Murlo Cultura n. 1 - 2004



Il Villaggio delle Miniere
ovvero
La fine del Medio Evo a Murlo

Parte 1a - Dalle origini alla fine del Secolo XIX°

Capitolo IV°
Nuovi assetti Societari
La Compagnia Francese della Miniera di Pienza
e gli sforzi organizzativi per l'avvio delle attività
Nuovi assetti Societari
La Compagnia Francese della Miniera di Pienza e
gli sforzi organizzativi per l'avvio delle attività
L'inadeguata politica commerciale adottata e le cause che portarono
al fallimento della Compagnia Francese della Miniera di Pienza.

di Luciano Scali


(segue dal numero precedente)

L'immagine data dall'Ing. Bidou di se stesso alla luce dei risultati ottenuti, è quella del funzionario pignolo, con eccessive attenzioni verso dettagli di poco conto e carente nei riguardi di una visione globale sull'andamento di tutto il complesso affidato alla sua direzione. La situazione al Villaggio della Miniera dovette deteriorarsi rapidamente proprio quando sembravano coronati dal successo gli sforzi di tanti anni di lavoro e d'impegno finanziario. Probabilmente le risorse potenziali del sito minerario, e quanto dalle stesse si sarebbe potuto ottenere, avevano indotto a valutarle con eccessivo ottimismo e ad effettuare investimenti sproporzionati all'effettiva capacità di assorbimento del mercato.
Ne era conseguita una crisi di liquidità proprio nel momento in cui si richiedevano gli ultimi sforzi per avviare il complesso verso la sua piena attività.
Le avvisaglie preannuncianti tempi difficili c'erano state e forse qualcuno le aveva anche riconosciute ma, probabilmente non era riuscito a prendere le misure necessarie per fronteggiarle. Sta di fatto che il primo a farne le spese fu il Direttore Generale il quale, esautorato (o dimissionario) dal proprio incarico lo ritroviamo per breve tempo alla direzione della miniera cuprifera di Vallerano con mansioni molto più modeste rispetto a quelle di maggior prestigio della miniera di Murlo.
Fin dal 1878 la Ditta Twerembold, preoccupata dal prolungarsi dei lavori e, soprattutto dei mancati ricavi a causa di una produzione pressoché inesistente, aveva iniziato a prendere parte a fiere ed esposizioni con l'intento di far conoscere ai potenziali clienti la produzione del complesso industriale/minerario di Murlo. Col passare del tempo la situazione divenne talmente pesante da costringere il nuovo Direttore Generale a rivolgersi, nell'agosto del 1882, al Sindaco di Murlo, al Prefetto, al Presidente della Camera di Commercio ed al Deputato Mocenni affinché s'interessassero per risolvere la crisi del settore ligniti particolarmente grave nella Provincia di Siena (15).
Tutto questo a causa di due fattori determinanti: la concorrenza da parte dei carboni inglesi con la riduzione dei prezzi da 76 lire a 35 la tonnellata, e le tariffe troppo alte dei trasporti delle ligniti sulle reti ferroviarie italiane. La mancata vendita di tale prodotto avrebbe costretto entro tempi brevi, la Società concessionaria delle miniere di Murlo a licenziare buona parte delle proprie maestranze costringendole a cercarsi lavoro altrove, magari all'estero.
Il nuovo Direttore aggiungeva inoltre che, se il Governo avesse accordato un ribasso nelle tariffe di trasporto e preferito consumare combustibile nazionale sulle linee ferroviarie avrebbe evitato l'emigrazione di operai facendo rimanere in Italia almeno 50 milioni di lire, vale a dire la metà della spesa annualmente incontrata per l'acquisto di combustibile estero.
In altri termini, la Società delle miniere di Murlo avendo presa l'iniziativa di chiedere la riduzione delle tariffe sui trasporti in modo da permettere la vendita della lignite, ed il mantenimento dell'occupazione, avrebbe anche agito per il bene e nell'interesse della nazione divenendo così meritevole di appoggio da parte delle Autorità. La giunta comunale accolse con sollecitudine tale richiesta da parte della Direzione delle miniere e nel rimettere a quest'ultima, in data 6 settembre, una minuta di lettera da inviare in seguito alle Autorità, si professava seriamente preoccupata per i gravi danni derivati al paese di Murlo ed a quelli limitrofi con l'esecuzione dei paventati licenziamenti.
Il sostegno alla causa delle miniere da parte delle autorità, degli Enti e dei Sindaci venne ritenuto determinante dalla sua direzione la quale si attivò per redigere una lettera di solidarietà che avrebbe desiderato gli fosse pervenuta dai Comuni della Provincia ed in tal senso auspicava che proprio il Comune di Murlo facesse da tramite affinché ciò avvenisse.
La lettera diceva così:

