’assistenza del pievano Sensi e del sacerdote di Casal di Pari, Giovan Battista Franceschini, si incamminano tutti per la strada che conduce al Doccio. Intorno alle sette della mattina, la processione giunge in un prato sopra quel luogo, dove gli si fanno incontro, cantando lodi alla Madonna, il pievano di Casciano e nuovo priore della compagnia, Francesco Anastasi, il curato di Frontignano con cotta, le fanciulle estratte a sorte, uniformi nel abito e altre sei fanciulle assai piccole vestite tutte di bianco. Collocata la macchina sopra un palco provvisoriamente eretto, si procede ai discorsi di rito: il discorso di lutto (intendendosi come tale il rammarico della comunità che vede partire l’immagine) da parte di una spiritosa fanciulla, nipote del pievano Sensi, e il discorso di giubbilo da parte di una fanciulla di Casciano. Consegnato lo stendardo della confraternita alle fanciulle di Casciano, la processione si avvia verso il paese dove giunge intorno alle dieci. L’immagine viene sistemata sull’altare maggiore della pieve dei Santi Giusto e Clemente a porte chiuse; quindi, aperta la chiesa al popolo, si celebrano più messe e nel corso dell’ultima, cantata dal reverendo Franceschini, vengono consegnati i decreti alle fanciulle che erano state estratte a sorte. Resa nota la data del primo uffizio, la messa si conclude: doppo la quale fu fatto il pranzo. Casciano, a dì 30 agosto 1764: primo uffizio della confraternita. In questo giorno viene celebrato il primo uffizio della confraternita, consistente in solenni esequie in suffragio dei fratelli e sorelle defunti ed una messa cantata in onore di Maria Santissima a cui partecipano, oltre al celebrante, ben quindici sacerdoti, due dei quali parati, gl’altri con cotta. Dopo la solenne funzione, cantate alcune laudi dalle fanciulle del Castello si andò alla refezione cortesemente imbandita dai benefattori. Gli uffizi della confraternita si susseguono uno al mese con il medesimo rituale, con l’intervento sempre di numerosi sacerdoti e sempre seguiti da refezioni preparate ed offerte da pie persone del posto, fino al 2 luglio dell’anno dopo, quando i fratelli della compagnia si trovano tutti riuniti per celebrare la festa titolare della Visitazione di Maria e per decidere in quale chiesa dovrà essere nuovamente trasferita ed esposta la sacra immagine. Casciano, a dì 2 luglio 1765: elezione della nuova chiesa. Adunatisi i capitolari in una sala plebana e intonato dal priore Francesco Anastasi il Veni Creator Spiritus, l’attuario Antonio Pavolini rivolgendosi all’assemblea dei confratelli, avverte delle gravissime pene, compresa la scomunica da parte dell’arcivescovo, riservate a coloro che ardissero vendere il proprio voto, che partecipassero alla votazione pur non essendo iscritti alla congregazione o che addirittura votassero due volte. Il priore sceglie quindi per la raccolta dei voti il pievano di Rosia Giuseppe Pinchiurli ed il priore d’Ancaiano Michelangelo Pepi. Il numero dei presenti votanti è di ottantasette. Sono in ballottaggio tre chiese: quella dei Santi Apostoli Pietro e Paolo a Buonconvento, proposta dal priore Francesco Anastasi; la chiesa di San Giovanni a Collanza, proposta dal pievano di San Lorenzo a Merse Giovan Battista Sensi, primo consigliere; la chiesa di San Paolo a Presciano, proposta dal pievano di Murlo Carlo Niccoli, secondo consigliere. Effettuata la votazione con il consueto metodo dei lupini bianchi e neri, e scrutinati i voti, risulta prescelta la chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo a Buonconvento, con ottantuno bianchi e sei neri, contro i dodici bianchi di San Giovanni a Collanza e i dieci di San Paolo a Presciano. La cerimonia si chiude intonando il Te Deum per ringraziamento ed il capitolo viene sciolto coll’invito a partecipare alla seguente messa solenne. Finita la messa e fissato l’ultimo uffizio, quello generale, per il 30 luglio corrente, dopo le laudi graziosamente cantate dalle solite devote fanciulle di questo popolo di Casciano, si recano tutti alla refezzione apparecchiata a spese di alcuni signori curati e tre fratelli secolari. Casciano, a dì 30 luglio 1765. Prima dell’uffizio generale, la confraternita provvede alla nomina della nuova sedia in Buoncovento che resterà in carica per un anno. Alla presenza di quaranta fratelli, nella stessa sala della casa plebana, il priore di Casciano Anastasi elegge nuovo priore della confraternita a Buonconvento, il reverendo Bernardino Salvucci della pieve dei Santi Apostoli Pietro