MurloCultura n. 3/2003

Il Villaggio delle Miniere
ovvero
La fine del Medio Evo a Murlo


Parte 1a
Dalle origini alla fine del Secolo XIX°
di Luciano Scali

Capitolo III°
L'inizio della realizzazione del complesso minerario- industriale e le prime serie difficoltà.

Nell'anno 1872, allorché si costituì in Torino la Società della “Miniera Carbonifera di Murlo”, l'ing. Giobatta Marotti (1) ultimava un primo progetto di linea ferroviaria con partenza dal costruendo villaggio della miniera per immettersi nella linea per Grosseto presso la località Volta al Salcio a circa 1500 metri dalla stazione di Montantico. Il tracciato originario della ferrovia prevedeva di doversi armare con binario a scartamento ridotto di m.0,95, ma l'idea venne quasi subito accantonata. Prevalse quella più logica del binario a scartamento normale, m.1,435, compatibile con la linea grossetana, evitando onerose operazioni di carico e scarico per proseguire il viaggio, oltre alla costruzione di apposite strutture per consentirlo (2). Il percorso si sarebbe snodato nella vallata del torrente Crevole (*) con una pendenza massima del 22 per mille, per proseguire con l'altra del fiume Ombrone con una pendenza del 15 per mille. In attesa dell'approvazione del progetto, arrivata solo nel gennaio 1873, la Società Carbonifera si attivò per ottenere le autorizzazioni dai proprietari dei terreni da attraversare iniziando, non appena possibile, ad effettuare lavori di preparazione della futura sede ferroviaria. Vennero pertanto eseguiti notevoli movimenti di terra consistenti in sbancamenti e rinterri da dotare, ad avvenuto assestamento, di appropriate opere d'arte per contenere e regolare il flusso delle acque dei numerosi fossi attraversati.
Fra le proprietà da doversi attraversare se ne trovava una appartenente al Benefizio Parrocchiale di Montepertuso.(3) Il Parroco dell'epoca, don Luigi Biondi, si dichiarò contrario alla richiesta di concessione a titolo gratuito del terreno per il passaggio della linea ferroviaria, motivando il proprio rifiuto con il grave danno che sarebbe derivato alla Cura se lo avesse consentito. Infatti si sarebbe andato a dividere "per il mezzo il Campo del Molino" coltivato a seme e a vigna, riducendolo "a due pezzuoli di niuno o pochissimo valore senza alcun vantaggio che potesse controbilanciare i danni derivati da tale occupazione."
Il parere espresso dall'Ufficio del Procuratore del Re presso il Tribunale Civile e Correzionale di Siena in merito alla vicenda, venne trasmesso al Comune di Murlo in data 30 novembre 1872 con preghiera di recapitarlo alla direzione della Miniera.
Nella lettera si diceva di avere esaminata "la motivata opposizione" del Benefizio Parrocchiale di Montepertuso alla richiesta della Società della Miniera Carbonifera per ottenere a titolo gratuito alcuni terreni da attraversare con la ferrovia, ma "non crede che sia il caso di prenderla in considerazione per il danno che ne deriverebbe alla Cura".(4)
Il Sindaco di Murlo nel partecipare tale conclusione alla Direzione della Miniera, annotò di suo pugno il seguente commento, sul retro del documento custodito in Archivio "tale danno sarebbe stato esuberantemente compensato dai vantaggi che il paese risentirà dalla detta linea ferroviaria." (5)
Con l'opposizione al passaggio della ferrovia attraverso i terreni della Cura di Montepertuso e con l'impossibilità di addivenire ad un conveniente accordo, la Società Carbonifera di Murlo dovette rivedere i propri programmi e scegliere una variante al progetto per proseguire i lavori. Il progetto originale prevedeva di seguire la morfologia del terreno mantenendo il tracciato della ferrovia sul lato sinistro del Crevole. Con tale sistema sarebbe stato aggirato il massiccio di Monte Ambrogio poiché, dopo aver costeggiato il colle di Montepertuso, oltrepassato il mulino attraverso il campo della Cura e la strettoia fra il Villaggio della Befa e l'ansa del Crevole, la ferrovia avrebbe proseguito fino all’attraversamento dell’Ombrone a Mattioni per poi continuare nel territorio di Montalcino. Preclusa tale possibilità venne deciso di spostare più ad ovest il tracciato, rettificando in parte la galleria di Montepertuso, originariamente prevista per ottenere una curva di sufficiente raggio, capace d’indirizzare il binario verso la Befa. Occorse pertanto, prevedere la costruzione di due ponti: sul Crevole e sul Crevolone, di due gallerie quella del Mulino e delle Verzure e scavare nella roccia un lungo tratto in trincea prima di giungere al Fosso della Nave.
Ne conseguì un maggiore onere finanziario per la Società ed un allungamento dei tempi di realizzazione per raggiungere il medesimo risultato.
Il progetto di massima dell'ing. Marotti venne approvato da parte del Ministero dei Lavori Pubblici con decreto del 4 gennaio 1873 al quale fecero poi seguito decreti successivi dell'aprile 1873 e dello stesso mese del 1874 nei quali veniva autorizzato il raccordo con la ferrovia pubblica a "La Volta al Salcio, circa 1300 metri dalla stazione di Monte Antico, e venivano fissate le caratteristiche dei manufatti lungo il percorso. I lavori per la realizzazione della strada ferrata vennero affidati all'impresa Marotti, Valle & C. L'intero percorso misurava 22.886 metri circa, fino alla congiunzione con le ferrovie Romane. Nel territorio del Comune di Murlo, prima di proseguire in quello di Montalcino, si sviluppava per 7.700 metri circa ed annoverava nel suo percorso molti ponti di cui i principali erano i seguenti:
- fosso Serpentaio di circa 5 metri;
- fosso di Peratti di circa 6 metri;
- torrente Crevole (Ponte Nero) di circa 38,50 metri;
- torrente Crevole (Ponte del Molino) di circa 22
metri;
- torrente Crevolone di circa 36,30 metri;
- fosso La Nave di circa 6 metri;
-fiume Ombrone (ponte Mattioni) di circa 91,20 metri.
   e tre gallerie:
-di Montepertuso della lunghezza di metri 119 circa;
-del Molino della lunghezza di metri 39;
-delle Verzure della lunghezza di metri 137.

