Murlo Cultura n. 4 - 2004

Il Villaggio delle Miniere
ovvero
La fine del Medio Evo a Murlo

Parte 1a - Dalle origini alla fine del Secolo XIX°

Capitolo VI°
Divergenze sulla politica di gestione aziendale
fra la Società e il Direttore generale
Dimissioni dell'Ing.Pirckher
Accantonamento dei programmi d'ammodernamento
per difficoltà economiche crescenti
Fallimento della Società Generale per l'Industria delle Ligniti Italiane.

 

di Luciano Scali


(segue dal numero precedente)

 

 

 

 

I progetti dell'Ing. Pirckher proiettati verso il futuro dovettero apparire poco comprensibili alla Direzione della Società la quale, sempre per limitate disponibilità finanziarie, era portata a cercar di ricavare il massimo dagli impianti e dalla situazione esistente.
Il ragionamento dell'Ingegnere era di una semplicità disarmante e per questo geniale. Dopo essersi accertato della inesauribile consistenza delle cave di calcare, marna e argilla, spostò la propria attenzione sul combustibile cercando di presumerne la quantità disponibile nell'intero bacino. Le informazioni ottenute gli sarebbero servite da dato base per approntare un progetto a lunga scadenza, nel quale la certezza di poter disporre di un approvvigionamento costante ed adeguato di combustibile, costituiva la premessa per la prosecuzione della fabbricazione di cemento, calci e laterizi per molti anni ancora a prezzi concorrenziali. Dai calcoli ricavati dalle osservazioni dirette, dai pochi saggi eseguiti e dalla conoscenza dell'andamento degli strati di lignite del giacimento si era arrivati a stimare la consistenza di questi nell'ordine delle ottocentomila tonnellate, stima del resto confermata dallo stesso Ing. Pirckher qualche anno dopo (1903/1904) in una sua lettera all'Avv.Ferretti di Vescovado. In essa egli diceva testualmente:
"Valutazione del bacino - La valutazione della lignite esistente non può essere che molto approssimativa, perché i lavori di ricerca sono stati quasi nulli. Un sol punto è assicurato e cioè che il bacino si prolunga fino al Crevolicchio. Diversi ingegneri hanno valutata la quantità della lignite a 800 mila tonnellate."
In ogni modo le coltivazioni effettuate fino a quel tempo si erano limitate ai "cantieri alti", a cielo aperto ed alle gallerie relative al cantiere Roma rappresentando in effetti solo saggi per verificare l'esistenza della lignite in profondità. Accertatosi di questo l'Ing.Pirckher costruì il pozzo con la galleria murata alla base per poter arrivare dal basso ai banchi di lignite riscontrati con le gallerie superiori, e con la prospettiva di prolungare la galleria in direzione opposta sotto il torrente Crevolicchio e Poggio Stefano.
In effetti il pozzo, secondo la relazione che l'Ing. Sarrocchi venne a stilare nel 1907 .... "doveva servire allo sbocco delle varie gallerie tendenti ad inoltrarsi nei vari punti del bacino minerario ed a rendere più pratica e facile l'estrazione della lignite mediante elevatori ed una piccola ferrovia che fu posta in comunicazione col piazzale della Stazione." (20)
Ad ogni modo dalla statistica rimessa il 7 aprile 1888 alla Camera di Commercio ed Arti delle province di Siena e Grosseto risulta in installazione a servizio della miniera, una caldaia fissa verticale della potenza di 8HP con il compito, a quel momento, di far funzionare l'argano per il sollevamento dell'ascensore di accesso al sotterraneo. (21)
Contemporaneamente si provvedeva alla costruzione di quattro forni in aggiunta di altri più antichi e dispendiosi per dare un notevole impulso alla produzione di calci e cementi al momento in cui vi fosse stata un'adeguata disponibilità di combustibile ed una maggiore richiesta di prodotti. Venne anche avviata la costruzione di un ulteriore gruppo di quattro fornaci che non fu mai portato a compimento.
La prospettiva di spostare la coltivazione del giacimento in sotterraneo, implicava l'adozione di adeguate strutture per poter operare in sicurezza e quindi un impegno finanziario che la Società a corto di risorse, riteneva di non potersi permettere.
Come nella precedente gestione veniva a ripetersi la situazione d'impotenza nei confronti di un programma finalizzato ad incrementare lo sviluppo delle varie produzioni ma di difficile attuazione malgrado la disponibilità del combustibile a basso prezzo, praticamente a portata di mano. Le condizioni alle quali si faceva riferimento per applicare il progetto, non vennero condivise dalla proprietà, vuoi per limitata larghezza di vedute ma soprattutto per indisponibilità di risorse finanziarie. Si preferì ridimensionarlo estraendo la lignite dai cantieri a cielo aperto e dalla galleria "Roma Bassa" il cui accesso avveniva direttamente dalla strada lungo il Crevolicchio, senza dover ricorrere all'ausilio del pozzo. Alcune opere accessorie, ma d'importanza fondamentale che avrebbero risolto positivamente il problema, come le scenderie per la delimitazione del banco, per la ventilazione e per il regolare funzionamento della miniera, vennero accantonate. Furono realizzate soltanto molti anni dopo allorché venne rimesso nuovamente in attività il pozzo. Per rendersi conto di quale fosse la consistenza delle attrezzature di cui la Società era dotata, basta riferirsi alla statistica rimessa il 7 aprile 1888 alla Camera di Commercio ed Arti delle provincie di Siena e Grosseto relativa alle caldaie a vapore esistenti nel complesso minerario.
Si trattava di 4 Caldaie e 2 Locomotive. Le Caldaie usate nei vari comparti avevano le seguenti caratteristiche:

