Murlo Cultura n. 2 - 2004

Lettere al Direttore
di Luciano Scali

   

Caro direttore,
sono un cittadino di questo comune cresciuto oltre che nato qui. Essendo sempre vissuto qui ho conosciuto il disagio di vivere lontano dalla comodità della città. Quando ero giovane sull'altro versante del nostro comune i Cascianini avevano il vantaggio di poter raggiungere Siena più direttamente e quindi avevano tra l'altro maggiori possibilità di studiare. Cosa che io ho desiderato tanto. L'unico modo allora era quello di entrare in seminario e io non ero il tipo.
Ora sono nonno e detto ai mie nipoti questa lettera, loro sì, hanno potuto studiare, ma quanti sacrifici hanno dovuto fare per i tempi che corrono! Se penso a questa diavoleria del computer che quando lo hai acceso ti fa essere all'altro capo del mondo, e che noi Vescovini ancora la strada per andare in città non ce la abbiamo, mi si rizzano in testa quei pochi capelli che mi restano! Ancora dobbiamo passare per Lucignano, ancora per la strada costruita per la miniera cento anni fa, ancora per la Cassia. L' ha visto che ora non è più strada statale ma regionale, significa che è meno pericolosa?
Il mi' nipote la passa tutti i giorni, quella strada, per andare e per tornare dalle lezioni, e poi lo farà per lavorare (se il lavoro lo troverà con questi lumi di luna); in quanti ancora dovranno maledire quella strada?
Noi il viottolo per andare a Siena s'aveva, si passava per Radi, e di lì sono passato per andare a comprare il vestito con i primi calzoni lunghi col barroccio, poi ci passava il pullman coi ragazzi negli anni cinquanta quando i miei facevano le scuole d'avviamento, e poi ora neppure quello! Ma io mi domando signor direttore come mai non ci fanno una bella strada come quella di Bibbiano? Si leverebbe un po' di traffico da quei posti lì, come Monteroni, Tressa, e poi soprattutto si leverebbero i nostri ragazzi da quella stradaccia! Anche questi stranieri, ora anche da noi ce ne vengono tanti, quando arrivano ci domandano "Oh in che posto state!" "In campagna" Gli rispondo io, ma si fa buon viso a cattivo gioco perché le scatole ci girano! Senta, Direttore, io, ora mi zitto perché i vecchi parlano troppo, ma io quando c'era la guerra so' andato al bosco, eppure anche se…me lo ricordo bene…qualche volta mi verrebbe da dire che si stava meglio quando si stava peggio!

Lettera firmata


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Gentile lettore,
Quella della via di Siena è una storia infinita spesso trattata nel nostro giornale. Dai tempi antichi è stata la più corta anche se del tutto diversa da come la vediamo. La sua caratteristica è ogni volta dipesa dai mezzi che dovevano percorrerla e in origine, come semplice mulattiera, si snodava lungo i torrenti e i fossi seguendo in prevalenza "le vie naturali" del territorio. Solo nel tratto boschivo sfiorava gli insediamenti più importanti sfruttando i tratti più piani. Veniva percorsa in prevalenza a piedi, a cavallo oppure assieme a bestie "con soma e senza soma". Dopo la guerra di Siena, col territorio pacificato, la strada cambiò aspetto e caratteristiche assumendo quello che vediamo ancora oggi. Divenne carrozzabile e "di cresta" allo scopo preciso di consentire il passaggio di carriaggi in regime di sicurezza evitando i tratti alluvionabili, e dotando di ponti i corsi d'acqua con un solo guado sul torrente Stile. La via di Siena era importante allora anche perché non esisteva il raccordo Vescovado Casciano realizzato solo alla fine del XIX secolo.Dopo l'ultimo conflitto mondiale la strada venne leggermente ritoccata in qualche punto, ma sostanzialmente è rimasta la stessa. La sua storia c'insegna alcune cose fondamentali: "Quando si andava a piedi e a cavallo, anche la mulattiera per raggiungere Siena funzionava bene ma divenne strada carrozzabile, con tracciato e caratteristiche diversi, allorché fu necessario percorrerla con carriaggi e diligenze." Lo stesso criterio dovrebbe essere adottato oggi per consentire il transito ai mezzi dell'attuale generazione. Lo stato della strada consente un transito locale piuttosto lento ed anche disagiato ma proprio in tali apparenti difficoltà sta la sua sicurezza. Nel timore di arrecare danno alla vettura si viaggia più piano e quindi più sicuri. La sola bitumatura, oltre a rappresentare un "rattoppo temporaneo", snaturerebbe la strada e invoglierebbe a correre. La soluzione del problema consisterebbe nella costruzione ex novo, di un tratto veloce di strada da Buonconvento alla Coroncina seguendo il corso della ferrovia nel primo tratto, poi le vallate dei torrenti Sorra e Tressa collegandole tra loro con opportune gallerie. Probabilmente chi di dovere ci avrà anche pensato, ma i soldi per una soluzione definitiva come questa, chi se la sentirebbe di tirarli fuori?