I
progetti dell'Ing. Pirckher proiettati verso il futuro dovettero apparire
poco comprensibili alla Direzione della Società la quale, sempre
per limitate disponibilità finanziarie, era portata a cercar
di ricavare il massimo dagli impianti e dalla situazione esistente.
Il ragionamento dell'Ingegnere era di una semplicità disarmante
e per questo geniale. Dopo essersi accertato della inesauribile consistenza
delle cave di calcare, marna e argilla, spostò la propria attenzione
sul combustibile cercando di presumerne la quantità disponibile
nell'intero bacino. Le informazioni ottenute gli sarebbero servite da
dato base per approntare un progetto a lunga scadenza, nel quale la
certezza di poter disporre di un approvvigionamento costante ed adeguato
di combustibile, costituiva la premessa per la prosecuzione della fabbricazione
di cemento, calci e laterizi per molti anni ancora a prezzi concorrenziali.
Dai calcoli ricavati dalle osservazioni dirette, dai pochi saggi eseguiti
e dalla conoscenza dell'andamento degli strati di lignite del giacimento
si era arrivati a stimare la consistenza di questi nell'ordine delle
ottocentomila tonnellate, stima del resto confermata dallo stesso Ing.
Pirckher qualche anno dopo (1903/1904) in una sua lettera all'Avv.Ferretti
di Vescovado. In essa egli diceva testualmente:
"Valutazione del bacino - La valutazione della lignite
esistente non può essere che molto approssimativa, perché
i lavori di ricerca sono stati quasi nulli. Un sol punto è assicurato
e cioè che il bacino si prolunga fino al Crevolicchio. Diversi
ingegneri hanno valutata la quantità della lignite a 800 mila
tonnellate."
In ogni modo le coltivazioni effettuate fino a quel tempo si erano limitate
ai "cantieri alti", a cielo aperto ed alle gallerie relative
al cantiere Roma rappresentando in effetti solo saggi per verificare
l'esistenza della lignite in profondità. Accertatosi di questo
l'Ing.Pirckher costruì il pozzo con la galleria murata alla base
per poter arrivare dal basso ai banchi di lignite riscontrati con le
gallerie superiori, e con la prospettiva di prolungare la galleria in
direzione opposta sotto il torrente Crevolicchio e Poggio Stefano.
In effetti il pozzo, secondo la relazione che l'Ing. Sarrocchi venne
a stilare nel 1907 .... "doveva servire allo sbocco delle varie
gallerie tendenti ad inoltrarsi nei vari punti del bacino minerario
ed a rendere più pratica e facile l'estrazione della lignite
mediante elevatori ed una piccola ferrovia che fu posta in comunicazione
col piazzale della Stazione." (20)
Ad ogni modo dalla statistica rimessa il 7 aprile 1888 alla Camera di
Commercio ed Arti delle province di Siena e Grosseto risulta in installazione
a servizio della miniera, una caldaia fissa verticale della potenza
di 8HP con il compito, a quel momento, di far funzionare l'argano
per il sollevamento dell'ascensore di accesso al sotterraneo. (21)
Contemporaneamente si provvedeva alla costruzione di quattro
forni in aggiunta di altri più antichi e dispendiosi per
dare un notevole impulso alla produzione di calci e cementi al momento
in cui vi fosse stata un'adeguata disponibilità di combustibile
ed una maggiore richiesta di prodotti. Venne anche avviata la costruzione
di un ulteriore gruppo di quattro fornaci che non fu mai portato
a compimento.
La prospettiva di spostare la coltivazione del giacimento in sotterraneo,
implicava l'adozione di adeguate strutture per poter operare in sicurezza
e quindi un impegno finanziario che la Società a corto di risorse,
riteneva di non potersi permettere.
Come nella precedente gestione veniva a ripetersi la situazione d'impotenza
nei confronti di un programma finalizzato ad incrementare lo sviluppo
delle varie produzioni ma di difficile attuazione malgrado la disponibilità
del combustibile a basso prezzo, praticamente a portata di mano. Le
condizioni alle quali si faceva riferimento per applicare il progetto,
non vennero condivise dalla proprietà, vuoi per limitata larghezza
di vedute ma soprattutto per indisponibilità di risorse finanziarie.
Si preferì ridimensionarlo estraendo la lignite dai cantieri
a cielo aperto e dalla galleria "Roma Bassa" il cui accesso
avveniva direttamente dalla strada lungo il Crevolicchio, senza dover
ricorrere all'ausilio del pozzo. Alcune opere accessorie, ma d'importanza
fondamentale che avrebbero risolto positivamente il problema, come le
scenderie per la delimitazione del banco, per la ventilazione e per
il regolare funzionamento della miniera, vennero accantonate. Furono
realizzate soltanto molti anni dopo allorché venne rimesso nuovamente
in attività il pozzo. Per rendersi conto di quale fosse la consistenza
delle attrezzature di cui la Società era dotata, basta riferirsi
alla statistica rimessa il 7 aprile 1888 alla Camera di Commercio ed
Arti delle provincie di Siena e Grosseto relativa alle caldaie a vapore
esistenti nel complesso minerario.
Si trattava di 4 Caldaie e 2 Locomotive. Le Caldaie usate nei
vari comparti avevano le seguenti caratteristiche:
- n°
1 Caldaia fissa orizzontale con tubi, della potenza di 8 HP - 4
atm., realizzata in ferro, ubicata presso la fabbrica dei mattoni
ed a riposo in quella data.
- n°
1 Caldaia fissa verticale con tubi orizzontali della potenza di
8 HP -5 atm. realizzata in ferro, ubicata a servizio della miniera
ed in fase di montaggio a quella data.
