Un altro antico luogo di culto che scompare
di Luciano Scali

"Che vuol dire? Non è mica stato rubato?"

" Vuol dire che nel Comune di Murlo l'elenco delle chiese ormai lasciate andare in rovina e vendute per destinarle ad altro uso continua ad allungarsi senza che nessuno faccia una piega."

"Ma si può fare?"

" Probabilmente si dal momento che lo si fa."

"Anche se si tratta di un qualcosa che ha quasi mille anni e che attaccato c'è un cimitero dove la gente continua a portarci i fiori per la ricorrenza dei morti?"

"Ma cosa vuoi che ti dica... l'hai visto da te, hanno tirato via l'edera dalla facciata e dalle altre pareti esterne e quello è bene; in chiesa poi hanno già smantellato i due altari, e questo è meno bene!."

"Chissà che ci faranno... ci tornerà di casa qualcuno?"

"Penso proprio di si."

"Allora è anche facile che aprano qualche finestra e cambino l'ingresso al cimitero visto che si troverebbe accanto all'uscio di casa e se ci torna uno superstizioso potrebbe far segare anche quei due cipressi li davanti che portano sfortuna, per metterci magari due canini di coccio tutti colorati sui pilastri del cancello."

"Può essere."

"Ma si può fare?"

"E che fai... ricominci?"

Ecco: questo non è un discorso fra sordi o che si fa a veglia davanti ad un bicchiere di vino, ma fra due abitanti di Murlo, che recatisi a Vallerano per scattare foto hanno notato i cambiamenti avvenuti in questi ultimi tempi attorno alla chiesa di S.Donato. Inutile mettersi a fare i saccenti e sciorinarne la storia: l'hanno già fatto cronisti e studiosi con maggiore autorevolezza e competenza, malgrado non abitassero nel territorio e non avessero vissuto emotivamente questi particolari momenti. Di chiesa era rimasto solo il nome e quell'atmosfera triste e melanconica che assumono i luoghi da troppo tempo dimenticati e in via di disfacimento. Passandole accanto si ravvisava il condensato di quanto aveva rappresentato nei secoli per le popolazioni stanziali, e nel silenzio che l'avvolgeva come l'edera che ne sgretolava i muri, si evidenziava l'ineluttabile caducità delle cose. Ma mentre per le genti sepolte nel piccolo cimitero questo concetto poteva apparire comprensibile non lo era altrettanto per le mura attorno alle quali il popolo si era raccolto ogni volta per manifestare le emozioni del momento, sia che si trattasse di gioia, di dolore o di speranza. E' sempre penoso assistere alla caduta di un riferimento importante, tanto più se ha rappresentato il luogo al quale ricorrere in extremis quando ogni altra speranza era caduta. Tutto quanto non rappresenta una pregiudiziale verso colui che ne prenderà possesso e che magari ne avrà la massima cura, ma è solo il giustificato timore che cambiandone destinazione e adibendola ad altro uso, le opere essenziali per renderla agibile, ne cancellino in maniera definitiva l'identità. Esempi ne abbiamo a iosa com'è accaduto alla chiesa dell'Andica, alla Madonna del Carmine a Lupompesi e, in epoca recente alla chiesa di S.Maria a Resi e a tante altre che non sto ad elencare. Se qualcuno, come accade di sovente arriva nel territorio di Murlo con l'intenzione di visitarle, non riesce a localizzarle nemmeno passandoci accanto. Per inciso si sappia che dopo tali cambiamenti, a nessuno è mai venuto in mente di apporvi almeno una targa che ne perpetuasse la memoria consentendone il riconoscimento, anzi con il recente assetto stradale sono scomparsi anche alcuni toponimi esistenti che potevano essere di aiuto in tal senso. Non conoscendo le norme vigenti a tutela di questa delicata ed importante materia, sarebbe utile sapere quali siano i criteri con i quali si può decidere che una Chiesa come quella di S. Donato a Vallerano, non sia più da considerarsi tale e che quindi possa divenire abitazione, o magazzino o quant'altro decida il nuovo proprietario. Naturalmente verrà tenuto conto del suo precario stato di stabilità, che non ci sono più ministri di culto né fedeli a frequentarla e nemmeno disponibilità economiche e convenienza a rimetterla a posto. Un insieme di cause che consigliano auspicabile la sua dismissione. Ma "il valore aggiunto?" ovverosia quello che ha significato e rappresentato nei secoli dal punto di vista sociale, culturale e religioso dove va a finire? Quando muore un personaggio rappresentativo la sua entità fisica sparisce ma la sua memoria si salva, questo non accade per le chiese dismesse visto che dal momento in cui cambiano destinazione divengono un'altra cosa e nulla resta nel loro aspetto che le faccia ricordare per quello che sono state. Procuriamo allora che attraverso un restauro responsabile, non vada distrutta almeno la sua identità e possa far dire a chi in futuro gli passerà accanto: "Vedi? Quella, una volta era la chiesa di San Donato!"
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