"Avendo preinteso che la Direzione delle Miniere sarebbe nella determinazione di diminuire il personale delle Miniere ed anche del tutto licenziare gli operai, qualora non potesse ottenere dal Governo che le varie Amministrazioni ferroviarie adottassero per il proprio consumo il combustibile minerale Nazionale cioè la Lignite. Tale determinazione che getterebbe nella miseria molte famiglie sarebbe una vera sventura per queste contrade, e quindi sarebbe da scongiurarsi. Provare di rinnovare le pratiche e fare vive pressure presso il governo affinché l'Amministrazioni ferroviarie adottino il consumo del combustibile Nazionale, e così anche questa società possa trovare conveniente di tenere viva la lavorazione delle Miniere di Murlo che da vita a tanti operai."

Il tentativo auspicato dovette avere certamente luogo se in data 18 ottobre il Direttore delle miniere si affrettava a ringraziare il Sindaco delle Masse di Siena per la sua lettera di solidarietà pregandolo nel contempo, a volerne indirizzare copia anche al Prefetto il quale inoltrandola al Ministero le avrebbe conferito un'importanza maggiore e di conseguenza una più attenta considerazione. Gli interventi da parte dell'Amministrazione Comunale presso la Prefettura si intensificarono nei mesi di novembre e dicembre del 1882, tutti incentrati ad ottenere riduzioni tariffarie nei trasporti ferroviari e maggiori consumi di lignite da parte delle ferrovie dello Stato gestite dalle "Compagnie per la gestione delle Strade Ferrate Alta Italia e Romane."
Il 17 dicembre la Prefettura, dopo aver interpellato il Ministro dei Lavori Pubblici sulle richieste avanzate dalla Direzione delle miniere di Murlo, rispondeva che le prove ripetutamente eseguite per alimentare le locomotive con la lignite non avevano dato risultati soddisfacenti.
Il Ministero però, avuta assicurazione che la qualità del combustibile era sensibilmente migliorata aveva invitato le amministrazioni ferroviarie a provarla ancora (16).
A questo segno di disponibilità da parte ministeriale di voler agevolare le aziende in difficoltà faceva seguito una precisazione nella quale si confermava essere le predette amministrazioni autonome, vale a dire responsabili del buon andamento del servizio loro affidato e quindi libere, entro certi limiti, della scelta dei materiali occorrenti, specie quando, come nel caso di Murlo i giudizi tecnici in proposito non erano stati favorevoli. Per quanto concerneva poi la richiesta di ribasso delle tariffe per il trasporto della lignite, si faceva presente l'importo della tassa piuttosto conveniente per coloro i quali dovevano fruire del servizio ferroviario. Originariamente fissata da 5 a 3 centesimi per tonnellata/chilometro a seconda delle percorrenze, era stata unificata a 3 centesimi per tonnellata/chilometro a vagone completo per qualsiasi percorrenza e, per sovrappiù le ferrovie dell'Alta Italia avevano accordata un'ulteriore riduzione sotto forma di concessione particolare al Sig. Twerembold.
Il Ministero non vedeva come fosse possibile concedere ulteriori ribassi tenuto conto che la tariffa applicata era appena sufficente a compensare le spese di esercizio della ferrovia esecutrice dei trasporti ma ribadiva di essersi invece interessato affinché la predetta, verificasse la possibilità di un più esteso uso della lignite di Murlo.
Purtroppo, nel gennaio del 1883, malgrado l'interessamento diretto del Ministero presso l'Amministrazione delle Ferrovie Romane per un più esteso uso della lignite di Murlo, queste ultime facevano sapere che il combustibile, lungi da essere migliorato, si presentava ora di qualità talmente scadente da non potersi utilizzare senza danno per la regolarità dell'esercizio, aggiungendo "di poterne usare solo una minima parte mista al carbone nei tratti piani e nelle discese".
Qualora la lignite fosse risultata in seguito di qualità migliore di quella consegnata a quel momento l'Amministrazione delle Ferrovie Romane avrebbe potuto arrivare al termine della fornitura pattuita consumandone una decina di tonnellate al giorno nelle locomotive addette alla manovra presso le stazioni di Siena e Firenze ed in qualche altra macchina fissa dei rifornitori d'acqua (17).
In epoche successive ed in diverse occasioni l'Ing. Devonio, Ispettore Capo del Servizio Materiale e della Trazione di Firenze, confermava il proprio parere sull'uso della lignite di Murlo dicendo:

