|
Quando
l'esistenza dei contenitori di plastica, acciaio o vetroresina
era del tutto sconosciuta, ci si serviva delle damigiane:
recipienti di vetro di grande capacità opportunamente rivestiti
per la conservazione e il trasporto di vino, olio ed altri
liquidi. Poche persone praticano ancora l'arte di rivestire
fiaschi o damigiane e se lo fanno, non è certo per lucro ma
piuttosto per la nostalgia di tempi ormai passati. Spero che
l'amico Dario Vigni, maestro nell'arte di far canestri e manufatti
del genere, non me ne voglia troppo se nell'intento di dare
informazioni elementari per rivestire damigiane cadessi in
errori da lui ritenuti imperdonabili. Sorvolo sulla prima
importante fase intesa al modo di procurarsi e trattare il
materiale occorrente, per entrare immediatamente nel
vivo delle operazioni di rivestimento. Si iniziava usando
tavolette di pioppo per preparare il fondo, disponendole incrociate
su due strati sovrapposti, quindi se ne arrotondavano i bordi
fino ad ottenere un disco compatto Si praticavano poi,
a circa due centimetri dal bordo, una ventina di fori equidistanti
entro i quali infilare a forza delle robuste fruste di frassino.
Con del filo di ferro si provvedeva ad irrobustire due coppie
di fruste ubicate in posizione diametralmente opposta per
creare i futuri manici
|
|