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Il
Villaggio delle Miniere
ovvero
La fine del Medio Evo a Murlo
Parte 1a
Dalle origini alla fine del Secolo XIX°
di Luciano Scali
Capitolo III°
L'inizio della realizzazione del complesso minerario- industriale e le
prime serie difficoltà.
Nell'anno 1872, allorché
si costituì in Torino la Società della Miniera Carbonifera
di Murlo, l'ing. Giobatta Marotti (1) ultimava un primo progetto
di linea ferroviaria con partenza dal costruendo villaggio della miniera
per immettersi nella linea per Grosseto presso la località Volta
al Salcio a circa 1500 metri dalla stazione di Montantico. Il tracciato
originario della ferrovia prevedeva di doversi armare con binario a scartamento
ridotto di m.0,95, ma l'idea venne quasi subito accantonata. Prevalse
quella più logica del binario a scartamento normale, m.1,435, compatibile
con la linea grossetana, evitando onerose operazioni di carico e scarico
per proseguire il viaggio, oltre alla costruzione di apposite strutture
per consentirlo (2). Il percorso si sarebbe snodato nella vallata del
torrente Crevole (*) con una pendenza massima del 22 per mille, per proseguire
con l'altra del fiume Ombrone con una pendenza del 15 per mille. In attesa
dell'approvazione del progetto, arrivata solo nel gennaio 1873, la Società
Carbonifera si attivò per ottenere le autorizzazioni dai proprietari
dei terreni da attraversare iniziando, non appena possibile, ad effettuare
lavori di preparazione della futura sede ferroviaria. Vennero pertanto
eseguiti notevoli movimenti di terra consistenti in sbancamenti e rinterri
da dotare, ad avvenuto assestamento, di appropriate opere d'arte per contenere
e regolare il flusso delle acque dei numerosi fossi attraversati.
Fra le proprietà da doversi attraversare se ne trovava una appartenente
al Benefizio Parrocchiale di Montepertuso.(3) Il Parroco dell'epoca, don
Luigi Biondi, si dichiarò contrario alla richiesta di concessione
a titolo gratuito del terreno per il passaggio della linea ferroviaria,
motivando il proprio rifiuto con il grave danno che sarebbe derivato alla
Cura se lo avesse consentito. Infatti si sarebbe andato a dividere "per
il mezzo il Campo del Molino" coltivato a seme e a vigna, riducendolo
"a due pezzuoli di niuno o pochissimo valore senza alcun vantaggio
che potesse controbilanciare i danni derivati da tale occupazione."
Il parere espresso dall'Ufficio del Procuratore del Re presso il Tribunale
Civile e Correzionale di Siena in merito alla vicenda, venne trasmesso
al Comune di Murlo in data 30 novembre 1872 con preghiera di recapitarlo
alla direzione della Miniera.
Nella lettera si diceva di avere esaminata "la motivata opposizione"
del Benefizio Parrocchiale di Montepertuso alla richiesta della Società
della Miniera Carbonifera per ottenere a titolo gratuito alcuni terreni
da attraversare con la ferrovia, ma "non crede che sia il caso
di prenderla in considerazione per il danno che ne deriverebbe alla Cura".(4)
Il Sindaco di Murlo nel partecipare tale conclusione alla Direzione della
Miniera, annotò di suo pugno il seguente commento, sul retro del
documento custodito in Archivio "tale danno sarebbe stato esuberantemente
compensato dai vantaggi che il paese risentirà dalla detta linea
ferroviaria." (5)
Con l'opposizione al passaggio della ferrovia attraverso i terreni della
Cura di Montepertuso e con l'impossibilità di addivenire ad un
conveniente accordo, la Società Carbonifera di Murlo dovette rivedere
i propri programmi e scegliere una variante al progetto per proseguire
i lavori. Il progetto originale prevedeva di seguire la morfologia del
terreno mantenendo il tracciato della ferrovia sul lato sinistro del Crevole.
Con tale sistema sarebbe stato aggirato il massiccio di Monte Ambrogio
poiché, dopo aver costeggiato il colle di Montepertuso, oltrepassato
il mulino attraverso il campo della Cura e la strettoia fra il Villaggio
della Befa e l'ansa del Crevole, la ferrovia avrebbe proseguito fino allattraversamento
dellOmbrone a Mattioni per poi continuare nel territorio di Montalcino.
Preclusa tale possibilità venne deciso di spostare più ad
ovest il tracciato, rettificando in parte la galleria di Montepertuso,
originariamente prevista per ottenere una curva di sufficiente raggio,
capace dindirizzare il binario verso la Befa. Occorse pertanto,
prevedere la costruzione di due ponti: sul Crevole e sul Crevolone, di
due gallerie quella del Mulino e delle Verzure e scavare nella roccia
un lungo tratto in trincea prima di giungere al Fosso della Nave.
Ne conseguì un maggiore onere finanziario per la Società
ed un allungamento dei tempi di realizzazione per raggiungere il medesimo
risultato.
