QUADERNO TRIMESTRALE DELL'ASSOCIAZIONE CULTURALE DI MURLO
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Il vecchio borgo si spopola: arrivano i nuovi proprietari
Murlo ultimo retaggio di un mondo che scompare
Residenti o "murlesi per un giorno"?

di Luciano Scali
 

Da qualche tempo il mio interesse per le mutazioni all'interno del castello di Murlo ha assunto un aspetto insolito. "Dipenderà dall'età" mi sono detto "e quindi dal diverso modo di valutare gli avvenimenti" ma il fenomeno al quale mi riferisco presenta connotati preoccupanti. Soltanto sei mesi fa, in prima pagina, sottolineavo alcune situazioni createsi in seguito alla notorietà acquisita da Murlo con il suo museo e le numerose iniziative collaterali che rischiavano di metterne in pericolo la vivibilità. Oggi invece vorrei evidenziare un argomento che a prima vista sembrerebbe in antitesi con quanto affermato allora: lo spopolamento del borgo. L'abbandono del castello iniziatosi alcuni decenni or sono, si è accentuato in questi ultimi anni malgrado l'accresciuta notorietà di Murlo. All'incremento del numero dei visitatori si è contrapposto il calo dei residenti, vuoi "per cause naturali" oppure perché orientati verso luoghi meno isolati o dotati di migliori servizi.
Il risultato di tale tendenza si evidenzia con l'approssimarsi della stagione invernale, allorché il senso di abbandono diviene palpabile alla vista di tante abitazioni dalle quali non traspare alcun segno di vita attraverso porte e finestre rigorosamente sbarrate. Eppure nella memoria dei pochi superstiti è rimasto il ricordo di un borgo intensamente popolato dove fervevano le attività degli abitanti nella loro quotidiana lotta per la sopravvivenza.
Si accontentavano dell'indispensabile, ed ogni energia veniva spesa per migliorare la propria condizione in un ambito avaro ma dal quale si poteva trarre l'occorrente per vivere. Le genti di allora avevano imparato a farlo e nell'apprezzare quanto la natura offriva, riuscivano a mantenere intatti i valori che costituivano il fondamento della loro forza interiore.
Oggi nei commenti dei visitatori tutto questo non compare. Solo l'entusiasmo per un complesso ordinato e di bell'aspetto tale da paragonarsi ad "angolo di Paradiso" da cui tenersi però prudentemente alla larga per non venirne irretiti.

Alcuni, come il sottoscritto, lo sono stati davvero ed ora non vorrebbero staccarsene più. Per me è stata una scelta facile, le mie radici erano da queste parti e mio padre nacque a meno di dieci chilometri da qui.

 

Così pensando mi resta difficile accettare l'idea di potersi allontanare da un luogo simile per trasferirsi a poche centinaia di metri e disfarsi della casa che ospitò la propria famiglia per secoli. Gran parte di quelle abitazioni, snaturate nelle strutture dal nuovo proprietario ignaro di costumi e tradizioni, sono oggi vuote, usate solo poche volte all'anno per brevi vacanze, durante il periodo di caccia o per andare a funghi. Tutto qui, e tutto regolare nel pieno rispetto delle leggi e del mutare dei tempi. Tutto normale meno le emozioni, quelle che un borgo pressoché abbandonato è capace di suscitare. Per me è come se d'improvviso un'entità ostile avesse deportato gli abitanti in luoghi lontani, di non ritorno, e la copiosa teoria di gente quotidianamente interessata a Murlo, lo facesse per curiosare nei luoghi ove nel passato erano avvenuti eventi straordinari oppure con l'intento di realizzare un buon investimento. Opinioni personali naturalmente, ma condivise con i pochi superstiti, ultimo retaggio di un mondo quasi scomparso, in perenne attesa di vedere aprire qualcuna di quelle porte o finestre per comprendere, dall'abbigliamento dei nuovi arrivati, se siano venuti in vacanza, a caccia, per funghi oppure con l'intenzione di restare.

 

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