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Il Villaggio delle Miniere ovvero La fine del Medio Evo a Murlo ------------------ Parte 1a Dalle origini alla fine del Secolo XIX° di Luciano Scali |
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Capitolo
IV° Nel frattempo alla Società Carbonifera delle Miniere di Murlo era subentrata nella gestione del complesso, la Compagnia Francese della Miniera di Pienza con sede principale al n°5 de la Rue de Hanovre a Parigi e con un Direttore Generale nella persona dell'Ingegnere Luigi Bidou. In tutta questa operazione di prevalente assetto societario dovette avere una parte di primo piano il Comm. Carlo Twerembold la cui personalità, e certamente anche i meriti, gli avevano procurata la considerazione della Casa Reale nelle persone di S.M. Vittorio Emanuele II° ed Umberto I°. Anche per la precedente Società, con sede a Torino, dovette essere stato determinante il suo interessamento come pure l'acquisizione del materiale per l'armamento della ferrovia privata Murlo- Monte Antico. Esso consisteva in circa 20.000 metri di binari Vignoles provenienti dal disarmo della ferrovia Susa-St.Michel De Maurienne che univa il Piemonte alla Savoia attraverso il Moncenisio.(*1) Tale tronco ferroviario gestito dalla Mont Cenis Railway Company Limited venne chiuso all'esercizio nel 1871 ed il suo materiale dirottato verso Murlo, anche se in un primo momento, doveva essere esportato in Argentina La ferrovia per Monte Antico, snodava il suo percorso lungo le vallate del Crevole e dell'Ombrone, seguendo la morfologia del terreno. Era dotata di sei case cantoniere e di un posto d'incrocio a Salceta ove i convogli potessero scambiarsi. Dopo il suo innesto nella Strada Ferrata Romana esistevano tre binari i quali, distaccandosi da quello di corsa si dirigevano: due verso altrettanti piani di carico ed il terzo verso una rimessa provvisoria di locomotive in località "La Volta al Salcio". Ultimata quella che venne chiamata la " Ferrovia Carbonifera Murlo- Monte Antico " fu effettuato il collaudo dei ponti il 14 ottobre del 1875 facendo uso di una locomotiva (*1) appartenente alle Ferrovie Romane. Per l'occasione la macchina venne sovraccaricata di quel tanto necessario per arrivare allo standard richiesto dal Genio Civile. Con il decreto dell'8 aprile 1876 il Prefetto di Siena autorizzava l'esercizio provvisorio della ferrovia per sei mesi (2) salvo revocarne la validità il 30 luglio dello stesso anno. Nel contempo si raccomandava al Sindaco di Murlo, di vigilare segnalando al Genio Civile ogni eventuale trasgressione. (3) Da tutto questo si può desumere che a quella data la ferrovia non fosse ancora completamente affidabile e quindi occorresse apportarvi ulteriori correzioni o modifiche. Il 26 agosto 1876 venne nuovamente concessa l'autorizzazione a riprendere l'esercizio provvisorio (4) prorogato, in data 6 ottobre, di altri tre mesi. (5) La decisione venne presa in seguito a ricognizioni effettuate sul tratto ferroviario, dai tecnici del Genio Civile il 22 settembre ed il 2 di ottobre, con validità di esercizio a partire dal 21 dell'ottobre stesso. Per le ricognizioni sembra sia stata usata, una piccola locomotiva di proprietà delle Ferrovie Romane chiamata "Speranza" (*1) la quale si trovava a Siena in quel periodo per riparazioni e che, successivamente potrebbe essere stata acquistata dalla direzione della Miniera. Nel frattempo fervevano i lavori per ultimare la strada ferrata ed è interessante a questo proposito consultare una breve statistica stilata su richiesta "dell'Uffizio Comunale di Murlo" in data 4 marzo 1877. A quella data risultano impiegati in miniera 58 operai (fra addetti alla produzione e ad altri servizi), mentre ben 178 lavoravano lungo la ferrovia. Viene quantificato anche l'ammontare della produzione stimata in 2000 tonnellate annue di lignite e precisata la disponibilità di una locomotiva per il trasporto a Monte Antico del prodotto estratto. (6) Dopo aver ottemperato a tutte le prescrizioni poste dalle autorità, la Direzione della Compagnia Francese della Miniera di Pienza in data 21 marzo 1877 si vide richiedere dalla Prefettura di Siena " un foglio di carta bollata da una lira sul quale deve essere esteso il decreto per la concessione alla detta società dell'esercizio definitivo della propria ferrovia Murlo Montantico." (7) Il 3 aprile dello stesso anno un decreto prefettizio autorizzava la Compagnia all'apertura definitiva dell'esercizio della ferrovia. (8) Anche presso il Villaggio venivano a completarsi i principali lavori intrapresi, ed alla luce dei risultati dovevano aver rappresentato un investimento gigantesco ed uno sforzo economico non indifferente. L'impressione riportata dalle notizie frammentarie acquisite è quella del consolidarsi di due politiche divergenti sulla gestione del nuovo complesso industriale/minerario facenti capo alle direzioni amministrativa e tecnico/commerciale. "La prima indicava come obiettivo prioritario la produzione; la seconda: l'immagine." |
Appaiono
comprensibili le preoccupazioni degli amministratori i quali, dopo gli
sforzi non indifferenti per mettere l'intero complesso in condizione di
operare, auspicassero un ritorno economico a breve scadenza per rimpinguare
le esauste risorse della Compagnia. Non meno interessanti potevano apparire
quelle della parte tecnico commerciale, convinta di non riuscire a conquistare
un mercato senza l'adeguata immagine con la quale presentarsi alla clientela.
