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Notte cadente

di Ivan Nannini

PREMIO SULLE COLLINE DELLA POESIA 2014 - MENZIONE SPECIALE

 


Notte cadente

Ricordo ancora la partenza,
La brezza fresca della sera,
La primavera, dolce sulla pelle,
Guarda, le prime stelle!
E poi Marco che mi prende con la sua macchina fiammante.
Dove si va?dice con voce aspra e con le mani sul volante,
In fretta e furia decidiamo e poi partiamo,
il cielo si fa scuro ma il viaggio è breve,
ci fermiamo subito in paese,
due grappe e due birette e poi due sigarette,
poi altre grappe, altre birette e trecento sigarette.
Andiamo presto, s’è fatto tardi!
E poi locali, pub e gente strana che sembra qui da una settimana.
C’e chi si azzuffa e chi ci brinda sopra,
E poi le donne e poi la birra.
Un altro pub ci aspetta, accendo una sigaretta,
la gente che ci spinge e che ci schiaccia, le mani sulla faccia,
odore di sudore e alcool tutt’intorno,
tra la gente mi confondo, così per la notte intera.
E le donne e gli uomini, bestie affannate a bere disperate,
E Marco?non c’è.
Assorbito anch’esso dal calderone umano,
mi faccio strada con la mano e mi rassegno, faccio parte ormai di questo regno!
Con musica primordiale, tribale e qualcuno mi passa pure da fumare.
Passa un’ora, passano due, trovo una donna che mi può portare.
Ma la mano mia da molestatore la fa fermare, spengere il motore.
Scendi, senza storie!
Sulla strada dondolando mi incammino verso casa,
che serata!
Fumo un’altra sigaretta e la notte e la civetta col suo verso mi accompagna,
mi ruota attorno tutto, senza fretta.
Homo sapiens nel deserto.
Poi una bestia fruscia via tra le foglie
E la rugiada fresca
Che invidia per quella bestia!
Che invidia per ogni bacarozzo tra l’erba secca.
Hai vinto, un richiamo troppo grande,
come un bimbo,
mi arrotolo sul ciglio e mi lascio cullare impotente.



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