e Paolo; l’Anastasi diventa suo primo consigliere e nomina secondo consigliere il proposto di Percenna Francesco Antonio Batignani. Vengono poi nominati dall’assemblea il nuovo camarlingo, signor Girolamo Giannelli di Buonconvento e di seguito tutte le altre cariche. Licenziato il capitolo e celebrato in chiesa l’uffizio generale nel solito modo, il nuovo priore Salvucci procede, come sempre in quella occasione, all’estrazione delle doti e dei doni: una dote di 40 lire va a Giulia Bianchi di Corsano; otto doti di 35 lire ognuna vanno a Maria Angiola Marcelli di Casal di Pari, Anastasia Bimbi di Recenza, Maria Domenica Cipriani di Vallerano, Barbara Gabbricci di Montepescini, Lisabetta Petreni di San Lorenzo a Merse, Maria Anna Palazzi di Santo nuovo, Angiola Fusi di Sovignano, Margarita Ceciarini di Bibbiano; una gamurra va a Rosa Gallerini di Sovignano e a Niccola Cannoni di Piana; delle maniche vanno a Margarita Giannetti di Uopini e a Maria Lippi di Corsano. Casciano, a dì 18 agosto 1765. Altre doti e premi vengono assegnati in questo giorno: delle maniche a Maria Corsi di San Martino a Quarto e a Caterina Mazzoni di Santa Margherita; doti di 35 lire a Rosa Frati di Sovicille, Rosa Fantani di Radi e Teresa Neri di Montepescini; altre doti (di importo non specificato) vanno a Caterina Bravi di Piana, Cecilia Matteini di Casciano e Passitea Guerrini di Frontignano. Finita l’estrazione si rende nota la data fissata per la traslazione della sacra immagine, il 25 agosto prossimo, ed il luogo per la consegna della stessa, l’Antica di Vescovado. Dovranno presenziare le fanciulle estratte a sorte. Doppo la Messa solenne si fecero l’esequie, terminate le quali, con laudi, ed inno solito cantarsi, si ricuprì il Sacro Simulacro di Maria sempre Vergine e nostra Avvocata, e si andò alla refezzione preparata da più pie persone. A dì 25 agosto 1765: traslazione della sacra immagine a Buonconvento. Alle ore sette all’uso italiano da mattina
(fra le tre e le quattro di mattina) viene aperta la pieve di Casciano
alle compagnie di San Pietro e San Sebastiano di Buonconvento e, calato
dall’altar maggiore il Sacro Tabernacolo, in buon ordine con l’assistenza di due sacerdoti e numeroso popolo incomincia il viaggio. Raggiunta l’Antica il tabernacolo viene collocato in un palco apposito eretto davanti alla chiesa della Natività di Maria e quindi celebrata la messa.
Alla
fine, postasi avanti il Sacro Simulacro di Maria, una fanciulla di
Casciano recitò un breve discorso in onore di Essa Vergine tutto
ripieno di amarezza per la partenza e allontanamento della medesima,
movendo sulle pupille delle sue compagne e degl’altri le lagrime; di
poi altra fanciulletta del popolo di Buonconvento, accompagnata da
altro numero di fanciullette tutte uniformi vagamente rivestite, con
vivezza di spirito, festosa e brillante, recitò altro discorso
di umiliazioni e lodi venerabili verso Maria Santissima, convocando
tutte l’altre sue fide compagne a rallegrarsi seco per
l’ottenuta e ritrovata Gemma Celeste.La processione riprende il cammino verso Ponte d’Arbia per poi giungere alla pieve dei Santi Apostoli Pietro e Paolo a Buonconvento, dove la sacra immagine resterà esposta due anni di seguito, fino all’agosto 1767. P.S. Dopo aver girovagato per numerose altre chiese del senese, la “Madonna di Val di Mersa” fu prescelta per partecipare alla processione della Domenica in Albis del 1784 a Siena: svoltasi il 25 aprile, essendo stata rimandata di una settimana a causa della pioggia, fu l’ultima uscita di quella immagine. Per ordine del governo granducale si pose fine alle sue peregrinazioni ed il 13 maggio di quell’anno da Siena rientrò nella pieve di San Lorenzo a Merse per rimanervi fino ad oggi. Attualmente l’opera lignea versa in un precario stato di conservazione, come ci riferisce il parroco di Iesa, don Dino Fabiani, sotto la cui cura rientra quella pieve. L’opera necessiterebbe di un urgente (e costoso) lavoro di restauro, improrogabile, perchè non vada in briciole un’altra testimonianza di fede e di passate usanze popolari. Bibliografia Cronaca e notizie sono tratte da: Archivio Arcivescovile di Siena (AAS) n. 4013, Libro delle deliberazioni della Fraternita della SS:ma Vergine Maria di Val di Merza, 1756; AAS Cause Civili 5060 n.74, Confraternitas anni 1765; AAS Cause Civili 5093 n.165, Domenica in Albis 1784; Memorie storiche delle parrocchie suburbane della diocesi di Siena di G.Merlotti a cura di don Mino Marchetti, Siena 1995, p. 229. |
||
| Torna su | ||