Correva
l'anno 1886 allorché tutti i beni appartenuti alla fallita Compagnia
delle Miniere di Murlo e Pienza vennero rilevati dalla Società
Generale per l'Industria delle Ligniti Italiane con sede legale in Roma
in via degli Artisti n° 20.
Alla Direzione Generale della Società venne chiamato l'Ing. Jules
Pirckher uomo di grandi capacità ed esperienza al cui nome verranno
legate le realizzazioni più importanti per la escavazione della
lignite e per la produzione di calci-cementi e laterizi.
Contrariamente al proprio predecessore concepì un progetto inteso
a privilegiare lo sviluppo della produzione di articoli più remunerativi
e più facilmente collocabili sul mercato in luogo della lignite
soggetta alla facile concorrenza dei carboni fossili esteri a maggior
contenuto calorico.
La lignite venne riportata al primitivo ruolo di combustibile da essere
usata prevalentemente per la produzione di altri beni.
Inoltre la lignite da sola non avrebbe mai potuto sostenere la sopravvivenza
del complesso realizzato, ma poteva contribuire efficacemente per la
sua disponibilità e basso costo, alla realizzazione di altri
prodotti.
Partendo da tale convinzione l'Ing. Pirckher tentò di valutare
la consistenza e l'andamento dei filoni di lignite tenendo conto dei
ritrovamenti successivi a quello originario dei Pratacci, divenuti altrettanti
cantieri con il nome di Uzac, (o Sterratini), Torino, Venezia, Mandorla
e Roma. L'andamento in direzione Sud-Nord fece ipotizzare inizialmente
l'esistenza di un unico giacimento orizzontale interessante tutta l'area
ma risultato invece costituito da un insieme di strati sovrapposti intercalati
da argilla, inseriti nel terreno con una inclinazione di 30 gradi circa.
I cantieri ai quali si faceva riferimento rappresentavano soltanto l'affioramento
del lato sud degli strati sovrapposti del giacimento stesso, mentre
la maggior parte del carbone doveva invece trovarsi in profondità.
L'ing. Pichker convinto di tale realtà, ma soprattutto dal crescente
fabbisogno di combustibile per incrementare il futuro sviluppo della
produzione di calci e cementi secondo il piano elaborato, dopo aver
fatto tesoro dei dati acquisiti dai propri predecessori e di quelli
ricavati direttamente, decise di costruire un Pozzo per accedere al
sottosuolo.
Identificato il luogo strategicamente più adatto per la sua ubicazione
alla confluenza del fosso Schiavone con quello del Crevolicchio, ideò
e diresse la costruzione di un manufatto murato del diametro di metri
2,50 e profondo 65 partendo da quota 215 sul livello del mare. Contemporaneamente
alla fase di organizzazione produttiva non veniva trascurata quella
della mano d'opera. Interessante in questo senso è l'argomento
di una lettera indirizzata il 29 novembre 1886 alla Direzione delle
miniere da parte dell'Ufficio Comunale di Murlo, riguardante la legge
sul lavoro dei fanciulli.(18)
Si trattava appunto di una legge entrata in vigore il 18 di agosto dello
stesso anno contenente le disposizioni alle quali attenersi qualora
le aziende volessero avvalersi di tale tipo di mano d'opera.
In essa si "faceva divieto" di ammettere i fanciulli
al lavoro negli opifici industriali, nelle cave e nelle miniere "se
non avevano raggiunta l'età di 9 anni e di 10 se si trattava
di lavori sotterranei".
Si "faceva altresì divieto" di ammetterli al
lavoro "anche dopo i 9 anni e fino a 11 senza l'accertamento
della loro attitudine fisica".
"Si limitava ad 8 ore giornaliere la durata del lavoro dei fanciulli
che avevano compiuto il nono e non il dodicesimo anno di età".
"Si faceva divieto d'impiegare i fanciulli minori di anni 11
in lavori pericolosi e isolati".
|
|
Seguivano
poi altre prescrizioni riguardanti la sorveglianza stabilita dalla legge
consistente nella dichiarazione di avvenuta assunzione di fanciulli inferiori
a 15 anni da effettuarsi entro lo stesso mese, alla Segreteria della Camera
di Commercio o al Sindaco del Comune, ed il possesso del libretto personale
sul quale annotare tutte le notizie riguardanti il fanciullo ivi compresi
i pareri del medico delegato dal Consiglio Sanitario.
Da quanto sopra esposto appare evidente come negli ultimi decenni del
XIX° secolo fosse prassi comune servirsi di mano d'opera minorile,
tra l'altro regolamentata con leggi dello Stato. Fa certo riflettere la
possibile interpretazione che i datori di lavoro avrebbero potuto dare
alla legge adattandola facilmente alle proprie esigenze senza troppi riguardi
per la tenera età del minore anche se questi poteva risultare irreparabilmente
traumatizzato in conseguenza ai lavori a lui assegnati.
In effetti la legge consentiva per determinati lavori, l'impiego della
mano d'opera minorile a partire dai nove anni di età. A dieci anni
il minore poteva impiegarsi in sotterraneo e dopo gli undici anni gli
potevano esser affidati lavori pericolosi ed isolati anche in galleria.
L'orario giornaliero era limitato ad 8 ore a partire da nove fino a dodici
anni di età, oltre tale limite l'orario di lavoro poteva crescere
a discrezione.
Al primo dicembre 1886, secondo una comunicazione della Società
Generale per l'Industria delle Ligniti Italiane, risultavano impiegati
quattro fanciulli di 14 anni, tre dei quali occupati presso la fornace
dei laterizi e l'ultimo alla Stazione di Murlo.
Mentre la nuova Società prendeva possesso degli impianti appartenuti
alla fallita Compagnia Francese delle Miniere di Murlo e di Pienza, per
riavviare le attività minerario-industriali e sviluppare la nuova
politica aziendale, dovettero verificarsi episodi d'intolleranza da parte
delle maestranze della miniera nei confronti del Comm. Twerembold e della
sua famiglia vivamente deprecati anche dall'Amministrazione Comunale.
L'ex procuratore della fallita Compagnia risiedeva a Villa Rosa, nei pressi
della stazione e quindi facilmente soggetto ad eventuali rimostranze e
provocazioni da parte di qualcuno ritenutosi danneggiato dalla precedente
gestione.
Il Presidente della nuova Società manifestò la propria preoccupazione
per l'accaduto preannunciando severe misure nei confronti di quanti si
fossero resi colpevoli di ulteriori incidenti nei riguardi del Comm. Twerembold
e dei suoi famigliari. (19)
Ad ogni modo la Società riprese a lavorare in pieno indirizzando
in prevalenza i propri prodotti verso il mercato di Roma.
Con la direzione dell'Ing. Pirckher presero corpo progetti concreti intesi
ad ampliare il concetto di commercializzazione delle calci, cementi e
laterizi in luogo della lignite e con una inversione di tendenza rispetto
alla precedente gestione col privilegiare la produzione anziché
focalizzare l'attenzione in prevalenza sui trasporti.
18) ACM - 29/11/1886 Uffizio Comunale di Murlo -
n° 1568 - "Legge sul lavoro dei fanciulli-18/8/1886
19) ACM - 28/3/1887 Società Generale per le Industrie delle
Ligniti Italiane al Sindaco di Murlo "Misure preventive contro atteggiamenti
oltraggiosi verso la famiglia Twerembold"
|