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Ovvero
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Dal
momento in cui giunsi a Murlo sentii parlare, in gran segreto "della "strada
dei Frati"… una via misteriosa, sconosciuta ai più, attraverso la quale
i frati di Montespecchio potevano recarsi a Crevole per incontrare il
Vescovo, senza percorrere le vie battute da tutti. Una traccia che attraversava
boschi e forre, nei punti più selvaggi del nostro territorio ma oggi quasi
del tutto scomparsa fagocitata dalla vegetazione. Riuscire a percorrerla
per intero equivale ad una autentica avventura, oltre che ad una sfida
con se stessi per le difficoltà alle quali si va incontro, ma rappresenta
anche un'esperienza unica, impossibile da dimenticare.
Il percorso prende avvio sulla strada per S. Giusto, dal "Piazzale dei Lecci" (q.341), alla cui sinistra inizia a discendere un sentiero originariamente chiuso da catena che in circa 300 metri di percorso e 60 di dislivello, conduce ai ruderi dell'Eremo di Montespecchio (q.282). La sosta è d'obbligo data l'importanza di quanto rimane del complesso agostiniano, unico nel suo genere dal punto di vista storico- culturale. Oltre la chiesa si apre quello che anticamente veniva chiamato "Piano degli Altari" dal quale si dipartono due sentieri: -quello di destra, oggi impraticabile, attraversava la pineta, per giungere alla strada "delle Colonne"; -quello di sinistra invece, s'inerpica deciso fino ad incontrare la via appena menzionata che ricalca quella del Conventaccio, snaturata alcuni anni fa da una cessa taglia fuoco attualmente in fase di chiusura. Lo si può imboccare seguendo alcuni segnali naturali come il "Leccio cavo del Picchio", l'albero abbattuto e alcuni segnali spray verdi. A metà sentiero un albero di traverso costituisce un buon riferimento, quindi una piccola macchia lasciata di proposito a custodia dell'imbocco, prelude il suo innesto nella cessa (q.304). Si sale abbastanza agevolmente malgrado la forte pendenza. Il percorso è vario fra pini, sottobosco e sassaie aspre contornate da ginepri giganti alti qualche metro, col fusto che, in qualche caso, sfiora i 30 cm. di diametro, fino a giungere in cima a Poggio Boschettino (q.397), ignorando l'ultimo tratto dell'antica via ormai chiusa per innestarsi nell'altrettanto antica via di Pian del Re. Si prende a destra e, costeggiando le misteriose mura dell'insediamento di Pian del Re, si procede per circa 200 metri prima di voltare a sinistra in una strada abbastanza larga ma in disuso ormai invasa da ciuffi fitti di scarza alti circa 50 cm. Dopo altri 200 metri la strada si restringe totalmente ed il bosco detto della "Selva Buia" appare in tutta la sua compattezza. Sulla destra, ai limiti della macchia, il pino giovane con la base scorticata dai cinghiali indica l'apertura di un sentiero dal percorso pianeggiante (q.360/370 mt. d'altitudine) salvo in due punti. Per questo il sentiero della Selva Buia si può suddividere in tre tratti: Il primo, piuttosto fitto e tortuoso che va seguito con attenzione, dal pino scorticato ad una conca erbosa attraversata da un tributario del Fosso della Mortola. Occorre fare attenzione in questo punto poiché il fosso è nascosto dall'erba alta intramezzata da rovi. Per imboccare il secondo tratto del sentiero bisogna tenersi sulla sinistra in alto. Questi, abbastanza pianeggiante si snoda dalla conca erbosa ad una sassaia di serpentino nero che si apre a ventaglio. Per trovare il sentiero giusto occorre seguire il tracciato indicato da un fusto di pino tenendosi sul lato destro in basso, fino ad incontrare un mucchietto di sassi coperto da un frammento di tegola. Proprio di fronte a questo riferimento di apre la terza parte del sentiero. Per la cronaca: dalla sassaia ne parte un altro a sinistra in alto il quale, attraversato il bosco fitto incontrerà il tracciato dell'acquedotto. Il terzo tratto prosegue abbastanza spedito fino ad una conca dove scorre il Fosso della Mortola; oltre questi si deve scavalcare l'albero posto attraverso il sentiero, quindi dopo qualche centinaio di metri, seguendo il segnavia verde, si gira a sinistra di 90°, per trovarsi sulla cessa dell'acquedotto di fronte a "un seccaione" usato dai cacciatori al capanno (q.375 c.a.). Percorsi 20 metri sulla cessa si prende lo stradello in discesa fra interessanti varietà di serpentino fino alla strada del Leccetino (q.340) per proseguire, sempre a destra, verso il Crevolone al quale si giunge dopo un tratto ove possono notarsi varietà domestiche di piante quali: castagno, olivo e melo, frammiste a quelle del bosco. Giunti al torrente, invece di procedere verso il guado naturale di fine strada, bisogna dirigersi a sinistra al momento in cui la strada stessa volta a destra (q.230). Occorre seguire l'argine sinistro del Crevolone "a salire" seguendo il tracciato di in sentiero ormai invaso dalla macchia, oppure, in caso di siccità, entrare nel letto del torrente e procedere per circa 50 metri, quindi spostarsi sull'argine destro fra due alberi segnati, e proseguire fino a quando la parete scoscesa del bosco sotto Le Piaggette non finisce ed appare il tracciato di un fosso proveniente dal bosco ma libero da ogni sorta d'arbusti. Occorre seguire quel fosso fino a quando non appare sulla sinistra il sentiero che sale abbastanza agevolmente. Vari segnali si susseguono anche se non è difficile seguire il tracciato. Si costeggiano due piazzole (ex carbonaie) e s'oltrepassa il bivio con un sentiero in discesa, a sinistra, usato dai minatori di Casciano per recarsi al lavoro in miniera. Con un ulteriore breve strappo si arriva alla via che da Casenovole porta all'Olivello ( meglio conosciuta: del Leccio scritto e del Leccio Bruciato) (q.323). Praticamente il percorso boscoso è terminato ed inizia una strada in terra battuta larga 3 metri circa, rotabile per l'intero percorso dopo gl'interventi della Provincia di qualche anno fa. Si prende a sinistra, verso nord; si attraversa il tracciato dell'acquedotto di Vescovado e, costeggiando il bosco della Mensa, s'inizia a salire fino a raggiungere il piazzale antistante il cancello d'ingresso del podere Casenovole (q.396 c.a.) Si prosegue ancora verso nord intersecando l'antica via "che da Casciano porta a Murlo", si costeggia Poggio a Marco, s'oltrepassa la cessa del podere di Poggio alle Monache fino ad arrivare all'innesto della strada che dal Rospatoio conduce al Casalino. Si prende a destra e dopo esser passati di fronte ai ruderi del podere di Poggio alle Monache (q.464), ed ammirati i paesaggi ai due lati della strada, si imbocca la prima via in discesa a sinistra anch'essa snaturata da una cessa taglia fuoco. Si oltrepassa il bivio della via detta" di Poggio Pelato e la Busca" che conduce al podere della Bandita, fino a discendere al guado sul Crevolicchio (q.330 c.a.) Dopo il guado, per il sentiero a destra si risale per circa 400 metri e, dopo il bivio "delle Fontacce", si entra nella strada del Villaggio di Crevole(q.360 c.a.) che dista ormai più o meno 250 metri. Il viaggio è finito si sono percorsi circa 9500 mt. con 842 mt. di dislivelli. |
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