Lupompesi 16 settembre. Presentato il libro di Mario Filippone

a cura dell'Associazione Culturale di Murlo

"UNA SIGNORIA NELLA TOSCANA MODERNA"

Hanno collaborato il Dott. Pucci e il Dott. Guasconi. Introduzione del Prof. Ascheri

di Iemme

E' una serata fresca di settembre, le signore si stringono negli scialle. Dal balcone del Bosco della Spina si scorge Murlo in un'immagine statica e leggermente brumosa tanto che pare un disegno di altri tempi e che Mario Filippone qui presente per illustrare il suo ultimo lavoro ci parli di un tempo che ancora ci appartiene. Dedito da molti lustri alla ricerca storica il prof. Filippone ci ha regalato più volte scoperte interessanti di questo nostro territorio tanto da credere che nulla dovrebbe stupirci più. Eppure eccolo di nuovo a domandarsi "cosa era Murlo?" Domanda dalla risposta scontata diremmo noi e invece no. Come già è noto: Casciano, Crevole, Vallerano, Resi, Montepertuso e Lupompesi con Murlo sono stati una entità politico-amministrativa dipendente dai vescovi senesi.Costoro inviarono un Vicario che governava questa terra e amministrava la giustizia. Questo fino al 1778 quando Murlo entra a far parte del Gran Ducato di Toscana.Uno di questi Vicari, tale Giuseppe Bernardo Pandini che governò per sei anni, un periodo relativamente lungo, redasse un voluminoso manoscritto di circa 200 pagine.

Questo ha giaciuto inedito, ignorato e polveroso nell'Archivio Arcivescovile di Siena fino all'attuale studio di Mario Filippone che con la collaborazione del Dott. Pucci, del Dott.Guasconi e del Prof. Ascheri che ha scritto un'interessante introduzione ci ha reso il libro che nella serata si è presentato: "Una Signoria nella Toscana moderna" Come dice Ascheri "l'illuminato 700" è stato uno sfacelo per la documentazione spesso finita al macero in quel periodo, per cui il Vicario del Vescovo ci ha reso un documento unico redatto per delle necessità non storiche ma amministrative del territorio e suddiviso in tre sezioni.Nella prima di queste è contenuta la storia del territorio la quale si perde proprio a causa della mancanza di documentazione storica al di la di un diploma imperiale con cui l'imperatore, appunto, conferma l'autorità dei Vescovi. Ma è possibile che Murlo sia noto da donazioni precedenti dato che era ricco di territori demaniali.Ciò che giova sottolineare è che tal diploma non è una investitura, cioè non vi è stato giuramento da parte di nessuno: da questo lavoro appare chiaro che Murlo era una entità politico amministrativa autonoma e libera, cioè una Signoria e non un Feudo come si era sempre detto.
Il Feudo era una istituzione politica soggetta ad altri poteri il che non si riscontra nella organizzazione di Murlo, come si evince dai documenti del Vicario. Costui, nelle altre due sezioni del suo manoscritto si occupa di inventariare, nella seconda, i dati sul territorio, vita sociale, attività agricole e commerciali, sistema fiscale, tasse e balzelli e nella terza ed ultima una sorta di interessantissimo (a mio avviso) repertorio giuridico giudiziario costituito di 200 voci circa. Questo è una sorta di "digesto" del diritto Murlese così come risultava da sentenze, giudizi e bandi di Vescovi e Vicari che avevano preceduto Pandini. Il Vicario, infatti, doveva amministrare la giustizia in nome del Vescovo ed essendo ormai insufficienti gli antichi statuti redatti ormai nel lontano 1323 in lingua latina e volgarizzati nel 1414, doveva ricorrere a pregresse sentenze e bandi aggiuntivi succedutisi negli anni. Per facilitare il suo compito il Pandini le raccoglie e trascrive anticipando una risposta a quella esigenza di certezza del diritto almeno in sede applicativa che pure ancora oggi resta insoddisfatto dato il marasma normativo in continuo mutamento in cui ci muoviamo.
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