MURLOCULTURA Speciale Festa in Collina 2006
Associazione Culturale di Murlo
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Le cose hanno un’anima? Chissà. Antonella prova a dare la sua risposta.

Un Borgo ricorda

di Antonella Guidi
Un antico borgo ormai disabitato ed in rovina ricorda con nostalgia a se stesso quando ancora era popolato e non c’era stato lo spopolamento delle campagne e si racconta così:

Ora che gli ingranaggi delle macchine costruite dall’uomo si muovono malgrado la sua volontà, io rimango qui, in cima alla mia collina, a vegliare i miei cari boschi popolati di voci, di fate e di elfi, perché la loro magia non scompaia.
Qui ripenso… con nostalgia a quando vita umana mi occupava rendendomi vivo, con il lavoro dei campi ed ancora… sento nuovamente, lo scalpiccio degli zoccoli del mulo del Sor Renato che tanta cura aveva del suo bosco e con la sua legna parecchi inverni ha scaldato la sua amata Isolina e tanti altri amici ne hanno goduto… che grande cuore aveva! Adesso si trova nel piccolo cimitero in fondo al paese. Si dai …! Quello accanto alla chiesina… Riposa dopo una vita di lavoro!
E al calar del sole sentivo qualcuno che fischiettava... era Eugenio, che tornava con i buoi dal campo dopo una giornata di duro lavoro a dissodare la terra e che nonostante quelle mani callose come il suo volto, aveva l’animo del musicista. Avrebbe voluto tanto saper suonare il violino, ma purtroppo, chi abitava in queste colline era destinato a divenir contadino o boscaiolo…, era gente povera ma onesta!
E d’inverno quando era tanto freddo e la neve scendeva, vedevi i comignoli fumare e i bambini aiutare le massaie a portare la legna in casa.
Che nostalgia i loro giochi le grida i pianti le litigate che la povertà mandava loro, però nonostante tutto erano felici! E la meraviglia che la primavera portava! L’allegria, delle sere di domenica quando dai borghi vicini, venivano i contadini con la fisarmonica… e tutti ballavano nella piazzetta; i giovani pretendenti venivano a trovar le signorine, i bambini si rincorrevano e i vecchi discorrevano dell’annata e del raccolto, che frenesia c’era nell’aria! Tutto era presagio che l’estate stava arrivando, con il profumo dei lecci e il tepore dell’aria facevano vegliare i miei abitanti fino a tardi perché il caldo non li faceva dormire e tutti raccontavano storie, leggende, pettegolezzi e fatti del giorno, seduti sul pianerottolo dell’uscio, qualcuno portava la sedia, altri si sedevano sui sassi. Eh si…! Una volta quello era il giornale ed a volte anche una scuola. E tutte le domeniche il vecchio parroco sistemava la chiesina e la campana suonava festosa e dagli altri paesi tutti venivano a messa, alcuni per rendere un saluto a nostro Signore, altri per paura di non andare in paradiso ed altri ancora per vedere se il tale o il talaltro c’erano; con quanto amore mi hanno custodito… nel frattempo rimarrò qui in attesa che qualcuno si ricordi di me compagno di vita, di me antico borgo.

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