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LA
STORIA, QUELLA DEI DOCUMENTI
Le vicende
di Lupompesi si legano a quelle del Feudo del
Vescovado di Siena, con sede dal 1055 nel Castello di Murlo,
e la cui storia di 700 anni fu registrata dal Pecci nel 1748,
(''Descrizione e storia del Feudo del Vescovado di Siena'')
ma alcuni recentissimi ritrovamenti archeologici fanno risalire
la nascita del borgo al VI sec. a.C. Secondo altri documenti
- ne scrissero anche Agnolo di Tura del Grasso e Andrea
Dei - il nome '' Lupompeso'' inizia a incontrarsi subito
dopo la sconfitta definitiva del Ghibellini da parte dei Guelfi
nel 1270: fu allora che i Ghibellini fuoriusciti si rifugiarono
in varie castella, incluso quello di Montepertuso, vicino
Murlo. Qui costruirono fortificazioni e presero a tagliaggiare
la zona, tanto che il governo di Siena decise di impossessarsene,
l'8 giugno 1271, dopo 3 mesi d'assedio. Montepertuso fu accerchiato
e distrutto alle fondamenta, così come il castello di Resi
ed altri in zona, caduti nelle mani dei Ghibellini, tutti
appartenenti al dominio del Vescovo di Siena, che volle ovviamente
essere compensato per la perdita delle rocche in questione.
A tale scopo il Consiglio Generale di Siena, il 28 dicembre
del 1271 affidò allo stesso Vescovo l'elezione del Podestà
per amministrare la giustizia di Montepertuso, Resi e gli
altri castelli, insieme con Murlo, Pieve a Carli e Lupompesi.
Dopo che, nel 1323, sotto il Vescovo Donusdeo Malavolti,
furono compilati poi gli Statuti municipali per l'amministrazione
della giustizia criminale nel territorio del Vescovado, i
privilegi del Feudo del Vescovado, che duravano da molti anni,
furono nel XV secolo ridotti , e i Giudici Compromissari convennero
''che gli uomini, e Terre del Vescovado dovessero pagare,
o offerire il censo alla Chiesa Cattedrale per la Festa del
15 d'Agosto, ogni anno, e in perpetuo….''.
Come sentenziato nel Kaleffetto
n°170 c.418 del 24 marzo 1400, la comunità del Lupompeso era
tenuta a rendere tributo alla Cattedrale, e, a giudicare da
quanto richiesto, il centro doveva essere tra i più importanti
e popolati del territorio: mentre il Comune di Murlo portava''un
ciero di libbre undici con fiori'', Crevole cogli uomini di
Lupompeso dovevano offrire alla Cattedrale ''un ciero di libbre
dodici, oncie due, con Fiori''. Inoltre, i sudditi del
feudo dovevano versare periodiche tasse in lire, che però
il Vescovo trovava ingiuste e quindi furono elimina:'' gli
Esecutori di Gabella confermarono l'esenzione accordatagli
già nell'anno 1503.'' La tassa del sale però fu continuata
fino al 31 dicembre 1540, quando la Balia di quel giorno deliberò
che i Vassalli e sudditi dell'arcivescovo non fossero
tenuti pagare al Comune di Siena altro Sale, tranne quello
che eccedeva il consumo: ''Lupompeso moggia 1, staia 10''
Sale che ci riconduce alla leggenda dell'origine del toponimo,
sul quale nei secoli gli abitanti del luogo e gli studiosi
hanno enunziato diverse teorie.
LE LEGGENDE, LE NUOVE IPOTESI
La comunità di
Lupompesi ha oggi circa sessanta abitanti, ma doveva essere
in passato più numerosa, visto che, a metà '700, Pecci
descrive il Castello di Lupompeso come ''composto d'un cento
d'anime…che forma comunità separata, ed e' sotto la curia
della Pieve di Murlo''. Oltre al castello, di cui restano
frammenti di mura, secondo il
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Pecci
esisteva - forse in località La Madonna - un Oratorio dedicato
a Maria Vergine, dove risiedeva la compagnia laicale della
Madonna del Carmine. Il tempo presente usato nel testo vuol
dire che alla metà del '700 la chiesa esisteva ancora, ma
oggi non vi è più alcun segno della presenza di quest'Oratorio
nel paese, anche se il ricordo esiste nella memoria popolare.
Ma ciò che più affascina chi si imbatte in un lupompesino,
o ''pompesino'', dal modo comune nella zona di chiamare il
borgo ''Le Pompesi'' , è il toponimo, che suona particolarissimo.
Gli anziani parlano di un'etimologia sempre legata ai lupi:
''lupi appesi'', oppure ''lupo 'un pesi''. E sempre più insistente
si fa la tesi che Lupompesi fosse un importante centro in
periodo longobardo. In una ricerca storica di Gaetano Prisco,
l'autore cita la ''Via di Lupo Impiso'' da un diplomatico
di S.Agostino del 1072, ''una via medievale che porta il nome
di una località esistente, (Lupompesi ndr) '': l'arteria,
da poco restaurata, sarebbe nata in epoca etrusca per garantire
la distribuzione del sale dal lago di Prile, nel Grossetano,
verso il sud di Siena. La strada sarebbe stata
anche usata per i collegamenti tra l'importante insediamento
di Poggio Civitate a Murlo e la zona mineraria di Vetulonia.
In tempi successivi, la strada avrebbe avuto l'ulteriore funzione
di ''condurre là dove si celebra un rito appartenente alla
tradizione culturale del popolo invasore'', appunto I longobardi.
Il rito in questione, documentato anche nella zona di Benevento,
consisteva nell'appendere a grandi alberi di pero , simbolo
di fertilità, le teste dei lupi uccisi e forse dei prigionieri
giustiziati, mentre attorno all'albero si svolgevano sfrenate
evoluzioni di guerrieri a cavallo: da qui,la strada venne
poi denominata ''Via di Lupo Impiso''. Quelle antiche
danze nei boschi al chiarore di luna che da piccini ci immaginavamo,
temendo che davvero quei sinistri suoni notturni uditi a volte
in estate fossero ululati dei lupi non erano forse solo fantasie:
secondo questi nuovi studi storici, barbariche le nostre
radici lo sono davvero. Mentre la Carta Archeologica della
Provincia di Siena inserisce Lupompesi tra i nuovi siti più
interessanti del territorio grazie al ritrovamento di frammenti
di terracotta di generica età etrusca e di un'abitazione in
terra, a noi piace pensare che i nostri bisavoli fossero davvero
quei misteriosi longobardi che danzavano nel buio intonando
canti di guerra e di passione, e che, prima di allora, fitti
boschi silenziosi di conifere popolati di bestie fantastiche
abbiano coperto completamente la collina di Lupompesi.
Chissà, tra questi pini e ginepri magari i lupi si nascondono
ancora, insieme alle vestigia di quei guerrieri che, oramai
e' certo, vissero in vari luoghi della nostra incantevole
provincia.
Estratto da: "Lupompesi...in
quel di Murlo"
Edizioni
"Il Carroccio" Sett. Ott. 2003.-
Bibliografia:-
-Gaetano Prisco, "Grosseto da Corte a città '', Pubbl.
dall'Amministrazione Provinciale di Grosseto, 1998
-Carta Archeologica della Provincia di Siena, Volume
V, Murlo, di Stefano Campana, Ed. Nuova Immagine 2001
-N. Mengozzi, "Il Feudo del Vescovado di Siena'', Siena,
1911 (ristampa a cura di Lucio Pugliese)
-Vincenzo Passeri, ''I Castelli del Comune di Murlo'',
Studium, Murlo, 1985
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