Murlo Cultura n. 2 - 2004

Il Villaggio delle Miniere
ovvero
La fine del Medio Evo a Murlo

Parte 1a - Dalle origini alla fine del Secolo XIX°

Capitolo V°
La Società Generale per l'Industria delle Ligniti Italiane
rileva i beni della Società fallita e i diritti di escavazione
Grandi lavori con la direzione Pirckher
Il pozzo del Cerrone e le fornaci continue
Lavoro minorile

di Luciano Scali


(segue dal numero precedente)

 

 

 

 

Correva l'anno 1886 allorché tutti i beni appartenuti alla fallita Compagnia delle Miniere di Murlo e Pienza vennero rilevati dalla Società Generale per l'Industria delle Ligniti Italiane con sede legale in Roma in via degli Artisti n° 20.
Alla Direzione Generale della Società venne chiamato l'Ing. Jules Pirckher uomo di grandi capacità ed esperienza al cui nome verranno legate le realizzazioni più importanti per la escavazione della lignite e per la produzione di calci-cementi e laterizi.
Contrariamente al proprio predecessore concepì un progetto inteso a privilegiare lo sviluppo della produzione di articoli più remunerativi e più facilmente collocabili sul mercato in luogo della lignite soggetta alla facile concorrenza dei carboni fossili esteri a maggior contenuto calorico.
La lignite venne riportata al primitivo ruolo di combustibile da essere usata prevalentemente per la produzione di altri beni.
Inoltre la lignite da sola non avrebbe mai potuto sostenere la sopravvivenza del complesso realizzato, ma poteva contribuire efficacemente per la sua disponibilità e basso costo, alla realizzazione di altri prodotti.
Partendo da tale convinzione l'Ing. Pirckher tentò di valutare la consistenza e l'andamento dei filoni di lignite tenendo conto dei ritrovamenti successivi a quello originario dei Pratacci, divenuti altrettanti cantieri con il nome di Uzac, (o Sterratini), Torino, Venezia, Mandorla e Roma. L'andamento in direzione Sud-Nord fece ipotizzare inizialmente l'esistenza di un unico giacimento orizzontale interessante tutta l'area ma risultato invece costituito da un insieme di strati sovrapposti intercalati da argilla, inseriti nel terreno con una inclinazione di 30 gradi circa.
I cantieri ai quali si faceva riferimento rappresentavano soltanto l'affioramento del lato sud degli strati sovrapposti del giacimento stesso, mentre la maggior parte del carbone doveva invece trovarsi in profondità. L'ing. Pichker convinto di tale realtà, ma soprattutto dal crescente fabbisogno di combustibile per incrementare il futuro sviluppo della produzione di calci e cementi secondo il piano elaborato, dopo aver fatto tesoro dei dati acquisiti dai propri predecessori e di quelli ricavati direttamente, decise di costruire un Pozzo per accedere al sottosuolo.
Identificato il luogo strategicamente più adatto per la sua ubicazione alla confluenza del fosso Schiavone con quello del Crevolicchio, ideò e diresse la costruzione di un manufatto murato del diametro di metri 2,50 e profondo 65 partendo da quota 215 sul livello del mare. Contemporaneamente alla fase di organizzazione produttiva non veniva trascurata quella della mano d'opera. Interessante in questo senso è l'argomento di una lettera indirizzata il 29 novembre 1886 alla Direzione delle miniere da parte dell'Ufficio Comunale di Murlo, riguardante la legge sul lavoro dei fanciulli.(18)
Si trattava appunto di una legge entrata in vigore il 18 di agosto dello stesso anno contenente le disposizioni alle quali attenersi qualora le aziende volessero avvalersi di tale tipo di mano d'opera.
In essa si "faceva divieto" di ammettere i fanciulli al lavoro negli opifici industriali, nelle cave e nelle miniere "se non avevano raggiunta l'età di 9 anni e di 10 se si trattava di lavori sotterranei".
Si "faceva altresì divieto" di ammetterli al lavoro "anche dopo i 9 anni e fino a 11 senza l'accertamento della loro attitudine fisica".
"Si limitava ad 8 ore giornaliere la durata del lavoro dei fanciulli che avevano compiuto il nono e non il dodicesimo anno di età".
"Si faceva divieto d'impiegare i fanciulli minori di anni 11 in lavori pericolosi e isolati".

