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Alla
scuola del Vecchietta, uno dei maestri del Rinascimento senese
< che per molti aspetti indugiava ancora nella tradizione
gotica> si formarono gli artisti più importanti degli anni
tardi del Quattrocento, tra cui Andrea di Niccolò di Bartolo,
autore della nostra Madonna della Pieve a Carli.
L'opera viene datata intorno al 1508, quindi appartiene alla
tarda attività del pittore, la cui vita si svolge all'incirca
tra il 1450 e il 1515. Quella che oggi è conservata nella
chiesa di S. Fortunato a Vescovado è in realtà solo la parte
centrale di una tavola raffigurante la Vergine in trono con
il Bambino tra quattro santi, di cui rimangono parte dei panneggi,
e che ora fanno parte di una collezione estera.
Benché la vicinanza allo stile del Vecchietta sia riscontrabile
in questo pittore soprattutto nell'attività giovanile, come
per esempio nelle opere conservate alla Pinacoteca di Siena,
la Natività e la Madonna in trono, alcuni caratteri stilistici
rimangono e appaiono ben consolidati anche nella tarda produzione.
Basti pensare,infatti,all'uso particolare della prospettiva,
mutuata certamente dai fiorentini, ma utilizzata in modo meno
scientifico, prestando cioè maggiore attenzione ai valori
più strettamente senesi: la luce, il colore, la linea.
Andrea di Niccolò poi, dipinge principalmente per le pievi
intorno Siena oppure per le confraternite e, molto probabilmente
per questo, la sua arte è caratterizzata da una freschezza
di tono e da una devozione popolareggiante che sono la sua
firma. Se teniamo a mente, dunque, queste due caratteristiche,
"prospettiva alla senese" e tono garbato, possiamo comprendere
meglio un'opera come la Madonna della Pieve a Carli. Innanzitutto
partiamo dalla descrizione di cosa rappresenta il quadro.
Al centro ci appare la Vergine seduta nell'atto di mostrare
ai Santi che le si fanno intorno il bambino benedicente; lo
schema è quello tipico di una "sacra conversazione "e il gruppo
di Madre e Figlio deriva direttamente dalla tradizione bizantina.
Maria, rappresentata come Regina dei Cieli, siede su un elegante
trono marmoreo decorato a intarsi, ben inquadrato nello spazio,
che, nella parte alta è modellato come una semicupola a spicchi,
quasi un espediente usato dal pittore per sostituire e amplificare
l'aureola della Madonna.Torna alla mente, così, la stessa
soluzione adottata da Beato Angelico nella "Madonna delle
ombre"del 1439. I nostri occhi adesso scendono verso il basso
dove scorgiamo la seduta del bambino, in realtà il risvolto
del manto della Vergine, che dobbiamo immaginare, come del
resto tutte le vesti, un broccato preziosissimo e tipicamente
tardogotico, di cui rimangono alcune decorazioni lungo i bordi.
Osservando ancora notiamo un parapetto che isola le figure
da un paesaggio peruginesco, reso da alcuni esili alberelli
e da un cielo terso
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