"IL VILLAGGIO DELLE MINIERE"

Auspicato dalla nostra Associazione un museo dell'attività mineraria

di Luciano Scali

Fino a qualche decennio fa il territorio di Murlo era conosciuto piuttosto per le sue miniere e per la ferrovia anziché per gli Etruschi o per il suo Museo Archeologico. Nell'arco di un secolo vi si erano avvicendate con alterne fortune varie società nell'intento di sfruttare le risorse che il territorio offriva, dando così l'avvio alla radicale trasformazione dell'intero comprensorio. Si trattò di uno sforzo immenso per quei tempi sostenuto anche dall'entusiasmo suscitato dal raggiungimento dell'unità nazionale e dall'acquisita consapevolezza di poter disporre di un patrimonio che da troppo tempo era appannaggio solo di potenze straniere. Nacque un villaggio industriale completamente autonomo in una plaga selvaggia fitta di boschi e macchie attraversate da stradelli e viottoli non sempre agibili durante l'anno. In mancanza di una rete stradale efficiente, venne collegato per mezzo di una strada ferrata privata di ventidue chilometri al costruendo braccio ferroviario detto "maremmano" della Sezione Centrale Toscana che avrebbe unito Asciano a Grosseto. Un progetto ambizioso che prevedeva l'uso della lignite quale combustibile per alimentare tre gruppi di fornaci per calci e cemento, ed una fornace per laterizi. Con la chiusura definitiva della miniera avvenuta nel 1948, il villaggio venne spogliato di ogni oggetto che valesse la pena di essere venduto, la ferrovia disarmata e gli immobili abbandonati. Sucessivamente tutto il complesso venne acquistato da privati, che procedettero al recupero di alcune strutture trasformandole in case di civile abitazione, e lasciando che gran parte del rimanente se ne andasse in rovina. L'assistere impotenti al disfacimento di un patrimonio culturale al quale, oltre che lo sviluppo del nostro territorio, sono legate le memorie di quasi tutte le famiglie del circondario, è cosa che fa veramente male. Ma quello che ne fa di più è il prendere atto che in simili casi non è possibile farsi ascoltare da nessuno. Se il proprietario è lo Stato, o qualche Ente, o la Chiesa questi fa da sordo magari non degnandosi di rispondere a chi pone un quesito e quando lo fa mette il richiedente di fronte a tanti di quegli impedimenti, articoli di legge e prescrizioni da scoraggiarlo in maniera definitiva. Se invece si ha a che fare con il privato viene sempre fuori la storia della mancanza di soldi per opere di manutenzione su ruderi di nessun valore che generano solo costi ma che d'improvviso divengono preziosissimi non appena si profili un qualche interesse anche per motivi puramente culturali a favore della comunità. Magari i soldi saltano fuori d'incanto se poi si trova il modo di costruire sui ruderi stessi snaturandoli o si tenta di costruire ex novo nei paraggi.

Le strutture che ancora rimangono del villaggio della miniera, anche se fortemente degradate da più di mezzo secolo d'abbandono e costituenti in alcuni casi un serio pericolo per la pubblica incolumità, potrebbero essere ancora recuperate per costruire un museo dell'attività mineraria nel comprensorio he completerebbe il percorso didattico realizzato dal Comune sul vecchio tracciato della ferrovia carbonifera con il contributo dell'Amministrazione provinciale. La nostra Associazione che da anni conduce studi e ricerche al fine di restituire alla comunità almeno la memoria di una così importante testimonianza, vorrebbe da questo foglio cercar di sensibilizzare l'opinione degli abitanti del comune e di Enti vari chiedendone la collaborazione per la ricerca di una soluzione del problema. Molte comunità prima di noi sono riuscite a realizzare i loro progetti anche se non della medesima importanza di questo. Può darsi che dipenda da capacità che noi non possediamo, ma questo non vuol dire che il recupero di una realtà in disfacimento e la conoscenza degli scopi per i quali venne realizzata siano cose da buttar via. L'unità di intenti è una forza da non sottovalutare come non lo è la posta in palio. Si tratta di un secolo di storia recente, della porta attraverso la quale la nostra comunità, vissuta fino a quel momento in clima medievale, fece il suo ingresso nell'era moderna.

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