 

" di avere chiara prova che quella lignite non è adatta pel servizio dei treni perché lascia molti rosticci nelle griglie del forno e rende difficile la voluta pressione alle locomotive, tanto è vero, che per farla consumare occorre obbligare, o meglio minacciare di punizione i macchinisti perché la prendano." "Quando però si creda di stabilire il nuovo acquisto delle 5000 tonnellate, occorrerà necessariamente prescrivere ai Magazzini di non ricevere che le quantità necessarie al consumo giornaliero, per non agglomerarne troppa, poiché rimanendo essa lungamente esposta all'aria deperisce e si tritola facilmente. In questo caso continuerà a farla consumare dalle macchine di manovre, da quelle fisse e per quanto sarà possibile mista a carbone delle locomotive dei treni limitatamente però alle esigenze del servizio per le ragioni in principio citate."

Il giudizio rilasciato dal personale tecnico delle Ferrovie Romane sull'attitudine della lignite ad essere impiegata presso le locomotive, lasciava ben poco a sperare poiché faceva chiaramente capire di doversi più all'interessamento di qualche autorevole personaggio, piuttosto che dalle caratteristiche del combustibile stesso, anche quel poco uso che ne veniva fatto.
Nel settembre dello stesso anno l'Amministratore Delegato della Compagnia delle Miniere di Murlo e di Pienza scriveva ad una non meglio identificata Eccellenza ricordando di averla conosciuta in occasione della presentazione di una memoria relativa alle condizioni della miniera pregandola affinché si adoperasse a proteggere l'Industria Nazionale Carbonifera "ingiungendo alle Ferrovie dello Stato che ne facessero un maggior consumo". Aggiungeva anche di essere venuto a conoscenza, attraverso la Gazzetta Piemontese, come il Ministero dell'Agricoltura e Commercio promettesse un premio di diecimila lire a favore di chi, nel biennio 1883-84, avesse fatto la più grande esplorazione di lignite. Proseguiva rammaricandosi che la Società da lui amministrata, pur essendo in grado di produrre anche centomila tonnellate di lignite l'anno in virtù degli estesissimi banchi di carbone posseduti e di contare su una propria linea ferroviaria per potersi allacciarsi con le Ferrovie Romane, in dieci anni di attività non era mai riuscita ad ottenere un contratto per consistenti consumi di lignite da parte delle ferrovie stesse. Sottolineava poi il rifiuto delle Ferrovie Romane di onorare un contratto sottoscritto il mese precedente motivandolo con la presenza di zolfo nella lignite, cosa non rispondente a verità. Concludeva illustrando i vantaggi di natura economica derivati dall'adozione della lignite in luogo del carbone capaci di consentire un risparmio del 40% visto il costo di £.7,50 la tonnellata ed il rapporto di 2,5 a 1 nei confronti del litantrace.
Il comportamento dell'Amministratore impegnato in ogni direzione per cercare di piazzare un prodotto inadeguato alle esigenze del servizio ferroviario, la dice lunga sulle reali difficoltà economiche nelle quali la Compagnia delle Miniere Carbonifere di Murlo era venuta a trovarsi.
Nel frattempo l'ex Direttore Generale Ing. Bidou, si trovava ancora nei paraggi e precisamente presso la Miniera di rame di Vallerano da dove inviava un rapporto sul piano dei lavori al Distretto Minerario corredato di una piantina in scala 1/500 da lui redatta in data 31 dicembre 1883.
L'incarico conferitogli con la qualifica di Direttore dalla ditta concessionaria (probabilmente la "Miniere Riunite Savelli" di Siena) dovrebbe far riflettere sui motivi del suo esonero dalla Compagnia delle Miniere di Murlo avvenuto non certo per incapacità tecniche o professionali, bensì per divergenze con la Direzione sulla sua conduzione aziendale, oppure col rassegnare le dimissioni constatate le difficoltà economiche nelle quali la Compagnia versava.
