Murlo Cultura n. 1 - 2004


di Luciano Scali

L'anno 2004 sembra essersi aperto sotto i migliori auspici per quanto concerne l'attività culturale nel nostro comune. Tre importanti mostre d'arte si sono succedute nella sala polifunzionale della Palazzina con la partecipazione di affermati artisti provenienti da varie parti d'Europa secondo un programma d'interscambio patrocinato dall'Amministrazione Comunale. Alle buone intenzioni degli organizzatori, non è seguita purtroppo, una partecipazione di pubblico adeguata all'importanza degli eventi a partire dalle inaugurazioni avvenute con meno di dieci persone. Interrogarsi sulle cause del fenomeno ricorrente sarà cosa saggia, specie per le mostre future. Una esposizione ha successo se visitata dal maggior numero possibile di persone le quali, possono esternare le proprie impressioni, sugli appositi registri predisposti direttamente dall'espositore. La rilettura delle "impressioni a caldo" consentirà all'artista di rendersi conto dell'effetto esercitato dalle proprie opere sul pubblico, e in quale misura. In mancanza di tale riscontro, la mostra non avrà senso, solo quello effimero di aggiungere una riga all'elenco delle esposizioni effettuate. La mostra, per un artista, rappresenta la conclusione di una fase emozionale lungamente sofferta, che si condensa proprio nelle opere con le quali si sottopone al giudizio del pubblico. In cambio egli chiede una critica, qualunque essa sia. Se ciò non avviene per disinteresse del pubblico, per carenze organizzative o per poca visibilità del luogo ove le opere sono collocate, l'artista ha lavorato per nulla; la citazione sul suo curriculum servirà solo a rammentargli una mostra che era meglio non fare. Le esposizioni alle quali mi riferisco, erano interessanti, purtroppo non hanno avuta l'attenzione che meritavano. Peccato!

Cosa accade se, quando meno te l'aspetti, vieni a trovarti di fronte ad un evento straordinario capace di riempirti la testa di domande? Cercherai di darti una risposta ma, non trovandola inizierai a riflettere. Nella febbrile attività edificatrice in atto a Casciano, fanno spicco le costruzioni che sovrastano la nuova Scuola Materna, quasi volessero soffocarla. Evidenziate dall'insolito colore usato per tinteggiarle, risultano visibili da grande distanza dando l'impressione d'aver voluto attrarre l'attenzione proprio su quel punto preciso per chissà quale motivo. Non esistevano colori più idonei oppure, senza formalizzarsi troppo, si è voluto approfittare di un conveniente stock di materiale in liquidazione? Chi lo sa. Resta difficile immaginare un professionista che, al momento in cui presenta gli elaborati progettuali per la loro approvazione, manifesti l'intenzione di usare un colore del genere per la tinteggiatura finale. Se lo avesse fatto resterebbe più incomprensibile il criterio della Commissione esaminatrice nel ritenerlo idoneo. Speriamo che qualcuno con i titoli per porvi rimedio se ne sia accorto. Gli abitanti del comune non sono ciechi, hanno idee proprie anche se la filosofia del quieto vivere li porta spesso a indulgere verso chi realizza "simili capolavori", accettando talvolta qualche stravaganza spacciata per novità, ma non è detto che sia disposta a sorbirsi tutto tacendo sempre, specie quando si oltrepassa veramente il segno.

Con l'arrivo della primavera ed il supporto del servizio comparso sulla prestigiosa rivista "Bella Italia", sono iniziate le visite di Murlo da parte di turisti italiani e stranieri. I commenti favorevoli per il nostro borgo si sprecano e così pure quelli per il rinnovato Museo. Fra le note di consenso se ne insinua una di riprovazione: quella relativa alla chiesa di S. Fortunato, inagibile da anni anche se nei testi e nei vari annunci turistici, continua ad essere qualificata "Cattedrale". In passato, a chi ne chiedeva spiegazione, l'abitante dava con orgoglio la risposta riconoscendo alla chiesa l'antico prestigio per avervi, in vari secoli, officiato il Vescovo della Diocesi di Siena; oggi non più. L'appellativo "Cattedrale" suona sarcastico e sa di presa in giro, dal momento che da quasi tre anni si trova chiusa "per lavori" e da più di un anno gli unici che vi si sono succeduti sono stati quelli di portar via le attrezzature occorse per rifare il tetto. Si dice che per ultimarli basterebbe effettuare la sabbiatura del sottotetto e che la Fondazione del Monte dei Paschi abbia anche stanziata la somma occorrente a finanziarla. Oggi a Murlo sono rimaste soltanto diciannove persone, illusi custodi di tradizioni che ormai non interessano più a nessuno, tranne al momento in cui, per rifarsi un po' di facciata o per ragioni di cassa, si organizzano manifestazioni varie che in pratica non portano da nessuna parte. La Pasqua è alle porte, per il terzo anno consecutivo la "Cattedrale" resterà chiusa ed i fedeli cercheranno altrove quel punto d'incontro che la loro chiesa nega. In compenso il degrado avanza. La Canonica è ormai un potenziale asilo per uccelli con le sue finestre semiaperte e le ante che sbattono ad ogni refolo di vento. Anche alla sottostante tinaia è assicurato il libero accesso , vista l'inesistenza dell'infisso alla finestra mentre il piazzale della chiesa è divenuto ormai parcheggio consolidato. Cosa dire? A chi attribuire la relativa responsabilità? Al Comune, alla Chiesa… oppure a tutti noi? Il pericolo di vedere "la Cattedrale" fare la fine di S. Donato a Vallerano, S.Gerolamo a Pompana, S. Maria a Resi o delle chiese di Lupompesi e dell'Andica, diviene ogni giorno di più attuale. Senza dimenticare la Pieve a Carli, altra storia infinita relegata oggi a semplice traccia nei ricordi del Vescovado grazie all'impegno di pochi "alloctoni": N. Mengozzi, Giuseppe Merlotti e Mario Filippone.

 

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