Murlo Cultura n. 5 - 2004

Una rappresentazione tra il religioso e il pagano

La pittura delle Catacombe
di
Maria Paola Angelini

 

 

 

 

Tra i tanti momenti di passaggio documentati dalla storia anche attraverso l'importanza delle opere d'arte c'è sicuramente il periodo tardo-antico. Tra il III e il IV secolo d.C., infatti, si snoda il processo di evoluzione dal periodo classico augusteo ad una nuova realtà storica, caratterizzata non solo dall'ascesa al potere di imperatori provenienti dalle province, basti per tutte l'esempio della dinastia dei Severi, di origine nord-africana, ma anche dalla composizione delle restanti classi sociali; coloni,soldati e mercanti erano di origine provinciale. Così pian piano si va affermando sempre di più la loro arte, la cui peculiarità è certamente una grande vivacità espressiva unita all'immediatezza della raffigurazione.
Tali tratti sono riconoscibili anche nella pittura delle catacombe, un fenomeno che proprio in questi secoli offre i risultati più interessanti.
La neonata religione cristiana pur se perseguitata e costretta spesso a nascondere i propri defunti in cimiteri sotterranei (le catacombe appunto), si fa erede dell'iconografia tardo romana; essa sembra rimanere nel solco della tradizione stilistica, mentre invece compie una vera e propria rivoluzione dall'interno, attribuendo alle immagini significati nuovi, che spesso solo un Cristiano può comprendere. Le scene spesso vengono dipinte, utilizzando la tecnica dell'affresco, negli arcosoli, urne chiuse sormontate da un arco la cui parete di fondo costituisce lo spazio per le raffigurazioni. Queste possono essere di svariati tipi: vere e proprie scene tratte dalle scritture, in particolare l'Antico Testamento, a ricordarci i forti legami con la religione ebraica, per esempio Abramo che riceve la visita dei tre angeli; oppure immagini neotestamentarie che vedono spessissimo Gesù colto nell'atto di compiere miracoli.
Ciò che però ci meraviglia è la presenza di immagini legate al mondo pagano. Verrebbe da chiedersi cosa ci faccia in una catacomba un filosofo attorniato dai discepoli, un banchetto, o addirittura due personaggi mitologici come Ercole e Alcesti. Come abbiamo già detto la forza della religione cristiana sta anche nell'inserirsi nell'alveo della tradizione romana e proprio questo avviene quando si usa l'immagine classica del filosofo per significare Gesù che predica ai discepoli,

Ercole che salva Alcesti è sempre Gesù rappresentato appunto come il Salvatore, mentre il triclinio raffigura l'Ultima Cena.
Analizzando l'aspetto formale di queste opere ci accorgiamo che la loro incisività deriva dal tratto pittorico, veloce e compendiario,quasi schematico, che si rivela un ottimo strumento per rappresentare i tanti simboli della religione Cristiana e l'impressione che risulta nel complesso è di grande tensione verso una realtà altra, metafisica,che si sforza di rappresentare "l'irreale attraverso il reale". Un altro espediente che mette in evidenza questo passaggio è la totale mancanza nelle raffigurazioni del paesaggio e in generale una qualsiasi collocazione ambientale precisa. Le figure sembrano fluttuare nel vuoto e tutto ciò serve ad accrescere il senso di infinito. Stilizzare, tipizzare i personaggi e quindi rinunciare a delle precise caratteristiche fisionomiche manifesta, infatti, il netto desiderio di distaccarsi dal mondo terreno. Ecco in quale modo una pittura che al primo momento può apparirci semplicistica, alcune volte goffa, acquisti un grande valore, non solo grazie ai simboli che rappresenta, ma anche attraverso la volontà di inserirsi in un momento storico determinato da un sentire ben preciso: la tensione verso lo spirituale, che caratterizza tutta la società del tempo.
Nel complesso direi che al genere della pittura di catacombe si debba guardare anche come ad uno strumento grazie al quale si sono potuti conservare e tramandare i modi e le specificità della raffigurazione romana, benché arricchita di nuovi significati.



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