Seguivano poi altre prescrizioni riguardanti la sorveglianza stabilita dalla legge consistente nella dichiarazione di avvenuta assunzione di fanciulli inferiori a 15 anni da effettuarsi entro lo stesso mese, alla Segreteria della Camera di Commercio o al Sindaco del Comune, ed il possesso del libretto personale sul quale annotare tutte le notizie riguardanti il fanciullo ivi compresi i pareri del medico delegato dal Consiglio Sanitario.
Da quanto sopra esposto appare evidente come negli ultimi decenni del XIX° secolo fosse prassi comune servirsi di mano d'opera minorile, tra l'altro regolamentata con leggi dello Stato. Fa certo riflettere la possibile interpretazione che i datori di lavoro avrebbero potuto dare alla legge adattandola facilmente alle proprie esigenze senza troppi riguardi per la tenera età del minore anche se questi poteva risultare irreparabilmente traumatizzato in conseguenza ai lavori a lui assegnati.
In effetti la legge consentiva per determinati lavori, l'impiego della mano d'opera minorile a partire dai nove anni di età. A dieci anni il minore poteva impiegarsi in sotterraneo e dopo gli undici anni gli potevano esser affidati lavori pericolosi ed isolati anche in galleria.
L'orario giornaliero era limitato ad 8 ore a partire da nove fino a dodici anni di età, oltre tale limite l'orario di lavoro poteva crescere a discrezione.
Al primo dicembre 1886, secondo una comunicazione della Società Generale per l'Industria delle Ligniti Italiane, risultavano impiegati quattro fanciulli di 14 anni, tre dei quali occupati presso la fornace dei laterizi e l'ultimo alla Stazione di Murlo.
Mentre la nuova Società prendeva possesso degli impianti appartenuti alla fallita Compagnia Francese delle Miniere di Murlo e di Pienza, per riavviare le attività minerario-industriali e sviluppare la nuova politica aziendale, dovettero verificarsi episodi d'intolleranza da parte delle maestranze della miniera nei confronti del Comm. Twerembold e della sua famiglia vivamente deprecati anche dall'Amministrazione Comunale.
L'ex procuratore della fallita Compagnia risiedeva a Villa Rosa, nei pressi della stazione e quindi facilmente soggetto ad eventuali rimostranze e provocazioni da parte di qualcuno ritenutosi danneggiato dalla precedente gestione.
Il Presidente della nuova Società manifestò la propria preoccupazione per l'accaduto preannunciando severe misure nei confronti di quanti si fossero resi colpevoli di ulteriori incidenti nei riguardi del Comm. Twerembold e dei suoi famigliari. (19)
Ad ogni modo la Società riprese a lavorare in pieno indirizzando in prevalenza i propri prodotti verso il mercato di Roma.
Con la direzione dell'Ing. Pirckher presero corpo progetti concreti intesi ad ampliare il concetto di commercializzazione delle calci, cementi e laterizi in luogo della lignite e con una inversione di tendenza rispetto alla precedente gestione col privilegiare la produzione anziché focalizzare l'attenzione in prevalenza sui trasporti.


18) ACM - 29/11/1886 Uffizio Comunale di Murlo - n° 1568 - "Legge sul lavoro dei fanciulli-18/8/1886
19) ACM - 28/3/1887 Società Generale per le Industrie delle Ligniti Italiane al Sindaco di Murlo "Misure preventive contro atteggiamenti oltraggiosi verso la famiglia Twerembold"

 

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