MurloCultura n. 3/2003


P
ochi argomenti possono vantare una attrattiva pari a quella emanata dalla numerologia. Essa non è una scienza certa, però è anche vero che quando i riscontri sono numerosi, come vedremo in seguito, costituisce la porta d'accesso alla comprensione della genesi dell'oggetto studiato. La numerologia può applicarsi a diversi campi di ricerca, da quello letterario a quello esoterico, ma trova forse il maggiore fascino, nonché i riscontri più convincenti quando è applicata allo studio delle antiche civiltà, e in particolare dei loro testi. Qui ci limiteremo a fornire una serie di dati, accompagnati da una descrizione sui generis di un affresco precristiano, sempre più intrigante e convincente, per via di conferme e scoperte scientifiche. Perciò ecco a voi una serie di dati non fittizi su cui quantomeno riflettere. È opinione accettata da tutti gli archeologi e studiosi di civiltà antiche, che i primi popoli della Terra, quali i Sumeri e gli Ittiti, godessero di una società eccezionalmente avanzata e che avessero incredibili conoscenze di astronomia. Una prova è data da un sigillo accadico del III mllennio a.C., il quale rappresenta un gruppo di undici globi che circondano una grande stella a raggi. Questi globi sono posti nell'ordine giusto ed hanno dimensioni corrette per raffigurare con inquietante precisione il sistema solare. Il sigillo risale a 4.500 anni fa. Abbiamo detto dodici pianeti. Se i Sumeri conoscevano ciò che nel 1700 ci era ancora ignoto, allora prendiamo per ipotesi che anche quest'ultima informazione sia esatta. Esisteva un dodicesimo pianeta, incastonato fra Marte e Giove. Il simbolo che indica questo pianeta ( chiamato Nibiru, cioè il " pianeta che attraversa") si ritrova in molti popoli antichi ( Persiani, Sumeri, Egizi) e il suo arrivo era visto come un evento epocale, come l'inizio di una nuova era. Il dodicesimo pianeta era dunque di estrema, vitale importanza, le sue effigi venerate come divinità. Infatti, sono molto numerosi i passi degli antichi testi che parlano di Nibiru e ne illustrano la venuta. Ogni elemento celebre e cruciale lascia tracce nelle civiltà che l'hanno posseduto. Pensiamo al cristianesimo sui popoli occidentali. Se un esploratore dovesse riscoprire i nostri quadri, libri e poesie centinaia d'anni dopo la nostra scomparsa, troverebbe significative somiglianze e punti di contatto, e capirebbe senz'altro che un elemento ( la croce, ad esempio) era per noi un simbolo chiave. Se applichiamo il medesimo criterio nella lettura dei testi antichi, concentrandoci sulla numerologia e tenendo presente il fattore dodicesimo pianeta, si ottengono dei dati sconcertanti, spiazzanti, che fanno tremare le nostre certezze e gettano un'ombra di dubbio sul nostro passato più profondo. Riporto una serie di informazioni (ottenute mediante una breve ricerca su altri testi), le quali ci permettono di intuire che il dodici era un numero fondamentale, sacro per i popoli antichi, anche lontani fra loro.
Il numero dodici è il più frequente sui petroglifi, in rapporto al culto di Crom in Amazzonia.
Gesù aveva dodici apostoli, dodici erano gli uomini inviati a Canaan, dodici le pietre del pettorale del Papa, dodici lettere formano il nome di Dio nelle dodici mutazioni del Tetragramma ebraico.   Dodici titani in Grecia ( Titani e Titanidi), dodici navi greche nell'Odissea, dodici cavalieri della Tavola rotonda ( in cerca del Graal).
A Tiahuanaco esisteva attorno all' " uovo cosmico" un pantheon di dodici dei.   · Dodici erano le tribù di Israele.
Dodici le vie del mare aperte da Dio secondo le narrazioni Quichè.   · Dodici piume aveva la corona posta sulla testa della giovane sacrificata al sole o a Venere dai Pawnees.   · Dodici i mesi dell'anno, dodici le ore del giorno e dodici quelle della notte. Ventiquattro le Rune celtiche, la dodicesima è Mannaz, l'uomo.

IL NUMERO XII
Indizi sui tempi remoti
dell'umanità
di  Filippo Ferri

Dodici sono le costellazioni. · Dodici sono i segni annuali nell'astrologia cinese.   · Dodici uomini vestiti di bianco trainano, nella parete est della tomba di Tutankamon, la mummia del sovrano che giace all'interno di un baldacchino a forma di barca posta su slitte.
Gli Adityas dei Brahamani erano dodici.   · Secondo la testimonianza di Varrone, presso il Foro romano vi erano dodici statue dorate dei consentes: sei dei e sei dee e quindi una probabile versione romana del dodekàtheon greco ( dodici dei) o forse vi erano ospitate delle divinità di origine etrusca.
Il dodici ritorna nella dodecapoli etrusca.
Dodici erano gli dei ( divisi in gruppi di sei) nella parte interna del Fegato di Piacenza.

Questo breve elenco, che potrebbe essere sicuramente di gran lunga più esteso, è sufficiente per confermare il nostro pensiero iniziale; nell'antichità, molto prima dell'erezione delle piramidi, il numero dodici era presente nei rituali religiosi, nei testi, e nella tradizione dei popoli antichi. Ciò che va sottolineato è il fatto che il numero dodici è inscindibile, anche in contesti non propriamente religiosi, dall'elemento divino. Esso è sempre legato ad un qualcosa di trascendente ed assume spesso significato mistico, ricollegabile alla cosmogonia e alla " venuta" degli dei. Ecco allora un altro fattore; il numero dodici ha una matrice religiosa, e il suo uso si accompagna all'universo divino.  Il dato che inquieta è che il dodici era venerato da civiltà che storicamente si considera non abbiano mai avuto il minimo contatto. Tale fatto non può essere ignorato, anche se porta a due possibili risposte. La prima è la più fragile: le antiche civiltà hanno insistito tutte sul dodici per coincidenza, o forse per la comune scienza astronomica. La seconda è ben più realistica e al contempo incerta ): le civiltà antiche erano in contatto, o qualcosa le metteva in contatto e faceva in modo che la loro cultura e la loro tecnologia fossero simili. 
Addirittura può essere, e qui vengono a sostegno dati linguistici e narrazioni della Bibbia, che la civiltà fosse una sola, vasta, immensa, potente, e che, per qualche terribile evento, si sia frantumata in centinaia di piccoli popoli in tutto il mondo. Naturalmente queste affermazioni si basano su un insieme d'altre ricerche, alcune delle quali hanno richiesto anni di lavoro. In questo testo si è voluto, per così dire, mettere la pulce nell'orecchio, far capire che le acque non sono affatto calme come sembrano e che le prove, numeriche e non, sono a volte vicine e per vederle basta aprire un libro. Fantascienza? Nulla di più distante da essa. La risposta non l'ha nessuno, e nessuno deve pretendere di averla. L'unica cosa certa è che l'indagine deve proseguire, sfruttando queste straordinarie simmetrie e somiglianze, sino al raggiungimento di un tracciato storico che faccia luce sulle tenebre che avvolgono la nascita della nostra civiltà. Perché, in fondo, è questo che l'uomo ha sempre cercato: le proprie origini.

*Disegno schematico del sistema di globi presente sul sigillo accadico del III millennio a.C., conservato al Museo di Stato di Berlino.