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Tra
i tanti momenti di passaggio documentati dalla storia anche attraverso
l'importanza delle opere d'arte c'è sicuramente il periodo tardo-antico.
Tra il III e il IV secolo d.C., infatti, si snoda il processo di evoluzione
dal periodo classico augusteo ad una nuova realtà storica, caratterizzata
non solo dall'ascesa al potere di imperatori provenienti dalle province,
basti per tutte l'esempio della dinastia dei Severi, di origine nord-africana,
ma anche dalla composizione delle restanti classi sociali; coloni,soldati
e mercanti erano di origine provinciale. Così pian piano si va
affermando sempre di più la loro arte, la cui peculiarità
è certamente una grande vivacità espressiva unita all'immediatezza
della raffigurazione.
Tali tratti sono riconoscibili anche nella pittura delle catacombe, un
fenomeno che proprio in questi secoli offre i risultati più interessanti.
La neonata religione cristiana pur se perseguitata e costretta spesso
a nascondere i propri defunti in cimiteri sotterranei (le catacombe appunto),
si fa erede dell'iconografia tardo romana; essa sembra rimanere nel solco
della tradizione stilistica, mentre invece compie una vera e propria rivoluzione
dall'interno, attribuendo alle immagini significati nuovi, che spesso
solo un Cristiano può comprendere. Le scene spesso vengono dipinte,
utilizzando la tecnica dell'affresco, negli arcosoli, urne chiuse sormontate
da un arco la cui parete di fondo costituisce lo spazio per le raffigurazioni.
Queste possono essere di svariati tipi: vere e proprie scene tratte dalle
scritture, in particolare l'Antico Testamento, a ricordarci i forti legami
con la religione ebraica, per esempio Abramo che riceve la visita dei
tre angeli; oppure immagini neotestamentarie che vedono spessissimo Gesù
colto nell'atto di compiere miracoli.
Ciò che però ci meraviglia è la presenza di immagini
legate al mondo pagano. Verrebbe da chiedersi cosa ci faccia in una catacomba
un filosofo attorniato dai discepoli, un banchetto, o addirittura due
personaggi mitologici come Ercole e Alcesti. Come abbiamo già detto
la forza della religione cristiana sta anche nell'inserirsi nell'alveo
della tradizione romana e proprio questo avviene quando si usa l'immagine
classica del filosofo per significare Gesù che predica ai discepoli,
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Ercole che salva Alcesti è sempre Gesù rappresentato appunto
come il Salvatore, mentre il triclinio raffigura l'Ultima Cena.
Analizzando
l'aspetto formale di queste opere ci accorgiamo che la loro incisività
deriva dal tratto pittorico, veloce e compendiario,quasi schematico, che
si rivela un ottimo strumento per rappresentare i tanti simboli della
religione Cristiana e l'impressione che risulta nel complesso è
di grande tensione verso una realtà altra, metafisica,che si sforza
di rappresentare "l'irreale attraverso il reale". Un altro espediente
che mette in evidenza questo passaggio è la totale mancanza nelle
raffigurazioni del paesaggio e in generale una qualsiasi collocazione
ambientale precisa. Le figure sembrano fluttuare nel vuoto e tutto ciò
serve ad accrescere il senso di infinito. Stilizzare, tipizzare i personaggi
e quindi rinunciare a delle precise caratteristiche fisionomiche manifesta,
infatti, il netto desiderio di distaccarsi dal mondo terreno. Ecco in
quale modo una pittura che al primo momento può apparirci semplicistica,
alcune volte goffa, acquisti un grande valore, non solo grazie ai simboli
che rappresenta, ma anche attraverso la volontà di inserirsi in
un momento storico determinato da un sentire ben preciso: la tensione
verso lo spirituale, che caratterizza tutta la società del tempo.
Nel complesso direi che al genere della pittura di catacombe si debba
guardare anche come ad uno strumento grazie al quale si sono potuti conservare
e tramandare i modi e le specificità della raffigurazione romana,
benché arricchita di nuovi significati.
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