Indubbiamente c'era del vero in ambedue le ipotesi, ma forse mancava la
persona di qualità con le caratteristiche specifiche richieste
dalla situazione del momento, non ultima quella della necessaria autorità.
Occorreva mettere assieme i lati positivi delle due ipotesi, poiché
l'intero complesso poteva avere grande capacità produttiva ma a
ben poco le sarebbe servita senza il supporto di un'adeguata organizzazione
capace di pubblicizzare le qualità dei vari prodotti e di collocarli
sul mercato in maniera continuativa. Nel frattempo, vista l'importanza
che sembrava acquisire il complesso, si aveva da parte della Prefettura
la richiesta della scrupolosa osservanza delle disposizioni sancite dal
Reale Decreto del 23 dicembre 1865- n°2716 nel quale "si faceva
obbligo ad ogni esercente di miniere o cave sotterranee di tenere in duplice
copia il piano dei lavori e d'inviarne una aggiornata annualmente all'Ufficio
dell'Ingegnere minerario". (9) Emblematica però è la
notizia tratta dal verbale di chiusura definitiva redatto dal perito superiore
Mario Ciampoli nel 1968, il quale, nel fare una breve cronistoria delle
miniere di Murlo riporta questa frase: "Nel 1878 le miniere di Murlo
furono esplorate per breve tempo dalla Società Industriale Italiana
che, ritirandosi dall'impresa, le riconsegnò alla predetta Compagnia
Francese."
Se le cose stavano così potrebbe prendere valore l'ipotesi di avvenuti contatti a livello di direzione aziendale ad interessare all'acquisto dell'intero complesso la predetta Società Industriale Italiana, la quale, dopo le opportune verifiche non avesse ritenuto conveniente continuare la trattativa. L'avvenimento appare come segno premonitore di un certo malessere, di qualcosa che non andava nella giusta direzione tale da indurre la Compagnia a valutare la possibilità di una cessione dell'attività appena iniziata, e da dissuadere l'eventuale subentrante ad imbarcarsi in una simile impresa. La produzione di lignite in quell'anno assommò a circa 3660 tonnellate. Ad avvalorare la tesi della tendenza a pubblicizzare il complesso minerario- industriale è la partecipazione della ditta "TWEREMBOLD & C.i" alla Esposizione di Parigi del 1878, con la denominazione: "Twerembold & C.i---Murlo---Ferrovia Murlo- Montantico---Calce Idraulica e Miniera di Lignite" nella quale risultò destinataria di un premio. Nel frattempo la statistica delle miniere pubblicata dalla Camera di Commercio di Siena e Grosseto relativa all'anno 1879 riportava per Murlo quanto segue: "La miniera che trovasi sulla sponda destra del torrente Crevole a circa 2 chilometri dal castello di Murlo, è in relazione diretta con le ferrovie romane per mezzo di una ferrovia a scartamento ordinario della lunghezza di chilometri 23 circa facente capo alla stazione di Monte Antico." "Produce lignite che giace sopra il galestro miocenico, e ricoperta dall'argilla plastica, sulla quale i detriti del galestro rosso eocenico si sono depositati trascinati dalle acque, ricca di circa 3 milioni di tonnellate; per ettari 180." "Viene estratta da trincee aperte e gallerie sotterranee con frazioni inclinate. Gli strati ed i filoni hanno regolare andamento con potenza da 3 a 6 metri e quelli inclinati (di circa 30 gradi) hanno uno spessore che oltrepassa i due metri. Viene trasportata con vagoncini e cavalli mentre la produzione annua, è suscettibile di 10.000 tonnellate." Il riferimento alla consistenza del bacino lignitifero riportato dalla statistica e quantificato in tre milioni di tonnellate si dimostrerà, in seguito oltremodo fantasioso in quanto formulato senza avere una cognizione esatta della potenza del banco. Prospezioni successive sulla base di rilevamenti più accurati lo valuteranno in meno di un terzo di tale cifra, vale a dire nell'ordine delle 800.000 tonnellate. (continua) <<<>>>> |
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![]() Zona Mineraria In una carta del 1907 viene chiaramente delimitata la zona mineraria con i cantieri all'aperto, la strada ferrata per Monte Antico e le due ferrovie di servizio: quella del Serpentaio e l'altra delle Sassete. Tra l'altro è chiaramente visibile l'ubicazione del cantiere Pratacci dove avvenne il primo ritrovamento del carbone. Non compare il lago dell'Acquabona e l'omonimo fosso risulta ancora integro. |
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