Murlo Cultura n. 5 - 2004




Un luogo particolare del territorio di Murlo, oggetto di
ricerche minerarie nel passato


VALLERANO

di Luciano Scali

 

 

 

 

Di Vallerano non si è parlato molto e, quando lo abbiamo fatto, lo è stato per presentarlo come esempio di luogo sperduto, di difficile accesso e costantemente in rovina. Anni or sono gli è stata dedicata buona parte del calendario con le stupende foto di Antonella Guidi e Stefania Foderi, un racconto di fantasia ed un articolo di rimpianto per la trasformazione della vetusta chiesa di S.Donato, così carica di storia, in una più pratica struttura ricettiva. "E' il mondo che cambia!" furono i commenti che ne seguirono e di Vallerano non si parlò più. Di tanto in tanto ci capito trovandovi sempre i soliti irriducibili abitanti, qualche frana in più e piccoli restauri di fantasia realizzati qua e là dagli ultimi acquirenti innamoratisi del fascino che sprizza da quei ruderi. Eppure, oltre alla miseria sempre imperante nella zona, vi sono stati negli ultimi scorci di storia della frazione, alcuni periodi di speranza legati all'utopia delle ricerche minerarie che presero avvio un po' dappertutto in Italia a seguito della conquistata unità nazionale. Una ragazza di queste parti, Barbara Anselmi, della quale abbiamo grande stima, dedicò a Vallerano una parte importante della sua tesi di laurea di cui cito alcuni stralci, allorché trattando delle "serpentiniti", si soffermò a sottolineare le ricerche effettuate nella zona con l'intento di sfruttarne le mineralizzazioni di rame presenti.
Notizie di avvenute ricerche datano dal 1883 e portano la firma dell'ingegner Bidou, già direttore generale della "Compagnia Francese delle Miniere di Pienza". Questi, esautorato dal proprio incarico presso la miniera di Murlo, continuò la sua attività dedicandosi alla ricerca in galleria dei solfuri di rame nei pressi di Vallerano, lungo il fosso di Pietracupa. I lavori furono ben presto abbandonati ma alla fine della prima guerra mondiale vennero ripresi e ampliati dalle "Miniere Riunite Savelli" con sede in Siena. In questa occasione furono approntati due piazzali: il primo ai bordi del fosso con una galleria in direzione est, e l'altro a quota 226,0 m s/m, vale a dire circa 25 metri più in alto. Il minerale ricavato si suddivideva in: calcopirite, con un tenore in rame del 25% circa e in roccia serpentinitica e diabasica mineralizzata con tenore in rame del 10% circa. Però sul mercato non c'era richiesta di minerale grezzo e la limitata quantità disponibile, non consentiva di procedere a costose operazioni di arricchimento sul posto, cosicché, fatti i debiti conti l'attività venne abbandonata.

 

Le ricerche nella zona vennero riprese nel 1940 per conto di Serpieri e Zoppis ed estese anche ai poggi circostanti e l'anno successivo, il permesso di ricerca venne trasferito alla Società Anonima Cuprifera Toscana. Questa effettuò prospezioni sugli affioramenti di Poggio al Piano e sul fosso dei Fangacci oltre a riprendere i vecchi lavori fino ad incontrare le antiche gallerie abbandonate vent'anni prima. I risultati furono scarsi a causa dei bassi tenori di rame riscontrati.
Nel 1947 i lavori vennero definitivamente abbandonati. Col passare del tempo i segni delle attività sono quasi del tutto scomparsi tranne una scenderia tuttora aperta che ancora potrebbe costituire un pericolo per la pubblica incolumità a causa della sua profondità (circa 5 metri), ripidezza e mancanza di possibili appigli. All'occhio dell'esperto non possono sfuggire i vari tentativi di sondaggi effettuati, né l'identificazione del piazzale superiore permanendo ancora residui resti di minerale fortemente degradato. Lo stesso dicasi del piazzale inferiore del quale rimane soltanto una porzione di muratura ad angolo a contenimento delle scarpate soprastanti. Inutile la ricerca degli ingressi ormai scomparsi da decenni. Resta solo la realtà di un luogo estremamente selvaggio e suggestivo che nel passato dovette essere testimonio di attività febbrili legate anche alle cave del serpentino occorso alla costruzione del Duomo di Siena. Non per nulla, il fosso dei Fangacci era conosciuto anche come "il fosso degli Scalpellini" e qualche anziano questo nome lo ricorda ancora.

 

Bibliografia:
"Murlo: dalla mineralogia delle serpentiniti a una proposta di fruizione naturalistica del territorio"
Barbara Anselmi- Tesi di Laurea. 1996/97

 

Planimetria delle ricerche minerarie della Miniere Riunite Savelli
(disegno di Luciano Scali, da una tavola dell'Ing. Savelli del 1918)


Vallerano nei vecchi documenti minerari

Le ricerche minerarie in epoca recente, non si limitarono soltanto al rame come accennato nell'articolo e indicato nel Registro delle concessioni alle voci Vallerano e Vallerano II, ma proseguirono negli anni successivi con la ricerca di Manganese, Stagno, Pirite e Solfuri misti. Ecco come vengono descritte per sommi capi, sempre nel medesimo registro, le concessioni rilasciate dopo la cessazione dell'attività nella miniera di rame illustrata a fianco.

Vallerano - Permesso per Cu - Pirite di Fe - Mn - Sn.
S.A.Cuprifera Toscana (maggio 1945)

Descrizione: Le serpentine costituiscono una larga fascia nella parte a N della zona richiesta. Sulle serpentine poggiano i gabbri e i diabasi costituendo per differenziazione magmatica, zone di contatto. A copertura di questa vasta zona eruttiva sono gli scisti calcareo-diasprigni e le ftaniti dell'eocene superiore. Alcuni punti del contatto diabase-serpentino e la massa diabasica in ispecie si presenta mineralizzata unitamente a calcopirite. Spesso piccole vene di quarzo discretamente mineralizzato a calcopirite e pirite attraversano la massa diabasica stessa. Inoltre gli scisti diasprigni eocenici in alcuni punti sono manganesiferi.

Vallerano - Permesso per solfuri di Cu - Pb - Zn e minerali associati.
Soc.Montecatini Edison.
Descrizione: permesso richiesto per gli anni 1971-1973, con proroghe fino al 1979.

LEGENDA dei simboli dei metalli: Cu (rame), Fe (ferro), Mn (manganese), Sn (stagno), Pb (piombo), Zn (zinco).


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