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Murlo Cultura n. 5 |
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Testimonianze
duccesche di Maria Paola Angelini
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La
mostra "Duccio: alle origini della pittura senese"che si tiene
a Siena proprio in questo periodo e che sta riscotendo un enorme successo,guida
il visitatore lungo un sentiero che attraversa l'arte del due-trecento dagli
albori,con la scoperta di pittori preducceschi documentati nelle tavole
di Biccherna, fino agli allievi, o presunti tali del grande maestro.Tutto
questo passando attraverso le opere di Duccio di Buoninsegna, il quale,
proprio grazie al "filo rosso"che in questa mostra unisce pittura,scultura
e oreficeria,si rivela ai nostri occhi una personalità artistica
sicuramente più complessa,originale e innovatrice rispetto a ciò
che possiamo ricavare da un qualsiasi manuale di storia dell'arte. Appare
così al nostro sguardo una delle tavole di Duccio, la "Madonna
di Crevole",forse tra le più belle e significative,simbolo di
innovazione e rielaborazione dei modelli, soprattutto se confrontata con
la coeva "Madonna di Castelfiorentino"di Cimabue. L'opera proviene
dalla chiesa di S.Cecilia a Crevole.che però non costituisce la collocazione
originale,poiché le fonti attestano che nel 1687 l'arcivescovo Marsili
fece trasferire i monaci leccetani di Montespecchio a Crevole dove, appunto,
la tavola fu trasportata insieme ad altri dipinti, tra i quali un antichissimo
dossale attribuito a Guido da Siena. La stessa sorte deve aver accompagnato il cosiddetto "Polittico di Montespecchio", attribuito al Maestro di Città di Castello,pittore duccesco della prima generazione. L'opera che rappresenta S.Agostino, S.Paolo, S.Pietro, S.Antonio Abate,con al centro la Vergine col Bambino, desta la sorpresa dell'osservatore, forse perché poco nota,o forse perché nessuno è in grado di immaginare una tale bellezza tra le mura di quell'eremo che adesso langue tra le rovine.Eppure Montespecchio appariva al visitatore una costruzione possente,dalle alte e spesse mura costituite da fasce bicrome di pietre rosa e nero-verde,queste ultime provenienti dalle cave di Vallerano,che i documenti attestano essere state usate anche per il Duomo di Siena.Del monastero sappiamo con certezza che fu fondato nel 1189 e che fu consacrato da Papa Alessandro IV, come ci dimostra un'attenta analisi del "Polittico".Sul retro della tavola centrale, infatti, è riportata un'iscrizione parzialmente leggibile che indica che l'opera era destinata alla " chiesa di Santa Maria di Monte Speculo 16 Aprile Santo Padre Alisandro " |
Altro
elemento che ne assicura la provenienza è la presenza di S.Antonio,
contitolare dell'eremo. In seguito il polittico fu smembrato e le tavole
laterali trovarono diversa collocazione,mentre la Madonna col Bambino rimase
nella chiesa di S.Cecilia. Osservando l'opera adesso, però,possiamo
riconoscere la cifra stilistica del Maestro di Città di Castello,
che dipinge all'inizio dell'ultimo decennio del Duecento. L'influenza di
Duccio si manifesta nel disegno delle figure,nei grafismi bizantini del
manto della Vergine,nel muoversi del Bambino che si aggrappa a un lembo
della veste della Madre.Quello che ci colpisce veramente è però
qualcosa di più;basta osservare gli sguardi solenni e intensi dei
santi,rivolti al Bambino e in contemplazione del Mistero di cui è
simbolo, per notare il tono quasi drammatico della rappresentazione,così
evidente nella "Crocefissione"di Manchester,altra importantissima
opera del Maestro.Basta soffermarsi sui volti delle figure e riconoscere
una volumetria innovativa che ricorda Giotto e che ci stupisce ritrovare
nel solco della tradizione.Il fondo dorato si staglia e risalta in modo
stupefacente contro la parete della sala all'interno della mostra duccesca,allo
stesso modo in cui doveva risplendere all'interno dell'eremo tra i boschi
di Montespecchio.
La "Madonna di Crevole" di Duccio |
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