MurloCultura n. 3/2003

 

Ricordo di mestieri scomparsi :
Il rivestimento della damigiana
a cura di Luciano Scali

Quando l'esistenza dei contenitori di plastica, acciaio o vetroresina era del tutto sconosciuta, ci si  serviva delle damigiane: recipienti di vetro di grande capacità opportunamente rivestiti per la conservazione e il trasporto di vino, olio ed altri liquidi. Poche persone praticano ancora l'arte di rivestire fiaschi o damigiane e se lo fanno, non è certo per lucro ma piuttosto per la nostalgia di tempi ormai passati. Spero che l'amico Dario Vigni, maestro nell'arte di far canestri e manufatti del genere, non me ne voglia troppo se nell'intento di dare informazioni elementari per rivestire damigiane cadessi in errori da lui ritenuti imperdonabili. Sorvolo sulla prima importante fase intesa al modo di procurarsi e trattare il materiale occorrente, per entrare  immediatamente nel vivo delle operazioni di rivestimento.  Si iniziava usando tavolette di pioppo per preparare il fondo, disponendole incrociate su due strati sovrapposti, quindi se ne arrotondavano i bordi fino ad ottenere un disco compatto  Si praticavano poi, a circa due centimetri dal bordo, una ventina di fori equidistanti entro i quali infilare a forza delle robuste fruste di frassino. Con del filo di ferro si provvedeva ad irrobustire due coppie di fruste ubicate in posizione diametralmente opposta per creare i futuri manici

della damigiana avendo cura di far passare il filo sotto il fondo di legno. Per il rivestimento vero e proprio si usavano rametti robusti di frassino (o similare) e stecche di castagno recisi dall'albero quando questi era "in succhio" e quindi carico di linfa per poter avere un materiale flessibile e da sbucciarsi agevolmente.  Si procedeva alla realizzare una prima fascia  di circa 15 o più strati di fruste (a seconda del loro diametro) seguita da una seconda di circa 20 strati di stecche di castagno spaccate a metà per la loro lunghezza e infine da una terza fascia di circa 10 strati di rametti come quelli della base. Per poterlo convenientemente lavorare, tutto il materiale doveva essere tenuto a bagno per garantirne la flessibilità. Quando la fascia superiore era ultimata, venivano intrecciate fra di loro le fruste verticali ancora sporgenti per realizzare il bordo ed i manici.Dentro a questo canestro veniva approntato ad arte un letto di paglia soffice dove si adagiava il contenitore di vetro intasando sempre con paglia, gli spazi rimasti per evitarne la rottura durante il trasporto. Veniva inoltre costruito un collare di schiancia da porsi fra  il cesto e il vetro per impedire a quest'ultimo di muoversi, ed infine una protezione tronco conica, sempre di schiancia intrecciata con rametti di salcio,  da apporsi sulla parte superiore rimasta scoperta.