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Pochi argomenti
possono vantare una attrattiva pari a quella emanata dalla numerologia.
Essa non è una scienza certa, però è anche vero che
quando i riscontri sono numerosi, come vedremo in seguito, costituisce
la porta d'accesso alla comprensione della genesi dell'oggetto studiato.
La numerologia può applicarsi a diversi campi di ricerca, da quello
letterario a quello esoterico, ma trova forse il maggiore fascino, nonché
i riscontri più convincenti quando è applicata allo studio
delle antiche civiltà, e in particolare dei loro testi. Qui ci
limiteremo a fornire una serie di dati, accompagnati da una descrizione
sui generis di un affresco precristiano, sempre più intrigante
e convincente, per via di conferme e scoperte scientifiche. Perciò
ecco a voi una serie di dati non fittizi su cui quantomeno riflettere.
È opinione accettata da tutti gli archeologi e studiosi di civiltà
antiche, che i primi popoli della Terra, quali i Sumeri e gli Ittiti,
godessero di una società eccezionalmente avanzata e che avessero
incredibili conoscenze di astronomia. Una prova è data da un sigillo
accadico del III mllennio a.C., il quale rappresenta un gruppo di undici
globi che circondano una grande stella a raggi. Questi globi sono posti
nell'ordine giusto ed hanno dimensioni corrette per raffigurare con inquietante
precisione il sistema solare. Il sigillo risale a 4.500 anni fa. Abbiamo
detto dodici pianeti. Se i Sumeri conoscevano ciò che nel 1700
ci era ancora ignoto, allora prendiamo per ipotesi che anche quest'ultima
informazione sia esatta. Esisteva un dodicesimo pianeta, incastonato fra
Marte e Giove. Il simbolo che indica questo pianeta ( chiamato Nibiru,
cioè il " pianeta che attraversa") si ritrova in molti
popoli antichi ( Persiani, Sumeri, Egizi) e il suo arrivo era visto come
un evento epocale, come l'inizio di una nuova era. Il dodicesimo pianeta
era dunque di estrema, vitale importanza, le sue effigi venerate come
divinità. Infatti, sono molto numerosi i passi degli antichi testi
che parlano di Nibiru e ne illustrano la venuta. Ogni elemento celebre
e cruciale lascia tracce nelle civiltà che l'hanno posseduto. Pensiamo
al cristianesimo sui popoli occidentali. Se un esploratore dovesse riscoprire
i nostri quadri, libri e poesie centinaia d'anni dopo la nostra scomparsa,
troverebbe significative somiglianze e punti di contatto, e capirebbe
senz'altro che un elemento ( la croce, ad esempio) era per noi un simbolo
chiave. Se applichiamo il medesimo criterio nella lettura dei testi antichi,
concentrandoci sulla numerologia e tenendo presente il fattore dodicesimo
pianeta, si ottengono
dei dati sconcertanti, spiazzanti, che fanno tremare le nostre certezze
e gettano un'ombra di dubbio sul nostro passato più profondo. Riporto
una serie di informazioni (ottenute mediante una breve ricerca su altri
testi), le quali ci permettono di intuire che il dodici era un numero
fondamentale, sacro per i popoli antichi, anche lontani fra loro.
Il numero dodici è il più frequente sui petroglifi, in rapporto al culto
di Crom in Amazzonia.
Gesù aveva dodici apostoli, dodici erano gli uomini inviati a Canaan,
dodici le pietre del pettorale del Papa, dodici lettere formano il nome
di Dio nelle dodici mutazioni del Tetragramma ebraico. Dodici
titani in Grecia ( Titani e Titanidi), dodici navi greche nell'Odissea,
dodici cavalieri della Tavola rotonda ( in cerca del Graal).
A Tiahuanaco esisteva attorno all' " uovo cosmico" un pantheon
di dodici dei. · Dodici erano le tribù di Israele.
Dodici le vie del mare aperte da Dio secondo le narrazioni Quichè.
· Dodici piume aveva la corona posta sulla testa della giovane sacrificata
al sole o a Venere dai Pawnees. · Dodici i mesi dell'anno,
dodici le ore del giorno e dodici quelle della notte. Ventiquattro
le Rune celtiche, la dodicesima è Mannaz, l'uomo.
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Dodici
sono le costellazioni. · Dodici sono i segni annuali nell'astrologia
cinese. · Dodici uomini vestiti di bianco trainano,
nella parete est della tomba di Tutankamon, la mummia del
sovrano che giace all'interno di un baldacchino a forma
di barca posta su slitte.
Gli Adityas
dei Brahamani erano dodici. · Secondo la testimonianza
di Varrone, presso il Foro romano vi erano dodici statue dorate
dei consentes: sei dei e sei dee e quindi una probabile versione
romana del dodekàtheon greco ( dodici dei) o forse vi erano
ospitate delle divinità di origine etrusca.
Il dodici ritorna nella dodecapoli
etrusca.
Dodici erano gli dei ( divisi in gruppi di sei) nella parte
interna del Fegato di Piacenza.
Questo breve elenco,
che potrebbe essere sicuramente di gran lunga più esteso,
è sufficiente per confermare il nostro pensiero iniziale;
nell'antichità, molto prima dell'erezione delle piramidi,
il numero dodici era presente nei rituali religiosi, nei testi,
e nella tradizione dei popoli antichi. Ciò che va sottolineato
è il fatto che il numero dodici è inscindibile, anche in contesti
non propriamente religiosi, dall'elemento divino. Esso
è sempre legato ad un qualcosa di trascendente ed assume spesso
significato mistico, ricollegabile alla cosmogonia e alla
" venuta" degli dei. Ecco allora un altro fattore;
il numero dodici ha una matrice religiosa, e il suo uso si
accompagna all'universo divino. Il dato che inquieta
è che il dodici era venerato da civiltà che storicamente si
considera non abbiano mai avuto il minimo contatto. Tale fatto
non può essere ignorato, anche se porta a due possibili risposte.
La prima è la più fragile: le antiche civiltà hanno insistito
tutte sul dodici per coincidenza, o forse per la comune scienza
astronomica. La seconda è ben più realistica e al contempo
incerta ): le civiltà antiche erano in contatto, o
qualcosa le metteva in contatto e faceva in modo che la loro
cultura e la loro tecnologia fossero simili.
Addirittura può essere, e qui vengono a sostegno dati
linguistici e narrazioni della Bibbia, che la civiltà
fosse una sola, vasta, immensa, potente, e che, per qualche
terribile evento, si sia frantumata in centinaia di piccoli
popoli in tutto il mondo. Naturalmente queste affermazioni
si basano su un insieme d'altre ricerche, alcune delle quali
hanno richiesto anni di lavoro. In questo testo si è
voluto, per così dire, mettere la pulce nell'orecchio,
far capire che le acque non sono affatto calme come sembrano
e che le prove, numeriche e non, sono a volte vicine e per
vederle basta aprire un libro. Fantascienza? Nulla di più
distante da essa. La risposta non l'ha nessuno, e nessuno
deve pretendere di averla. L'unica cosa certa è che
l'indagine deve proseguire, sfruttando queste straordinarie
simmetrie e somiglianze, sino al raggiungimento di un tracciato
storico che faccia luce sulle tenebre che avvolgono la nascita
della nostra civiltà. Perché, in fondo, è
questo che l'uomo ha sempre cercato: le proprie origini.
*Disegno schematico del sistema di globi presente sul sigillo
accadico del III millennio a.C., conservato al Museo di Stato
di Berlino.
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