- n°
1 Caldaia fissa verticale senza tubi della potenza di 3 HP- 4 atm.,
ad uso della officina ed in fase di montaggio a quella data.
-n°1
Caldaia locomobile orizzontale con tubi della potenza di
8 HP - 5 atm. Costruttore: Ing. Malenchini di Firenze, ad uso del
Molino Calce e da tre mesi in attività.
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Tutte le caldaie, ivi comprese le due locomotive, usavano lignite come
combustibile.
Una sola deroga al totale uso di lignite presso gli impianti del
villaggio minerario veniva fatta per la forgia dell'officina ove
occorrevano temperature ottenibili solo con il carbone fossile.(22)
La Società Generale per l'industria delle Ligniti Italiane si attivava
nel frattempo per estendere la propria rete commerciale ed ottenere una
più capillare penetrazione nel mercato dei laterizi e dei leganti
affidando ad una certa ditta Algranati & Tesoro il compito d'impiantare
agenzie locali di vendita nei maggiori centri di consumo.
Inoltre nel 1887 la predetta Società aveva anche partecipato alla
Esposizione Regionale di Materiali da Costruzione tenutasi a Firenze facendosi
tra l'altro notare, per aver pubblicizzato le qualità dei propri
laterizi ottenuti usando l'argilla proveniente dai cantieri ove si estraeva
il carbone e della quale aveva messo in mostra alcuni campioni.
Proprio sulle qualità di questa argilla si era incentrata l'attenzione
di vari operatori interessati, con richieste d'informazioni per eventuali
forniture rimaste però senza esito.(23)
Con il trascorrere del tempo dovettero acuirsi le divergenze fra la Società
ed il suo Direttore Generale in merito alla politica aziendale da seguire.
Come premesso, l'ing.Pirckher intendeva dotare di solide basi l'azienda
in modo da farne un complesso moderno capace di poter affrontare le sfide
del mercato con tutte le carte in regola come il futuro avrebbe richiesto,
mentre l'Amministrazione, a corto di capitali, cercava di realizzare il
più possibile dalla situazione nella quale si trovava ritenendo
opportuno evitare d'impegnarsi in ulteriori investimenti.
Erano due tesi entrambe rispettabili ma non trovarono però un punto
di convergenza.
Se nel passato erano stati bruciati capitali per perseguire una certa
politica d'immagine trascurando il lato commerciale e l'organizzazione
produttiva e di ricerca, adesso si stava verificando un fenomeno dagli
analoghi risultati anche se diverso da quello di prima, continuando a
penalizzare la produzione e la ricerca trascurando persino l'ordinaria
manutenzione.
All'Ing. Pirckher vennero fatti mancare i soldi per proseguire le sue
ricerche, per acquistare il legname occorrente ad armare le gallerie della
miniera e per pagare gli operai, cosicché visti vanificare i propri
sforzi e fallire i propri progetti si dimise.
I Direttori che gli succedettero si adeguarono alle disposizioni della
Società la quale cercò di ridurre drasticamente le spese
limitando l'escavazione della lignite ai cantieri a cielo aperto ed arrivando
addirittura ad acquistarne la quantità mancante, un vagone alla
volta, dalle miniere di Ribolla prelevandolo alla stazione di Monteantico
e trasportandolo a Murlo con la propria ferrovia. (*Note)
Con tutta probabilità venne ritenuto meno costoso acquistare presso
terzi quanto mancava al proprio fabbisogno anziché attrezzarsi
per scavarlo in proprio. La decisione di adottare una simile politica
non dev'essere stata impresa facile, tenuto conto dei vari fattori capaci
di condizionarla. Limitando l'escavazione ai cantieri a cielo aperto la
produzione veniva subordinata alle condizioni atmosferiche stagionali,
e di conseguenza all'agibilità dei luoghi di lavoro in seguito
a periodi di pioggia. Le frequenti frane e smottamenti generavano forti
costi aggiuntivi per mantenerle sotto controllo in condizioni da garantire
i lavoratori da ogni rischio d'infortunio. La politica dell'Ing.Pirckher
orientata a dare continuità alla produzione estendendo la ricerca
e la coltivazione in sottosuolo con criteri adeguati e moderni, aveva
ben tenuto conto degli inconvenienti ai quali erano sottoposti in qualsiasi
momento i cantieri a cielo aperto, e quanto stava accadendo ne era la
pratica conseguenza. Strano a dirsi, ma i lavori in galleria assicuravano
la possibilità di lavorare con qualsiasi tempo e quindi di far
fronte ad ogni richiesta di fabbisogno di combustibile senza condizionamenti
di sorta.
Inoltre, al fine di incrementare le entrate, la Società eseguiva
trasporti non autorizzati di materiali per conto terzi per i quali risulta
essere stata persino multata.(24)
continua
NOTE:
(20). "La Miniera di Lignite e le cave di pietra
da calce e cemento" - Relazione dell'Ing. Guido Sarrocchi- pag. 22.
15/7/1907 - Stab.Tip. Ditta Carlo Nava. Siena 1907- Bibl. Comunale di
Siena- Misc. Senese B. 15- n°11- n°12761.
(21)-(22). "Statistica Caldaie a Vapore" Società
Generale per l'Industria delle Ligniti Italiane - n°601/5 del 7 Aprile
1888 ACM.
(23). "Notizie sulla creta di Murlo" Lettera del dott.Guido
Biagi- Bibliotecario della R. Marucelliana. Firenze - 26/5/1888 ACM.
(24). "Trasporti non autorizzati sulla ferrovia carbonifera"
Comune di Murlo al Prefetto - n°1293 Riservata- 21/10/1892 per infrazione
nel 1888. ACM.
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