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Murlo Cultura n. 5 |
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Graziano bernini
e la sua retrospettiva
a S.Quirico d'Orcia di Annalisa Coppolaro |
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Nell'incontrare
Graziano Bernini, quello che mi colpisce sempre di lui è la sua
invidiabile capacità di rimanere un ragazzo, e di osservare la
realtà con lo sguardo, appunto, di un giovanissimo. E io quando
era un ragazzo me lo ricordo bene: avevo sei anni, lui ventidue, ed ho
posato per due ritratti, a casa mia, ritratti commissionati da mia nonna
Iva e che mostro con orgoglio alle mie pareti a chiunque venga da noi
a Lupompesi. Ricordo bene quei giorni estivi in cui ho posato per lui,
e, pur avendo posato in seguito per altri, quel primo incontro con l'arte
mi è sempre rimasto dentro.
"Vedi, questi disegni di quando ero studente di Plinio Tammaro all'Istituto d'arte sono tutti incentrati sulle linee" mi fa notare durante l'intervista "Passavo giorni e giorni in questi chiaroscuri, nei panneggi delle stoffe, nei meccanismi di motori, aratri, nell'anatomia dei buoi del Nannetti al lavoro nei campi, oppure disegnando la canina del babbo E anche nei ritratti di mia mamma, della nonna Giulia era proprio il disegno che mi interessava, un po' come nella tecnica dell'affresco." |
Nell'introduzione
che Plinio Tammaro ha voluto scrivere per il catalogo della mostra è
chiaro che il sedicenne Graziano già prometteva di divenire un grande
artista. E lui ammette che il fatto di essere nato a Murlo ha influenzato molto il suo modo di creare, e forse anche il fatto stesso di aver scelto l'arte come sua passione e suo mestiere. "Certo, è qui che da sempre trovo la mia ispirazione, nel paesaggio, nel mondo contadino in cui sono nato e che mi hanno sempre fornito spunti per il disegno dal vero. L'opera che ho deciso di mettere nel manifesto della mostra, Il babbo che infiasca il vino, racconta, ad esempio, I gesti che vedevo fare ogni giorno al babbo. Ma, al contrario di quanto si può pensare, non e' un'opera veristica, la composizione è più come un'immagine di sogno. Parto sempre dal reale ma poi a volte mi allontano, interpreto " Tra le opere giovanili, un altro dipinto sognante, a mio avviso, è quello di ''Pippo in Sesta'', dove la vita contadina, insieme alla luce della campagna di Murlo e al momento immortalato nella tela, rendono il quadro un vero capolavoro. Basta guardare la grande ''Maddalena'' nella Chiesa di S. Fortunato a Vescovado, dove il paesaggio alle spalle della intensa figura femminile è riconoscibilissimo: sono le nostre colline, panorami che I vescovini conoscono bene. Ci sono poi le opere in rame sbalzato come la Via Crucis, sempre in S. Fortunato, o il tondo con il ritratto del babbo, che mostrano quanto l'arte di Bernini riesca a spaziare tra temi e materiali più diversi. A Palazzo Chigi tutto questo verrà senza dubbio messo in risalto. "Ma come descriveresti la tua evoluzione in questi quarant'anni di creazione artistica, Graziano?" "Sai, ci sono stati periodi come quando ero ad insegnare a Busto Arsizio negli anni Settanta, in cui ho quasi abbandonato l'arte, ma poi negli anni 80 sono tornato a creare, scoprendo una nuova tendenza, quella del colore. Direi che , rispetto al lavoro giovanile, quello degli ultimi vent'anni è meno dettagliato, con masse di colore che escono dalla tela, e i soggetti più plastici, più essenziali. Ma vi sono sempre i paesaggi, Murlo, Lupompesi, la natura intorno a Murlo, le crete, e anche i personaggi della realtà nella quale sono nato. L'opera che conclude la mostra è "Argia e Gilda in un interno'' e, in primo piano, vi sono tante cose da mangiare, come i salumi, le verdure, insomma un'idea di abbondanza che ho voluto ricreare insieme alle due immagini di donne che fanno, appunto, parte del mio mondo''. I soggetti di Graziano Bernini infatti sono anche qui, davanti a me: la moglie Visana e la figlia Caterina sono tra le figure dipinte da Graziano, confermando ancora l'importanza del mondo interiore dell'artista per la sua creatività. Un altro motivo per visitare la mostra, che rimarrà aperta a S.Quirico dal 6 dicembre al 7 gennaio, anche durante la Festa dell'Olio. |
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