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Fino a qualche decennio
fa il territorio di Murlo era conosciuto piuttosto per le sue miniere e per
la ferrovia anziché per gli Etruschi o per il suo Museo Archeologico.
Nell'arco di un secolo vi si erano avvicendate con alterne fortune varie società
nell'intento di sfruttare le risorse che il territorio offriva, dando così
l'avvio alla radicale trasformazione dell'intero comprensorio. Si trattò
di uno sforzo immenso per quei tempi sostenuto anche dall'entusiasmo suscitato
dal raggiungimento dell'unità nazionale e dall'acquisita consapevolezza
di poter disporre di un patrimonio che da troppo tempo era appannaggio solo
di potenze straniere. Nacque un villaggio industriale completamente autonomo
in una plaga selvaggia fitta di boschi e macchie attraversate da stradelli
e viottoli non sempre agibili durante l'anno. In mancanza di una rete stradale
efficiente, venne collegato per mezzo di una strada ferrata privata di ventidue
chilometri al costruendo braccio ferroviario detto "maremmano" della
Sezione Centrale Toscana che avrebbe unito Asciano a Grosseto. Un progetto
ambizioso che prevedeva l'uso della lignite quale combustibile per alimentare
tre gruppi di fornaci per calci e cemento, ed una fornace per laterizi. Con
la chiusura definitiva della miniera avvenuta nel 1948, il villaggio venne
spogliato di ogni oggetto che valesse la pena di essere venduto, la ferrovia
disarmata e gli immobili abbandonati. Sucessivamente tutto il complesso venne
acquistato da privati, che procedettero al recupero di alcune strutture trasformandole
in case di civile abitazione, e lasciando che gran parte del rimanente se
ne andasse in rovina. L'assistere impotenti al disfacimento di un patrimonio
culturale al quale, oltre che lo sviluppo del nostro territorio, sono legate
le memorie di quasi tutte le famiglie del circondario, è cosa che fa
veramente male. Ma quello che ne fa di più è il prendere atto
che in simili casi non è possibile farsi ascoltare da nessuno. Se il
proprietario è lo Stato, o qualche Ente, o la Chiesa questi fa da sordo
magari non degnandosi di rispondere a chi pone un quesito e quando lo fa mette
il richiedente di fronte a tanti di quegli impedimenti, articoli di legge
e prescrizioni da scoraggiarlo in maniera definitiva. Se invece si ha a che
fare con il privato viene sempre fuori la storia della mancanza di soldi per
opere di manutenzione su ruderi di nessun valore che generano solo costi ma
che d'improvviso divengono preziosissimi non appena si profili un qualche
interesse anche per motivi puramente culturali a favore della comunità.
Magari i soldi saltano fuori d'incanto se poi si trova il modo di costruire
sui ruderi stessi snaturandoli o si tenta di costruire ex novo nei paraggi.
Le strutture che ancora
rimangono del villaggio della miniera, anche se fortemente degradate da più
di mezzo secolo d'abbandono e costituenti in alcuni casi un serio pericolo
per la pubblica incolumità, potrebbero essere ancora recuperate per
costruire un museo dell'attività mineraria nel comprensorio he completerebbe
il percorso didattico realizzato dal Comune sul vecchio tracciato della ferrovia
carbonifera con il contributo dell'Amministrazione provinciale. La nostra
Associazione che da anni conduce studi e ricerche al fine di restituire alla
comunità almeno la memoria di una così importante testimonianza,
vorrebbe da questo foglio cercar di sensibilizzare l'opinione degli abitanti
del comune e di Enti vari chiedendone la collaborazione per la ricerca di
una soluzione del problema. Molte comunità prima di noi sono riuscite
a realizzare i loro progetti anche se non della medesima importanza di questo.
Può darsi che dipenda da capacità che noi non possediamo, ma
questo non vuol dire che il recupero di una realtà in disfacimento
e la conoscenza degli scopi per i quali venne realizzata siano cose da buttar
via. L'unità di intenti è una forza da non sottovalutare come
non lo è la posta in palio. Si tratta di un secolo di storia recente,
della porta attraverso la quale la nostra comunità, vissuta fino a
quel momento in clima medievale, fece il suo ingresso nell'era moderna.
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