- n° 1 Caldaia fissa orizzontale con tubi, della potenza di 8 HP - 4 atm., realizzata in ferro, ubicata presso la fabbrica dei mattoni ed a riposo in quella data.

- n° 1 Caldaia fissa verticale con tubi orizzontali della potenza di 8 HP -5 atm. realizzata in ferro, ubicata a servizio della miniera ed in fase di montaggio a quella data.

- n° 1 Caldaia fissa verticale senza tubi della potenza di 3 HP- 4 atm., ad uso della officina ed in fase di montaggio a quella data.

-n°1 Caldaia locomobile orizzontale con tubi della potenza di 8 HP - 5 atm. Costruttore: Ing. Malenchini di Firenze, ad uso del Molino Calce e da tre mesi in attività.


Tutte le caldaie, ivi comprese le due locomotive, usavano lignite come combustibile.
Una sola deroga al totale uso di lignite presso gli impianti del villaggio minerario veniva fatta per la forgia dell'officina ove occorrevano temperature ottenibili solo con il carbone fossile.(22)
La Società Generale per l'industria delle Ligniti Italiane si attivava nel frattempo per estendere la propria rete commerciale ed ottenere una più capillare penetrazione nel mercato dei laterizi e dei leganti affidando ad una certa ditta Algranati & Tesoro il compito d'impiantare agenzie locali di vendita nei maggiori centri di consum
o. Inoltre nel 1887 la predetta Società aveva anche partecipato alla Esposizione Regionale di Materiali da Costruzione tenutasi a Firenze facendosi tra l'altro notare, per aver pubblicizzato le qualità dei propri laterizi ottenuti usando l'argilla proveniente dai cantieri ove si estraeva il carbone e della quale aveva messo in mostra alcuni campioni.
Proprio sulle qualità di questa argilla si era incentrata l'attenzione di vari operatori interessati, con richieste d'informazioni per eventuali forniture rimaste però senza esito.(23)
Con il trascorrere del tempo dovettero acuirsi le divergenze fra la Società ed il suo Direttore Generale in merito alla politica aziendale da seguire. Come premesso, l'ing.Pirckher intendeva dotare di solide basi l'azienda in modo da farne un complesso moderno capace di poter affrontare le sfide del mercato con tutte le carte in regola come il futuro avrebbe richiesto, mentre l'Amministrazione, a corto di capitali, cercava di realizzare il più possibile dalla situazione nella quale si trovava ritenendo opportuno evitare d'impegnarsi in ulteriori investimenti.
Erano due tesi entrambe rispettabili ma non trovarono però un punto di convergenza.
Se nel passato erano stati bruciati capitali per perseguire una certa politica d'immagine trascurando il lato commerciale e l'organizzazione produttiva e di ricerca, adesso si stava verificando un fenomeno dagli analoghi risultati anche se diverso da quello di prima, continuando a penalizzare la produzione e la ricerca trascurando persino l'ordinaria manutenzione.
