Murlo Cultura n. 5 - 2004

Il Villaggio delle Miniere
ovvero
La fine del Medio Evo a Murlo

Parte 1a - Dalle origini alla fine del Secolo XIX°

Capitolo VII°
Divergenze sulla politica di gestione aziendale
fra la Società e il Direttore generale
Dimissioni dell'Ing.Pirckher
Accantonamento dei programmi d'ammodernamento
per difficoltà economiche crescenti
Fallimento della Società Generale per l'Industria delle Ligniti Italiane.

 

di Luciano Scali


(segue dal numero precedente)

 

 

 

 

Nel gennaio del 1889 il Direttore del momento, un certo Zanella, informava il Sindaco di Murlo d'impiegare per lavori esterni alcuni ragazzi di età tra i dodici e quindici anni, "non tanto per bisogno effettivo di lavorazione ma piuttosto per soddisfare alle richieste dei loro genitori".
Quanto di vero potesse esserci in simili affermazioni non è dato di sapere tenuto conto della situazione economica nella quale versava la Società e soprattutto nella frase ambigua a chiusura della lettera :
"Nella certezza ch'Ella vorrà prendere nota di tale dichiarazione mi pregio dichiararmi con tutta la stima..." nella quale sembra potersi ravvisare la volontà di precostituirsi una giustificazione visto l'impiego di fanciulli a più buon mercato ed in numero suscettibile di variazione da quindicina a quindicina, in luogo di operai a costo maggiore e di minor flessibilità in caso di assunzione o di licenziamento.
Interessante risulta però l'annotazione apposta in calce alla lettera da parte dell'Amministrazione Comunale dove, riportando gli estremi di un articolo del regolamento per il lavoro minorile, si asserisce quanto segue: "per gli addetti ai mulini di calce il lavoro non può essere più di 8 ore".
Questo voleva poter dire due cose:
- il lavoro ai mulini per la sua natura doveva rivestire carattere di particolare pericolosità per la salute di chi lo praticava;
- voler ricordare al datore di lavoro di non eccedere oltre il limite delle otto ore come, probabilmente, era consuetudine comportarsi. (25)
Nei giorni seguenti l'Amministrazione Comunale chiese alla Direzione delle Miniere di far ripresentare in Segreteria, a norma dell'art. 3 del regolamento del 17 settembre 1886, e in data da destinarsi, i fanciulli ivi impiegati, sprovvisti di libretto e non ancora regolarizzati per temporanea mancanza degli stampati.
Richiedeva inoltre un elenco dei fanciulli stessi per intestare loro i libretti da trasmettere poi al Medico Condotto che avrebbe dovuto seguirli.
La pratica venne espletata la domenica 3 febbraio 1889 dall'allora Medico Condotto dottor Lini. (26)
Nel luglio dello stesso anno dalla Prefettura della Provincia di Siena venne fatto invito a tutti i Sindaci d'inviare un elenco dettagliato di persone o ditte le quali, nell'ambito del territorio comunale stessero esercitando attività estrattive o gestendo officine metallurgiche destinate alla elaborazione ed al trattamento di sostanze minerali e metalli non trascurando di precisare la località dove si trovavano istallate.
Aggiungeva inoltre di conservarne copia in segreteria sulla quale registrare ogni variazione sia per cessazione, sia per installazione di nuove industrie e di darne immediatamente comunicazione alla Prefettura.
Ed infine d'inviare entro il mese di gennaio di ogni anno la stessa copia aggiornata al Corpo Reale delle Miniere di Firenze, e di farlo anche se non vi fossero state variazioni. (27)
In risposta alle richieste formulate dalla Prefettura, venne rimessa a questa una nota nella quale figurava unicamente la Miniera di Lignite di Murlo che a quella data veniva esercita dalla concessionaria "Società Generale Italiana per l'industria delle Ligniti, nelle "Macchie di proprietà dei sigg. Ferretti e Taddei (in zona) Pratacci".
Nella risposta data alla Prefettura con il riferimento ai Pratacci, quale unico luogo di estrazione della lignite, è implicita l'ammissione dell'avvenuto abbandono da parte della concessionaria delle coltivazioni in galleria per dedicarsi principalmente a quelle presso i cantieri a cielo aperto. (28)
L'intensificarsi di richieste d'informazioni da parte dei vari Enti in merito a statistiche ed alla osservanza di disposizioni inerenti la sicurezza sul lavoro e l'impiego della mano d'opera, denota la volontà da parte del giovane Stato di mettere ordine nel campo della ricerca mineraria e su tutte le attività collaterali nell'intento di assumere la conoscenza, consistenza e controllo delle risorse presenti sul territorio nazionale.
A tal proposito, a fine luglio 1889, il Sindaco del comune di Murlo, su sollecito della Prefettura, chiede alla Direzione della miniera se sia stato ottemperato a quanto disposto dalla nota di sollecito del 31 maggio 1889 in merito all'acquisto di lampade di sicurezza e di apparecchi respiratori da usarsi in galleria, e "se fosse stato attuato a regola d'arte e con le dovute cautele il piano dei lavori direttamente indicato dalla Direzione Generale delle Miniere."
In quell'occasione, e con modi assai garbati il Sindaco faceva rilevare di non essere stato dato seguito alcuno alle richieste della nota menzionata.
Poiché simile comportamento si era rivelato comune a tanti altre industrie praticavanti (sic) la stessa attività, "il Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio aveva impartito tramite le Prefetture ordini pressanti ai Sindaci affinché richiamassero i proprietari ed esercenti di cave e miniere all'esatta osservanza del Regolamento 23 Dicembre 1865 n°2716 e perché, essi stessi, quali Ufficiali di Governo, praticassero una vigilanza continua ed attenta allo scopo di garantire la sicurezza delle persone, degli edifici, delle strade e dei corsi d'acqua."
Questa volta la direzione delle miniere nella persona del suo direttore Carlo Pezzuti rispose tempestivamente facendo presente l'avvenuto riscontro alla nota del 31 maggio 1888, dall'allora direttore Ing. Pirckher. Questi aveva risposto il giorno susseguente dando la richiesta assicurazione dell'avvenuto acquisto degli apparecchi di sicurezza. Per quanto concernente i piani dei lavori, gli stessi erano stati continuamente tenuti aggiornati e spediti regolarmente all'Ufficio Regie Miniere.