I ponti erano generalmente realizzati con spallette in muratura, cavalletti, travi e saettoni in legno.
Per avere una visione più ampia dell'impegno tecnico e finanziario sopportato per la realizzazione dell'opera, occorre anche tenere presenti tutte le opere di tombinatura realizzate nei rinterri per consentire il deflusso delle acque dei numerosi fossi come quelli di Quato, dei Sughereti e di Botrello i quali, per le loro caratteristiche, entravano immediatamente in piena alla più piccola pioggia.
Una curiosità: - il ponte sul Crevole da tutti conosciuto come il "Ponte Nero" dovette tale nome al fatto di essere stato dipinto con una vernice protettiva e conservante nera.(come probabilmente anche gli altri.)
Le gallerie vennero realizzate a regola d'arte con gli imbocchi (porte d'entrata e uscita)  in pietra, costruite a sezione ellittica a muratura mista di pietra/mattoni.Si dice però che in un primo momento risultassero carenti in altezza per alcuni tipi di locomotive e quindi dovessero essere rialzate per consentirne il passaggio. I lavori procedettero per circa tre anni mentre veniva a delinearsi la struttura del villaggio e nel contempo si provvedeva alla coltivazione della lignite nei vari cantieri aperti nelle adiacenze di quello dei Pratacci.  La produzione fino al 1875 fu molto limitata: circa 2000 tonnellate, ivi compresa quella dell'anno stimata in 400 tonnellate soltanto, e questo a causa dell'avvio dei cantieri, della loro organizzazione e dell'approntamento delle infrastrutture occorrenti al loro funzionamento.   Fu provveduto alla dislocazione dei "complessi produttivi", dei depositi, dei magazzini, delle officine, degli uffici e di tutte quelle strutture inerenti al funzionamento della ferrovia ed alla logistica dei cantieri.  Per cautelarsi poi da future sorprese la Società Carbonifera della Miniera di Murlo stipulò un accordo con il Beneficio Parrocchiale della Pieve a Carli per i diritti di escavazione di lignite ed altri combustibili fossili nella proprietà di detta Pieve.  L'atto venne stipulato presso il Notaro  Giovanni Pampaloni di Murlo in data 6 dicembre 1875 nel quale si fissava la data di scadenza di detti diritti di escavazione accordati dietro retribuzione di un canone per tonnellata o metro cubo di minerale estratto. La durata dell'accordo era limitata al 6 dicembre 1935 (60 anni), e riguardava non solo la lignite, ma anche le argille ed altri materiali da costruzione ivi compresa la pietra calcarea.

 

(*) Una curiosità:-Nel "Campione delle Strade Comunitative" redatto dall'Ing. Cantagalli del Rosso e depositato presso l'Archivio della Cancelleria di Montalcino il 23 Dicembre 1844, riferendosi  alla "Traversa di Buonconvento" si legge:"-Gli abitanti di Murlo e Vescovado desideravano che il braccio di strada per allacciamento con quella Regia Ombronale si tenesse più breve seguendo una traccia lungo il Fosso Crevole e traversandolo con un Ponte si giungesse presso il Fiume Ombrone; ma riflettendo che oltre l'enorme spesa converrebbe contemporaneamente avere la strada di Buonconvento per i rapporti che vi sono con Montalcino, la Comunità resterebbe soverchiamente aggravata di due strade mentre con quella sola qui indicata e della quale esiste il suolo di proprietà Comunitativa si ottiene l'intento.  Questa traversa che va a descriversi comunica in quella di Castelnuovo Tancredi, allaccia le Cure è giunge alla Regia Ombronale molto agevolmente. "                              La Nuova Regia Ombronale avrebbe dovuto ricalcare il tratto della via per la Maremma, antistante il podere Molinello, nei pressi del Villaggio della Befa.  Naturale quindi che gli abitanti di Murlo avessero esaminata la convenienza di raggiungerla per il percorso più breve da realizzarsi lungo la vallata del Crevole su quello che  trent'anni dopo sarebbe divenuto il tracciato della ferrovia carbonifera.



1) -Betti Carboncini-"Siena e il Treno" Grafiche Calosci-Cortona- Novembre 1991
2) - Per armare la strada ferrata vennero usati in prevalenza binari provenienti dalla dismessa ferrovia Susa -St.Michel de Maurienne, destinati  a finire in Argentina. (Betti Carboncini- Siena e il treno)
3) -lettera Parroco Montepertuso12/9mbre/1872
(ASCM)
4) -Uffizio Procuratore Del Re presso il Tribunale        civile e correzionale di Siena - n°2887- 30/11/1872
(ASCM)
5) Idem nota del Sindaco (c.s.)