Nel gennaio del 1884 la Prefettura, facendosi portavoce del Ministero dei Lavori Pubblici in tema di tariffe ferroviarie, rassicurava gl'interessati preannunciando l'imminente approvazione del disegno di legge presentato in Parlamento nel gennaio dell'anno precedente, con il quale sarebbe stato ammesso il cumulo chilometrico per trasporto merci effettuato passando per qualsivoglia percorso gestito dalle tre reti ferroviarie italiane. Tale legge avrebbe avuta applicazione al più presto, e le agevolazioni già accordate per la calce con la tariffa speciale anche trattandosi di merce caricata alla rinfusa, ne erano un promettente anticipo.
Da non dimenticare, inoltre che il cemento spedito in grande partita godeva di una tariffa assai conveniente di 4 o 3 centesimi per tonnellata/km a seconda della distanza percorsa. Probabilmente alla Compagnia Francese delle Miniere di Murlo e Pienza le tariffe ribadite più volte dal Ministero dei Lavori Pubblici non apparvero abbastanza sufficienti da consentirle di uscire dalle difficoltà economiche nelle quali si era venuta a trovare. E' anche però comprensibile come si potesse discutere sulla differenza di un solo centesimo per tonnellata/km visto che questi, per un trasporto da Murlo a Roma avrebbe gravato sul costo del prodotto per oltre 2 lire la tonnellata. Il Regio Governo intanto, al fine d'incoraggiare gli investimenti e sostenere le aziende già impiantate, aveva promosso una campagna d'informazione affidata alle locali Camere di Commercio per vagliare gli effettivi fabbisogni delle imprese e, se necessario, di aiutarle. Da quanto risulta la Compagnia delle miniere venne informata in tal senso ma non se ne conoscono i risultati; di certo si sa solo della partecipazione della "Ditta Twerembold e Compagnia delle Miniere di Murlo e di Pienza per ligniti e calci", all'Esposizione Nazionale di Torino del 1884 e di essere stata premiata con "Medaglia Grande di Bronzo". Malgrado tutti i tentativi fatti per salvare l'attività, la Compagnia Francese delle Miniere di Murlo e Pienza fu costretta a dichiarare fallimento nel 1885. Riflettendo su quanto accaduto negli anni intercorrenti dalla scoperta della lignite e la chiusura forzata dell'attività per sopravvenute difficoltà economiche, viene da domandarsi se il progetto ambizioso iniziale non contenesse buona parte di utopia oppure fosse stato gestito da imprenditori incapaci. Forse all'inizio venne sopravvalutata la capacità di assorbimento di lignite da parte del mercato e ciò penalizzò in modo irreparabile l'impresa. L'idea di usare il combustibile reperito in loco per cuocere la pietra disponibile in cave attigue, era stata geniale e le realizzazioni per attuarla, erano conformi al compito da svolgere. Probabilmente, come già accennato in precedenza, non vennero valutati nella giusta misura i costi ed i ricavi cosicché le ipotesi di collocamento del prodotto finito si rivelarono del tutto errate. La possibilità di disporre di materie prime praticamente gratuite, mise la dirigenza fuori strada portandola ad eccedere nell'impiego di parti cospicue di risorse in attività accessorie, perdendo di vista un obiettivo che la gestione successiva cercherà di raggiungere adottando politiche aziendali completamente diverse.


(15) ACM - Compagnia delle Miniere Murlo e Pienza- 14/8/1882- 449- 20/1- "Richiesta appoggio per riduzioni tariffe ferroviarie.
(16) ACM - Prefettura di Siena- 17/12/1882- div. 3a- 923/9104- "Uso e trasporto della lignite a Murlo"
(17) ACM - Prefettura di Siena- 20/1/1883- div. 3a -140/306- "Cava della lignite" ; "Strade Ferrate Romane"- 1/8/1883 -Ispezione di Firenze-3642 -1/26 "Forniture lignite Murlo" ...(urgente)

 
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