La risposta da parte delle miniere concludeva con la seguente frase:
"Modestia a parte, posso asserire che la Società non trascura mezzo onde porre il suo personale per quanto possibile, al coperto da eventuali disgrazie." (29)

Si ritiene utile dare uno stralcio del decreto sopra menzionato:
Stralcio del "Decreto 23 Xmbre 1865 N°2716" - Regolamento per l'esercizio delle miniere, cave e torbiere. Detti (articoli) raccolti dalle leggi:
Art. 2 La vigilanza Governativa è diretta a garantire la sicurezza delle persone, edifizi e strade.
Art. 3 Gli ingegneri delle miniere ed altri pubblici funzionari a ciò delegati hanno il diritto di visitare le miniere, cave e officine. I proprietari ed esercenti hanno l'obbligo di agevolare loro tali visite e fornire i dati e informazioni. In casi di rifiuto i predetti uffiziali potranno invocare la forza.
Art. 4 Gli uffiziali lasciano all'esercente un istruzione scritta dei provvedimenti da osservarsi.
Art. 5 Le prescrizioni sono notificate con il messo dal Sindaco. Se l'esercente trascura di uniformarsi, l'adempimento è provocato d'ufficio.
Art. 1
2 Si devono tenere presso le miniere, cave e stabilimenti che ne dipendono i mezzi di soccorso necessari.
Art. 14 In caso d'urgenza il Sindaco dà provvedimenti indispensabili, e le opere saranno a carico degli esercenti della miniera.

Correva ormai l'anno 1890 e con esso, come risulta dalle poche notizie reperite, veniva a riscontrarsi un maggior interessamento da parte dello Stato per il riordino di quelle considerate come "risorse primarie" manifestate concretamente con una pressante domanda di dati alle Amministrazioni locali.
Il Corpo Minerario di Firenze, il 18 febbraio di quell'anno, al fine di compilare la statistica quinquennale delle cave e delle fornaci richiedeva:
"un elenco delle fornaci esistenti nel comune, cioè delle fornaci da calce, gesso, cemento, laterizi, terre cotte e delle fabbriche di vetri, conterie, stoviglie, ceramiche ed oggetti di cemento."
corredate di dati esplicativi quali:
1°. - La natura dei prodotti di ciascuna di tali fornaci o fabbriche, distinguendo le fornaci a fuoco continuo dalle intermittenti;
2°. - Le località dove le fornaci o fabbriche si trovano;
3°. - Le Ditte esercenti.

