Murlo Cultura n. 4 - 2004

Alla scoperta degli artisti di Murlo

Luciano Scali

di Annalisa Coppolaro

 

 

 

 

La sua casa è un'opera d'arte: colori, forme, materiali diversi si uniscono in un caleidoscopio di immagini che parlano di lui come uomo e come artista. Una casa antica, a Murlo, restaurata con amore e poi arricchita di quadri e sculture in uno stile audace e personale.
Luciano Scali, dopo anni di viaggi nei paesi più vari, ha scelto Murlo come sua casa stabile e come luogo della creazione. Nel 1984 Murlo, con la sua estrema complessità sociale, spaziale e storica, deve averlo affascinato davvero: non a caso è il Presidente dell'Associazione Culturale e ideatore di questo giornale. Non solo pittura e scultura, ma cultura in senso lato, quella a cui si appassiona: la ricerca storica, il giornalismo e la scrittura, lo studio del passato del territorio di Murlo che sorprende continuamente per la inesauribile miniera di informazioni di epoche passate, fanno parte delle molte attività di questo personaggio amatissimo dai murlesi. Un personaggio anche scomodo, certo: si batte da sempre contro la volgarizzazione del passato, e, a suo modo, contro le orde di turisti che calpestano con nonchalance i nostri territori. "Etrusco questo, etrusco quello, ora tutto è etrusco a Murlo - mi diceva tempo fa tra il serio e il faceto - E la gente che usa il termine tante volte non sa di cosa parla". Forse anche per questo Luciano da anni porta gli etruschi nelle scuole elementari e medie di Vescovado con progetti di grande valore artistico e storico, proprio per educare i bambini al passato e aiutarli a scoprire chi sono.
Ma è sulla sua arte che ci vogliamo concentrare, per due motivi: perché lui, per carattere è un tipo schivo quando si tratta di parlare dei suoi quadri e perché la serie che abbiamo in mente, vuol fare luce, descrivere e scoprire i tanti artisti che vivono a Murlo. Quello che mi ha sempre affascinato è l'estrema varietà di quanto Luciano dipinge: i temi che sceglie - dal paesaggio sempre reso in modo molto personale, ai temi erotici che si scoprono in diverse tavole, per approdare ad elementi astratti, sensuali nella forma e nei colori, talvolta ispirati a motivi archeologici, ed al paesaggio anche interiore - sono poliedrici proprio come lui. A guardare i suoi quadri, la sua interpretazione della vita appare multiforme e colorata: il sogno, il pensiero e la realtà si uniscono spesso nella sua creazione artistica grazie alla forte immaginazione senza la quale nessun vero artista sarebbe tale, e senza la quale, soprattutto, Luciano non sarebbe Luciano.
"Mi è sempre piaciuto disegnare - ricorda Scali - mi aiutava ad esprimermi meglio fin da quando frequentavo le scuole elementari. Il mio modello era un coetaneo, Sergio Micheli, oggi docente universitario e grande studioso di cinema oltre che regista. Disegnava benissimo ed io lo ammiravo e lo invidiavo ad un tempo. Poi - continua Luciano - subito dopo la fine della Guerra d'Africa, per festeggiare il nuovo Impero la scuola lanciò un concorso di disegno sul tema. Il miglior disegno avrebbe rappresentato la nostra scuola in una mostra collettiva. Così disegnai il generale Badoglio che entrava ad Addis Abeba col suo cavallo bianco, copiandolo dalla copertina di un quaderno, ed ero sicuro di vincere, ma anche quella volta il mio fu scartato e scelsero un disegno di Sergio. In realtà è un piccolo episodio , ma mostra un po' il mio carattere di allora. Ricordo che a tredici anni passai alcuni mesi da dei parenti in campagna e disegnai tantissimo, in ogni pezzo di carta che trovavo, ed ho alcuni dei disegni di allora, che mi riportano indietro nel tempo…

Già allora tendevo a rappresentare i miei stati d'animo con il mezzo che mi era più congeniale…"
Luciano partecipò alla prima collettiva di Pittura a Macerata all'età di 18 anni, insieme ad affermati artisti che erano colleghi del cognato, e da allora ha esibito le sue opere in tante mostre collettive e personali, tra cui alcune ex- tempore, dove confessa di essere stato spesso eliminato perché tendeva ad allontanarsi dal tema… Amava già allora correre in bicicletta e portava sempre l'occorrente per disegnare: fu così che Luciano scoprì le tracce storiche nel territorio attorno a Siena e fu anche così che decise di rappresentare quanto vedeva e le emozioni che ciò provocava in lui. Una delle più importanti collettive di Luciano Scali risale al 1951 quando, a Civitanova Marche, espose le sue opere a fianco dei più grandi artisti del momento e di sempre: Guttuso, Tomea, De Pisis, Levi, Monachesi, Cagli, Purificato. A questa ne seguirono altre a Marina di Carrara, a Macerata, a Tolentino, insieme al Concorso Ex Tempore Città del Palio a Siena e molte altre. Dopo un periodo in cui Luciano aveva ritenuto importante disegnare per rappresentare, un nuovo periodo iniziò per lui quando prese a farsi strada la convinzione di "dover disegnare per capire e per esprimere", passando così dall'aspetto delle cose che disegnava alla loro intrinseca natura, sovrapponendo la sua emozione alla forma che stava rappresentando: da qui nasce anche il suo modo intimo, personalissimo di interpretare i suoi temi, come in una perpetua ricerca di stile e d' identità. "Scorrendo la mia produzione - dice Scali - è evidente l'identificazione dei periodi che l'hanno caratterizzata: nelle cose prodotte è raccontato un esclusivo viaggio non ancora esaurito e di riflesso quello delle persone che lo hanno accompagnato nei vari momenti. Per questo non mi separo di solito dalle cose che dipingo anche se a prima vista insignificanti… Se per necessità dovessi ricorrere a "dipingere per vendere", dovrei affrontare l'imbarazzante dilemma di non rimanere troppo coinvolto nella realizzazione del quadro al fine di evitare un rincrescimento eccessivo nel separarmene. Non dovrei metterci l'anima, ecco!, conclude. Eppure i lavori di Luciano Scali sono sparsi un po' ovunque, negli Stati Uniti, Francia, Svizzera, Haiti e in tante città italiane: i più sentiti sono nelle case di persone che hanno dimostrato di apprezzarli, perlopiù regalati dall'artista o scambiati con compagni di esposizione. Come si vede, un modo di pensare, quello di Luciano, del tutto particolare: in fondo, lui è da sempre convinto che "quanto ci appare" non rifletta mai la "realtà nascosta" di cose e persone. Luciano Scali cerca sempre oltre la facciata che ognuno di noi offre agli altri, anche attraverso la sua arte usata come strumento di scoperta del mondo, della gente, e, forse, soprattutto, di se stesso.

 

 


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