All'Ing. Pirckher vennero fatti mancare i soldi per proseguire le sue ricerche, per acquistare il legname occorrente ad armare le gallerie della miniera e per pagare gli operai, cosicché visti vanificare i propri sforzi e fallire i propri progetti si dimise.
I Direttori che gli succedettero si adeguarono alle disposizioni della Società la quale cercò di ridurre drasticamente le spese limitando l'escavazione della lignite ai cantieri a cielo aperto ed arrivando addirittura ad acquistarne la quantità mancante, un vagone alla volta, dalle miniere di Ribolla prelevandolo alla stazione di Monteantico e trasportandolo a Murlo con la propria ferrovia. (*Note)
Con tutta probabilità venne ritenuto meno costoso acquistare presso terzi quanto mancava al proprio fabbisogno anziché attrezzarsi per scavarlo in proprio. La decisione di adottare una simile politica non dev'essere stata impresa facile, tenuto conto dei vari fattori capaci di condizionarla. Limitando l'escavazione ai cantieri a cielo aperto la produzione veniva subordinata alle condizioni atmosferiche stagionali, e di conseguenza all'agibilità dei luoghi di lavoro in seguito a periodi di pioggia. Le frequenti frane e smottamenti generavano forti costi aggiuntivi per mantenerle sotto controllo in condizioni da garantire i lavoratori da ogni rischio d'infortunio. La politica dell'Ing.Pirckher orientata a dare continuità alla produzione estendendo la ricerca e la coltivazione in sottosuolo con criteri adeguati e moderni, aveva ben tenuto conto degli inconvenienti ai quali erano sottoposti in qualsiasi momento i cantieri a cielo aperto, e quanto stava accadendo ne era la pratica conseguenza. Strano a dirsi, ma i lavori in galleria assicuravano la possibilità di lavorare con qualsiasi tempo e quindi di far fronte ad ogni richiesta di fabbisogno di combustibile senza condizionamenti di sorta.
Inoltre, al fine di incrementare le entrate, la Società eseguiva trasporti non autorizzati di materiali per conto terzi per i quali risulta essere stata persino multata.(24)


continua

 


NOTE:

(20). "La Miniera di Lignite e le cave di pietra da calce e cemento" - Relazione dell'Ing. Guido Sarrocchi- pag. 22. 15/7/1907 - Stab.Tip. Ditta Carlo Nava. Siena 1907- Bibl. Comunale di Siena- Misc. Senese B. 15- n°11- n°12761.
(21)-(22). "Statistica Caldaie a Vapore" Società Generale per l'Industria delle Ligniti Italiane - n°601/5 del 7 Aprile 1888 ACM.
(23). "Notizie sulla creta di Murlo" Lettera del dott.Guido Biagi- Bibliotecario della R. Marucelliana. Firenze - 26/5/1888 ACM.
(24). "Trasporti non autorizzati sulla ferrovia carbonifera" Comune di Murlo al Prefetto - n°1293 Riservata- 21/10/1892 per infrazione nel 1888. ACM.

 

 

 

 

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