QUADERNO TRIMESTRALE DELL'ASSOCIAZIONE CULTURALE DI MURLO
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Tutela del teritorio e concetto di "reciprocità"

di Luciano Scali
 

Tutela del territorio e sviluppo sostenibile sono riferimenti ricorrenti in ogni discorso specie con l'approssimarsi di tornate elettorali.
Si tratta di argomenti importanti e di grande attualità poiché rappresentano il massimo delle buone intenzioni di ogni amministratore o tecnico in carriera. Ognuno di essi li userà per illustrare ai concittadini la bontà del proprio piano di sviluppo con l'assicurazione di soddisfare le giuste aspettative della comunità e scongiurare il rischio di arrecare danni irreversibili al territorio. Al bagaglio delle buone intenzioni appartengono anche altre emergenze, quali: le prospettive di lavoro, i servizi e le previsioni per un miglioramento della qualità di vita. Spesso si dimentica che ognuna di queste aspettative è direttamente collegata alle risorse di cui il territorio dispone e, buona parte di esse, alla politica di corretto sviluppo che non danneggi le sue peculiari caratteristiche. Per raggiungere un simile obiettivo occorre avere piena conoscenza del bene da tutelare in modo da porlo a riparo da qualsiasi offesa e, soprattutto, dai tentativi di speculazione. Se la conoscenza del territorio è davvero completa e profonda, sarà possibile stabilire la priorità degli interventi e valutare il loro effetto sull'ambiente in maniera responsabile. La fretta è cattiva consigliera specie quando si tratta di problemi rinviati nel tempo e divenuti emergenza, e si debbano anche presentare i resoconti delle cose fatte o avviate. Decisioni prese senza attendere ad adeguati studi e verifiche arrecano sempre danni impossibili da correggere. Questo in generale. Per quanto riguarda poi le scelte mirate delle aree ove lo sviluppo abbia luogo, sia questi edilizio, industriale o commerciale, oltre a rispettare le direttive del piano di fabbricazione (quando operante) si deve avere sempre presente il bene primario di Murlo: l
a tutela della sua diversità.
n assenza del piano, occorrerà muoversi con maggiore prudenza per evitare il rischio di realizzare opere in contrasto con le sue linee progettuali, costringendolo a forzature e correzioni; oppure a lasciare in eredità alle Amministrazioni future l'onere di rimediare situazioni compromesse e non condivise.
Ignorare principi propugnati da sempre, equivale a mettere in pericolo l'equilibrio del territorio, divenuto estremamente fragile proprio a causa della preoccupazione di crescere rapidamente.

 

In passato le mutazioni erano "fisiologiche" avvenivano per necessità di sopravvivenza, oggi avvengono in prevalenza per speculazione e profitto. Da qui il bisogno di riscoprire il senso del bene comune tutelandolo attraverso l'opera di professionisti competenti abituati a lavorare sul territorio con le sue tradizioni e non soltanto sulle carte. L'esempio di Vescovado è sotto gli occhi di tutti: la decisione di unire a suo tempo le due borgate, Andica e Tinoni ricorrendo agl'infelici inserimenti della sede comunale e dell'ex consorzio, generò un villaggio senza alcuna identità e quella che doveva essere la via di circonvallazione per trasferire il traffico all'esterno, è divenuta invece parte integrante dell'abitato. Se in un prossimo futuro si presenterà la necessità di riqualificarla per fronteggiare il traffico in aumento, non sarà facile ipotizzare una soluzione soddisfacente. Altra regola, quasi sempre ignorata, esorta l'urbanista a adoperarsi affinché le opere previste si inseriscano perfettamente nel paesaggio senza costituirne un elemento di disturbo. Il nuovo soggetto non deve "necessariamente emergere" per distinguersi in un ambiente caratterizzatosi nei secoli, ma divenirne parte. Esistono teorie divergenti in tal senso ma, di solito rappresentano la via di fuga per chi ha difficoltà ad inserirsi in una realtà consolidata. "Il concetto di reciprocità" al quale mi riferisco, conferisce il ruolo di attore ad ogni componente il paesaggio e non un ruolo differenziato fra le varie parti. Se, per fare un esempio, consideriamo il Castello di Murlo come attore perché bello a vedersi da ogni lato, non possiamo permettere al circondario di far solo da spettatore presentandosi vestito da cialtrone. Quello che in teatro è possibile e non disturba l'attore data l'oscurità della sala, non lo è per Murlo, perché chiunque di lassù può vedere attorno e rimanerne contrariato! Tutto qui. Piuttosto elementare, non è vero?
Ma quanti "addetti ai lavori" si preoccupano di rispolverare simili principii e, riconosciutoli, di volerli poi applicare?

 

 

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