Murlo Cultura n. 1 - 2004

"Canapone" alla Befa

di Gino Civitelli

Il piccolo borgo della Befa nel Comune di Murlo, è stato spesso associato a luogo sperduto fra i boschi, il cui nome, ancora oggi indecifrabile, evoca luoghi selvaggi e impervi, un posto insomma più da cinghiali che da uomini. Eppure la Befa ha una lunga storia, basterebbe pensare che a poche centinaia di metri in linea d'aria, oltre l'Ombrone, c'è la grande officina litica di Vadossi ancor oggi ricca di selci e di reperti del neolitico e successivamente, durante il periodo degli etruschi a Poggio Civitate, sarà stata senz'altro il porto da cui partivano le navi a fondo piatto che attraverso l'Ombrone commerciavano con gli altri centri del Tirreno superiore. Ma quando la famiglia principesca decise, per cause ancora in gran parte oscure, di abbandonare Pian del Tesoro, dove saranno andati i pastori e i contadini che facevano parte di quell'insediamento? La Befa, per la sua vicinanza a corsi d'acqua sicuri e ad un grande fiume godeva senz'altro di una posizione privilegiata per insediamenti minori, ma poco si sa del periodo che va dal V secolo a.C. al I secolo a.C. quando viene eseguita una delle più belle ville romane della zona, i cui resti purtroppo attraversati dalla ferrovia Siena, Buonconvento, Monte Antico sono stati portati alla luce dal Dobbins negli anni 1976/ 80.
Gli scavi non danno oggi l'idea dell'estensione di quella che era una vera e propria fattoria con un impianto termale che sfruttando il calore dei forni di cottura riscaldava una grande vasca rivestita di marmo e gli altri ambienti pavimentati in cotto che adesso sono alquanto degradati e soggetti a vandalismi di ogni sorta.
Ormai i trattori sono arrivati a lambire questi ambienti dopo aver distrutto interi tratti in muratura disperdendo i materiali, rendendo così alquanto difficile la lettura del sito. E i reperti ritrovati durante lo scavo che fine hanno fatto? Quale documentazione esiste? Chi li custodisce? Perché non sono stati mai esposti, nemmeno temporaneamente nel locale Antiquarium?

 

Domande che da anni aspettano una risposta che non arriva e, forse non arriverà mai se non crescerà una nuova sensibilizzazione per la storia "minore" dei nostri luoghi e la consapevolezza che questi reperti ne sono una piccola ma importante parte.
Facendo delle riflessioni a voce alta con uno studioso che avevo accompagnato in quel luogo, ci chiedevamo chi fossero stati più "barbari": i Visigoti di Alarico che la devastarono nel 410 d. C. o quelli di oggi che ne permettono il saccheggio.
Ma tornando alla Befa e saltando il lungo periodo medievale in cui è stata luogo di detenzione e di confino del Vescovado, è interessante ricordare che due secoli fa il piccolo borgo ebbe la visita di un illustre personaggio che la ricordò nelle sue memorie. Si trattava del Granduca Leopoldo di Toscana, il famoso "Canapone", il quale, esplorando quelle zone per aprire una nuova strada da Buonconvento alla Grossetana, annotava sul suo taccuino:
"Manetti nulla truovò che fosse da confortare alla scelta; da Palazzo Massaini, la mattina del 7 dicembre (1832) osservai nella cresta opposta de' monti, guardando alla destra di Montalcino, un incavo: quello doveva essere il passo dell'Ombrone che lambe le radici del monte di Montalcino da tramontana. Si decise Manetti e io di tentarlo. A Torrenieri la maggior parte della comitiva seguitò per Grosseto; Manetti e io si passò per il piano di Buonconvento fino alla Befa, povera raccolta di case: fin qui il paese era coltivato, lì si apriva davanti una forra. Giunti alla sponda di Ombrone vidi stringersi il fiume, accelerar il suo corso, una discesa ripida, lo guadai sopra di essa."

 

 

(Il Governo di famiglia in Toscana - LE MEMORIE DEL GRANDUCA LEOPOLDO II di Lorena - 1824/1859, a cura di F. Pesendorfer, Sansoni Editore 1987 - pag. 209)

 

 

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