"L'importanza alle cose la diamo noi!"
(Carlo Donatelli 1994, in occasione della mostra "Fammi vedere" )


La storia insolita di un oggetto incompreso

di Luciano Scali
 
L'idea di realizzare un pannello di grandi dimensioni da utilizzare in occasione dell'annuale "Banchetto Etrusco" nacque nell'anno 1997 e prese avvio da un insieme di circostanze particolari che ritenni valesse la pena di sottolineare in maniera speciale. Si trattava di una sorta di "ritorno alla normalità" dopo essere passato attraverso un pericolo mortale al quale ero scampato di stretta misura per il deciso intervento di una persona cara. Mi pareva di rinascere anche se i postumi dell'evento e della successiva terapia mi avevano fortemente debilitato.
Decisi allora di realizzare, sopra una superficie di 27 metri quadrati, la Sima etrusca del banchetto come intravista da angolazioni temporali diverse. Per evitare di riprodurre pedissequamente la scena ingrandendola soltanto, ritenni opportuno interpretarla inserendovi uno scorcio di vita dell'epoca assieme ad uno dei nostri giorni cercando di non stravolgerne il senso e, soprattutto evitando di mutare le sensazioni che la lastra è capace di dare.
La Sima in questione è qualcosa di veramente straordinario perché, nella sua apparente immobilità riesce a trasmettere messaggi capaci di aprire le porte della mente e di stimolarne la fantasia. Colui che intende interpretarli, si pone così in bilico fra epoche lontanissime, combattuto fra il timore di violare la sacralità di un reperto ma nel contempo deciso ad esternare le emozioni che quel reperto gli procura.
Ricordo come l'esecuzione si rivelasse più impegnativa del previsto con le circa 150 ore per ultimarla e come, altrettanto laborioso si presentasse poi il sistema per esporre il lavoro in maniera appropriata.
Fabrizio dapprima e Giorgio in seguito, riuscirono a rendere possibile quanto avevo immaginato.
Il banchetto di quell'anno fu caratterizzato da alcune "gaffes" nelle quali incappai nel breve discorso durante la cena, ma fu anche quello che mi procurò una delle più grandi felicità della mia vita per la presenza inaspettata di una persona speciale venuta da lontano per condividere con me la gioia del momento.
Da allora, ogni volta che il banchetto si è ripetuto, ho messo a disposizione il mio pannello con dentro l'intima speranza di riprovare almeno in parte le emozioni del 1997.
Come ognuno sa, è l'uomo a dare valore alle cose e se per me il pannello al quale mi riferisco raccoglie in se particolari significati, per altri ha rappresentato invece solo una nota di colore, una finzione scenica con la quale accompagnare il banchetto al pari di una quinta di teatro della quale dimenticarsi subito a spettacolo ultimato. Così anche quest'anno.
Per giorni e giorni i pannelli sono rimasti esposti laddove furono ubicati l'otto di agosto sotto un sole impietoso che ne faceva sublimare i colori ed alle raffiche di vento che finivano per stracciare gli ultimi due.
Con grande tristezza mi sono deciso a rendere pubblico l'episodio per sottolineare come il rispetto, non solo per le singole persone ma anche per il loro lavoro, sia ormai divenuto merce rara persino nell'ambito della nostra piccola comunità.