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Sul torrente Crevole nel
tratto compreso fra il villaggio di Lupompesi e quello della Miniera, esistevano
un tempo tre mulini che operando spesso in concomitanza, ne utilizzavano intelligentemente
le scarse acque. Mentre le strutture di due di questi sono ancora visibili,
del terzo invece è difficile persino accedere ai pochi ruderi rimasti.
Si tratta appunto di ciò che resta del "Mulino di Mezzo" il cui nome
è da ricercarsi nella posizione che occupava rispetto agli altri due.
Vi si accedeva staccandosi dalla strada detta "della Pieve a Carli" per quella"dei
Poggi" che da Murlo conduceva a Casciano. Prima di giungere al ponte sul Crevole,
anch'esso scomparso, prendendo lo stradello a destra si arrivava al Mulino.
Quale fosse stato l'aspetto originale nessuno può ormai dirlo essendo
trascorsi troppi anni dalla sua scomparsa ed i ruderi rimasti sono disposti
in maniera così caotica da risultare di assai difficile lettura. Parlandone
in giro siamo stati indirizzati da "Martincino" presso il concittadino
Roberto Carapelli il quale conserva un disegno eseguito nel 1872, "al suo
17° mese di lezione", da un membro della famiglia proprietaria dei terreni
che comprendevano il Mulino: lo studente Alfonso Landi. Il disegno venne donato
al nonno di Roberto che a quel tempo si trovava alle dipendenze della famiglia
Landi in qualità di soprintendente. Nel disegno, firmato e datato che
qui riproduciamo, e da tutti ritenuto essere uno scorcio del Mulino di Mezzo
a quell'epoca, si rileva una realtà completamente diversa da quella
attuale visto che sono trascorsi ormai circa 130 anni. Oggi, assieme ai resti
del muro di sbarramento rovesciatosi all'indietro e fratturatosi in due pezzi,
si nota un enorme masso che nel disegno non si vede in quanto l'artista che
lo aveva eseguito, lo aveva probabilmente fatto standovi appoggiato per riprendere
la parte più interessante del complesso. Una porzione del masso era
inglobata nel muro e solo oltre la sua mole si dipartivano i puntoni che sorreggevano
la passerella per accedere al locale di macinazione. Rodolfo Cresti ha fornito
inoltre un particolare interessante che riguarda appunto il masso in questione.
Quando non era stata ancora apportata la modifica alla strada di Pieve a Carli
per consentire di raggiungere Vignali e Bufalaie con mezzi moderni, si attraversava
il Crevole in piena sopra una passerella di legno che lo usava come supporto
centrale. Poiché nel 1892 il ponte in muratura, sulla strada per Casciano
era ancora in uso anche se pericolante, la passerella menzionata dovette esser
costruita dopo che il ponte era divenuto inagibile del tutto ed anche il muro
di sbarramento non dava più sufficienti garanzie di percorribilità.
Premesso tutto questo possiamo ragionevolmente concludere che il complesso
del "Mulino di Mezzo" comprendeva: - un imponente muro di sbarramento ancorato
a due spuntoni di roccia contrapposti che, messo di traverso rispetto all'andamento
del torrente veniva a creare una considerevole riserva d'acqua. Detto muro
inglobava nella sua parte centrale una porzione del masso ubicato nel torrente
che per la sua felice posizione fungeva anche da spartiacque fra i gorelli
di macinazione e di scolmatura. Misurava circa due metri di spessore alla
sua base ed un'altezza non inferiore a sei. La parte alta di detto muro era
percorribile per chi, venendo a macinare dal lato di Vignali, voleva usarlo
in alternativa al ponte sulla strada.
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Una costruzione allungata, posta normalmente al muro del bottaccio, con vano
interno inframezzato da soppalco, rialzata rispetto al livello del torrente,
sia per consentire alla ruota motrice di poter girare, che per accogliere i
meccanismi di trasmissione del movimento. Il disegno ci dice ancora che il movimento
alla macina era trasmesso da una ruota a pale posta all'estremità della
costruzione, alimentata "dal di sotto", vale a dire dall'acqua che scorrendo
in un gorello ristretto ed infossato investiva le pale della ruota che vi si
immergevano. Il mulino, adibito in prevalenza a servizio locale, era di dimensioni
ridotte che gli consentivano d'essere dotato di un solo palmento. I clienti
che arrivavano da Murlo scaricavano il grano al livello del soppalco, quindi,
dopo le operazioni preliminari di pesa e dopo la macinatura, scendevano al piano
di sotto per ritirare la farina passando esternamente per la passerella sopra
il torrente dopo aver aggirato il fabbricato, oppure per una scala interna a
pioli in caso di cattivo tempo. Lo stesso dicasi per chi arrivava dalla zona
di Vignali che evitando il percorso alternativo certo più disagevole
preferiva servirsi del ponte anziché del passaggio sul muro di sbarramento.
Per il dettaglio delle caratteristiche del meccanismo di trazione è difficile
fare ipotesi precise ma si può supporre che esistesse un sistema di moltiplicazione
di giri costituito da una doppia coppia di ruotismi (del tipo lubecchio/lanterna)
di rapporto 1:5 x 1:5 (o 1:6) che ad ogni giro di ruota motrice corrispondessero
dai 25 ai 36 giri di macina. La nostra ricostruzione, basata sugli elementi
ancora disponibili, ci appare piuttosto attendibile anche se potrebbe sussistere
qualche dubbio sul meccanismo a "ruota per di sotto" che se corretto ne farebbe
probabilmente un caso unico fra i mulini esistenti in tutta la zona del basso
Merse notoriamente funzionanti col sistema a "ritrecine". |