L'importanza
dell'eremo di Montespecchio,insieme agli altri dell'allora provincia
senese, sta alla base della fondazione dell'ordine mendicante degli
agostiniani. Due date ci ricordano gli eventi principali di questo processo;
nel 1244 Montespecchio si unisce al vicino e più giovane eremo
di Lecceto dopo l'approvazione di un'unica regola, un decennio oltre,
nel 1255, esso entra a far parte della congregazione degli Eremitani
agostiniani,dopo circa un secolo di relativa autonomia.La stessa presenza
della duccesca "Madonna di Crevole" e di un dossale di Guido
da Siena costituisce una prova più che valida della posizione
che Montespecchio doveva occupare al tempo. Proviamo adesso a confrontare
la datazione di entrambe le opere; mentre la "Madonna di Crevole"può
essere stata commissionata intorno al 1280, il dossale è sicuramente
precedente, risalendo forse al 1270. Consideriamo dunque l'arco di tempo
che intercorre tra questi due stupendi e significativi oggetti d'arte
e scopriamo cosa stava accadendo allora nel panorama artistico senese,
in particolare in un campo troppo spesso trascurato: quello dell'oreficeria.
Intorno al 1270 Pace di Valentino, che può essere considerato
il maggiore orafo senese del tempo, risiede a Pistoia per la seconda
volta, impegnato nella realizzazione di una patena per un calice precedentemente
commissionatogli. Durante un primo soggiorno, infatti, l'Opera di S.
Iacopo aveva incaricato l'artista di portare a termine il cosiddetto
calice di Sant'Atto, opera completamente in oro e decorata da una incredibile
quantità di pietre preziose, tra cui smeraldi, topazi, turchesi,
che rivelano in tutta la loro bellezza l'influenza della maestosa oreficeria
di tradizione carolingia e ottoniana. Di non meno splendore e importanza
artistica è un'altra creazione attribuita dalla critica a Pace
di Valentino, il Reliquiario della testa di San Galgano, che colpisce
e sorprende per la sontuosità e, al contempo, l'efficacia della
struttura.
L'oggetto ha la forma di un'architettura a pianta ottagonale, come una
torre, infatti, si restringe verso l'alto; lungo le facce sono presenti
archi a sesto acuto incorniciati da pinnacoli, ognuno dei quali racchiude
un episodio della vita del santo cavaliere. Le figure sono realizzate
a sbalzo e gli elementi decorativi che colpiscono maggiormente sono
la filigrana e le applicazioni in smalto colorato. Il motivo della creazione
di questa opera si riallaccia alla storia dell'eremo di Montespecchio,
di cui parlavamo prima.
Proprio in quel periodo, infatti, l'importanza degli agostiniani andava
via via aumentando, grazie all'unione di tutti gli eremi sotto lo stesso
ordine, come abbiamo ricordato all'inizio e questo avveniva anche a
scapito dei cistercensi di S. Galgano, i quali intendevano rilanciare
il culto del loro santo fondatore non solo attraverso la diffusione
di un testo pubblico, ma anche per mezzo della bellezza e dello stupore
che il reliquiario doveva suscitare. Da queste premesse potremmo ricavare
alcune interessanti ipotesi: se i cistercensi sentirono il bisogno di
commissionare un'opera così importante a Pace di Valentino, molto
probabilmente anche l'abbazia di Montespecchio doveva contenerne di
altrettanto belle e interessanti, considerato il ruolo che rivestiva.
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Guccio
di Mannaia
"Calice d'oro" (1288-1291) per Papa Niccolò
IV
(Basilica S.Francesco d'Assisi )
Di queste purtroppo non ci è arrivata testimonianza, ma potremmo
immaginarle, sulla base del confronto con le opere di cui abbiamo parlato
e con altre coeve.
Del soggiorno pistoiese di Pace di Valentino, infatti,dobbiamo ricordare
anche la pala argentea eseguita per l'altare di S. Jacopo, che ricorderebbe
nello stile e nell'uso della filigrana il reliquiario di S. Galgano, anche
se non tutta la critica concorda.
Successivamente,tra il 1288 e il 1292, opera a Siena Guccio di Mannaia,
a cui si deve per primo l'utilizzo in oreficeria dell'importantissima
e innovativa tecnica dello smalto traslucido, che risente dell'allora
nascente arte gotica. Questa decorazione, che prevede l'uso di paste vitree
su figure leggermente sbalzate in una lastra d'argento, permette effetti
artistici fin'ora mai raggiunti, grazie alla lucentezza e alla definizione
che raggiungono i personaggi, nonché alla grande espressività.
Questi elementi sono ben rappresentati nel Calice di Niccolò IV,
opera capitale di Guccio, di rara bellezza e di ancor più importanza
storica.
Patene decorate con pietre preziose, secondo l'uso francese, calici di
immenso splendore, anch'essi incastonati di gemme e cesellati, pale d'altare
con figure sbalzate e , non ultimi, i reliquiari, oggetti così
importanti nel Medio Evo, tutti questi potevano essere con buona approssimazione
i tesori contenuti a Montespecchio.
Successivamente l'arredo dell'abbazia avrebbe potuto comprendere anche
oggetti nello stile di Guccio di Mannaia, come si trova testimonianza
nei musei delle diocesi a noi vicine e come quindi poteva accadere anche
per le chiese del nostro territorio.
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