Il progetto di massima dell'ing. Marotti venne approvato da parte del
Ministero dei Lavori Pubblici con decreto del 4 gennaio 1873 al quale
fecero poi seguito decreti successivi dell'aprile 1873 e dello stesso
mese del 1874 nei quali veniva autorizzato il raccordo con la ferrovia
pubblica a "La Volta al Salcio, circa 1300 metri dalla stazione di
Monte Antico, e venivano fissate le caratteristiche dei manufatti lungo
il percorso. I lavori per la realizzazione della strada ferrata vennero
affidati all'impresa Marotti, Valle & C. L'intero percorso misurava
22.886 metri circa, fino alla congiunzione con le ferrovie Romane. Nel
territorio del Comune di Murlo, prima di proseguire in quello di Montalcino,
si sviluppava per 7.700 metri circa ed annoverava nel suo percorso molti
ponti di cui i principali erano i seguenti:
- fosso Serpentaio di circa 5 metri;
- fosso di Peratti di circa 6 metri;
- torrente Crevole (Ponte Nero) di circa 38,50 metri;
- torrente Crevole (Ponte del Molino) di circa 22
metri;
- torrente Crevolone di circa 36,30 metri;
- fosso La Nave di circa 6 metri;
-fiume Ombrone (ponte Mattioni)
di circa 91,20 metri.
e tre gallerie:
-di Montepertuso della lunghezza di metri 119 circa;
-del Molino della lunghezza di metri 39;
-delle Verzure della lunghezza di metri 137.
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I ponti
erano generalmente realizzati con spallette in muratura, cavalletti,
travi e saettoni in legno.
Per avere una visione più ampia dell'impegno tecnico e
finanziario sopportato per la realizzazione dell'opera,
occorre anche tenere presenti tutte le opere di tombinatura
realizzate nei rinterri per consentire il deflusso delle acque
dei numerosi fossi come quelli di Quato, dei Sughereti e di
Botrello i quali, per le loro caratteristiche, entravano immediatamente
in piena alla più piccola pioggia.
Una curiosità: - il ponte sul Crevole da tutti conosciuto
come il "Ponte Nero" dovette tale nome al fatto
di essere stato dipinto con una vernice protettiva e conservante
nera.(come probabilmente anche gli altri.)
Le gallerie vennero realizzate a regola d'arte con gli
imbocchi (porte d'entrata e uscita) in pietra, costruite
a sezione ellittica a muratura mista di pietra/mattoni.Si
dice però che in un primo momento risultassero carenti in
altezza per alcuni tipi di locomotive e quindi dovessero essere
rialzate per consentirne il passaggio. I lavori procedettero
per circa tre anni mentre veniva a delinearsi la struttura
del villaggio e nel contempo si provvedeva alla coltivazione
della lignite nei vari cantieri aperti nelle adiacenze di
quello dei Pratacci. La produzione fino al 1875 fu molto
limitata: circa 2000 tonnellate, ivi compresa quella dell'anno
stimata in 400 tonnellate soltanto, e questo a causa dell'avvio
dei cantieri, della loro organizzazione e dell'approntamento
delle infrastrutture occorrenti al loro funzionamento.
Fu provveduto alla dislocazione dei "complessi
produttivi", dei depositi, dei magazzini, delle officine,
degli uffici e di tutte quelle strutture inerenti al funzionamento
della ferrovia ed alla logistica dei cantieri. Per cautelarsi
poi da future sorprese la Società Carbonifera della Miniera
di Murlo stipulò un accordo con il Beneficio Parrocchiale
della Pieve a Carli per i diritti di escavazione di lignite
ed altri combustibili fossili nella proprietà di detta Pieve.
L'atto venne stipulato presso il Notaro Giovanni
Pampaloni di Murlo in data 6 dicembre 1875 nel quale si fissava
la data di scadenza di detti diritti di escavazione accordati
dietro retribuzione di un canone per tonnellata o metro cubo
di minerale estratto. La durata dell'accordo era limitata
al 6 dicembre 1935 (60 anni), e riguardava non solo la lignite,
ma anche le argille ed altri materiali da costruzione ivi
compresa la pietra calcarea.
(*)
Una curiosità:-Nel "Campione delle Strade Comunitative"
redatto dall'Ing. Cantagalli del Rosso e depositato presso
l'Archivio della Cancelleria di Montalcino il 23 Dicembre
1844, riferendosi alla "Traversa di Buonconvento"
si legge:"-Gli
abitanti di Murlo e Vescovado desideravano che il braccio
di strada per allacciamento con quella Regia Ombronale si
tenesse più breve
seguendo una traccia lungo il Fosso Crevole e traversandolo
con un Ponte si giungesse presso il Fiume Ombrone; ma riflettendo
che oltre l'enorme spesa converrebbe contemporaneamente
avere la strada di Buonconvento per i rapporti che vi sono
con Montalcino, la Comunità resterebbe soverchiamente aggravata
di due strade mentre con quella sola qui indicata e della
quale esiste il suolo di proprietà Comunitativa si ottiene
l'intento. Questa traversa che va a descriversi
comunica in quella di Castelnuovo Tancredi, allaccia le Cure
è giunge alla Regia Ombronale molto agevolmente. "
La
Nuova Regia Ombronale avrebbe dovuto ricalcare il tratto della
via per la Maremma, antistante il podere Molinello, nei pressi
del Villaggio della Befa. Naturale quindi che gli abitanti
di Murlo avessero esaminata la convenienza di raggiungerla
per il percorso più breve da realizzarsi lungo la vallata
del Crevole su quello che trent'anni dopo sarebbe
divenuto il tracciato della ferrovia carbonifera.
1) -Betti Carboncini-"Siena e il Treno" Grafiche Calosci-Cortona-
Novembre 1991
2) - Per armare la strada ferrata vennero usati in prevalenza
binari provenienti dalla dismessa ferrovia Susa -St.Michel
de Maurienne, destinati a finire in Argentina. (Betti
Carboncini- Siena e il treno)
3) -lettera Parroco Montepertuso12/9mbre/1872
(ASCM)
4) -Uffizio Procuratore Del Re presso il Tribunale
civile e correzionale di Siena - n°2887- 30/11/1872
(ASCM)
5) Idem nota del Sindaco
(c.s.)
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