Il 4 marzo successivo la Società per l'Industria delle Ligniti Italiane, per mezzo del suo Direttore ing. Carlo Pezzuti, rispondeva elencando nel modo seguente le risposte:

"Pregiomi rimettere alla S.V.Ill.ma le indicazioni richieste dal Regio Corpo Miniere a seconda del questionario trasmessomi che restituisco.
Ditta esercente: Società Generale per l'industria delle Ligniti Italiane;
Località ove trovasi la fabbrica ecc.: Comune di Murlo;
Natura dei prodotti: Calce idraulica e cemento; di N°11 forni a fuoco intermittente;
Cave esistenti nel Comune: Cava di Calcare per fabbricazione Calce e Cemento;
Miniere: Miniera lignitifera di Murlo. (30)


Da queste poche notizie si ha il quadro dell'attività della miniera a quel momento con particolare evidenza del numero delle fornaci attive. La situazione indicata potrebbe far supporre una produzione piuttosto interessante nel campo delle calci e dei cementi anche se risulta inspiegabile il mancato riferimento a quella dei laterizi, tenuto conto della esistenza nel questionario rimesso da parte del Corpo Minerario di Firenze di una richiesta specifica in tal senso. Sembra quindi piuttosto improbabile essersi trattato di dimenticanza dal momento che l'Amministrazione Comunale, in possesso della copia per conoscenza, avrebbe potuto far rilevare la mancata dichiarazione e quindi far apportare le dovute correzioni. Ne consegue il ragionevole dubbio per una temporanea sospensione della fabbricazione dei laterizi dovuta, probabilmente a limitate disponibilità di combustibile. Tenendo poi conto doversi trattare di una fornace tipo Hoffman e quindi a ciclo continuo, risulta ancora più sintomatica e grave la decisione per l'interruzione dell'attività poiché per riattivarla e portarla a giusto regime sarebbero occorse diverse settimane di preparazione. Naturalmente sono solo supposizioni, ma non esistono prove a dimostrazione di non poterne fare. Ad avallare tale supposizione esistono anche i ripetuti solleciti da parte della Prefettura a rimettere ad essa ed al Corpo Minerario di Firenze le informazioni richieste, vista l'insistenza di quest'ultimo nel dichiarare di non averne ricevute a suo tempo e la risposta visibilmente polemica dell'Amministrazione Comunale con la rimessa diretta d'informazioni al Corpo Minerario e avviso di trasmissione dati alla Prefettura, per conoscenza. Ebbene, anche in questa replica di scambio di dati, nel puntualizzare l'inesistenza nell'ambito comunale di fabbriche di vetro e terraglie, non si menziona la fornace per laterizi anche se si fa accenno all'esistenza di: "qualche altra fornace di nessuna importanza di Calce e Laterizi." (31)

(continua)

 


NOTE:

(25). Società Generale per l'industria delle Ligniti Italiane n°97/5 -8/1/1889- Lavoro dell'infanzia - ACM
(26). Società Generale per l'industria delle Ligniti Italiane 194/5 del 2/2/1889 - Libretti sanitari fanciulli - ACM
(27).
Prefettura della Provincia di Siena- Div.4 N°550/4338-16/7/1889 - Cave, torbiere ed officine Metallurgiche - ACM
(28).
Comune di Murlo - Invio nota 27 Luglio 1889 - Elenco - ACM
29).
Società Generale per l'industria delle Ligniti Italiane - 1109/5 del 30/7/1889 - Apparecchiature di sicurezza - ACM
30). S
ocietà Generale per l'industria delle Ligniti Italiane- n° 341 del 4/3/1890 - Statistica miniere, cave e fornaci - ACM
31).
Comune di Murlo- 829/5_ 21/6/1890 - Statistica Miniere - ACM

 

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