MURA E TORRI
NELL'IMMAGINARIO TRECENTESCO
di  Paola Angelini

…"Maestro, già le sue meschite
là entro certe ne la valle cerno,
vermiglie come se di foco uscite

        fossero"...

Con queste parole Dante descrive la grandiosa visione della città di Dite nel canto VIII dell'Inferno.Quella che, infatti, si presenta ai suoi occhi di pellegrino del mondo ultraterreno, non è altro che l'immagine di una tipica città fortificata medievale con le sue altissime torri (meschite) che si ergono sulle mura.
Non dobbiamo stupirci dunque se il poeta colloca antistoricamente nel regno delle anime perse una costruzione civile del suo tempo;Dante è innanzitutto un cantore del concreto, tante sono le immagini del mondo terreno trasportate nell'aldilà;e questa è forse una delle sue doti più grandi. Ciò che però stupisce maggiormente il poeta e anche noi lettori, è il paragone con cui le imponenti torri vengono assimilate al ferro rosso, incandescente; la causa di tutto è il fuoco all'interno che tormenta le anime degli eretici .
A chi si fosse trovato, almeno una volta, al tramonto, a percorrere a ritroso la strada che da Vescovado porta a Monteroni, finita la salita, all'incirca all'altezza del bivio per Quinciano, forse il paesaggio non sarà apparso tanto diverso rispetto alla visione dantesca…Proprio lì, infatti, si mostra in tutta la sua bellezza quasi surreale la torre di Crevole, rossa,affocata per il sole che tramonta.
Nel tempo in cui Dante compì il suo viaggio ultraterreno, 1300 circa,Crevole doveva trovarsi in uno dei suoi momenti di più alto splendore, se, come risulta dagli archivi storici, ospitava l'archivio del Vescovado, cioè dell'intero possedimento vescovile; nel 1325 poi, il vescovo Malavolti vi fece costruire imponenti opere di fortificazione. Anche per questo l'aspetto di Crevole non doveva discostarsi molto dagli altri luoghi protetti da mura.L'architettura civile di questo periodo risentiva delle numerose ragioni sociali e economiche che caratterizzavano gran parte del Medioevo; la città e spesso non solo quella, si presentava cinta da mura che allo stesso tempo avevano una funzione protettiva, ma nell'immaginario collettivo isolavano il dentro dal fuori, l'urbs dal contado. Lo spessore delle mura non era molto consistente e non andava oltre il limite richiesto dalle esigenze statiche; o sviluppo in altezza,invece, doveva funzionare come ostacolo per i nemici e facilitarne l'avvistamento da lontano.Il medesimo compito di difesa era garantito dai merli sulla sommità della cinta, dietro i quali potevano nascondersi gli uomini e dai camminamenti che consentivano dei rapidi spostamenti. Lungo il perimetro esterno delle mura

trovava spazio l'apparato a sporgere, spesso delle arcatelle aggettanti munite di feritoie che permettevano il lancio di pietre o liquidi bollenti. In territorio senese questo apparato si riduceva a puro elemento decorativo, mentre rimaneva costante la sua funzione sopra le porte di accesso alla città, un esempio meraviglioso è tutt'oggi Porta Tufi a Siena. L'elemento architettonico più affascinante è però sicuramente rappresentato dalle torri che si dislocavano sulle mura e agli angoli, il punto più debole, che richiedeva una difesa maggiore.La torre è simbolo per l'uomo medievale della potenza e dell'orgoglio cittadino, è lo sguardo che si estende sul contado e, non ultimo, in una società altamente religiosa, uno slancio verso Dio.Per quanto riguarda i castelli, l'elemento dominante è rappresentato dal "cassero", un torrione di forma quadrangolare,inserito presso le mura o vicino ad una porta.Tutti gli elementi che abbiamo descritto molto probabilmente dovevano trovarsi anche nella struttura di Crevole,poiché i resti che oggi vediamo sono proprio parti del "cassero":un muro laterale con una finestra ad arco ancora intatta e un lato della torre, che mostra ancora la suddivisione in piani; attorno doveva correre l'imponente cinta muraria .
Quello che dobbiamo immaginarci, dunque, può essere una struttura molto simile ai castelli fortificati del contado dipinti nell'affresco di Ambrogio Lorenzetti:  "Gli effetti del Buongoverno in città e in campagna"del 1339. Questo dipinto, innovativo nel suo genere, è il riassunto di quello che abbiamo detto fino adesso.Sulla parte sinistra è rappresentata Siena cinta dalle mura turrite, la sua porta, è il tramite verso la campagna, serena, ricca di personaggi laboriosi e di animali, costellata di rocche fortificate tra boschi e colline, le stesse forse che oggi vediamo circondare .

Baccio Baldini  (1436? 1487)
"Dante entra nella Città di Dite"
Divina commedia da una edizione del 1481