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Cicala (Cicada plebeia)

di Lorenzo Anselmi

PREMIO SULLE COLLINE DELLA POESIA 2014 - QUINTO POSTO

 


Cicala (Cicada plebeia)

Vi parlo di cicale
perché loro non han bocca
Eppure san cantare
Non è un gran paradosso
per me che son dotato
di tutto un apparato fonatorio
e invece stono?

Dal pino sciancato, dal leccio ingiallito,
dal bosco lontano mezzo seccato
cantano i maschi delle cicale.
Vibrano i timpani ai lati dell’addome.
Cantano e basta. Vi sembra poco?
Son state anni sotto terra, larve
a suggere radici con il rostro.
Lasciatele stare … solo un’estate.
Poeti senza inchiostro
lo stampano nell’afa il loro canto.

Io non mi stanco
del loro continuo frinire
lascio svanire i miei pensieri
pigri, sonnecchio.
Ma c’è chi fugge, si tappa le orecchie
seccato e annoiato di tanto baccano:
che forse vi distoglie
dal vile ragionar del quotidiano?
Mai la formica
nemica di Apollo e delle Muse
ha veramente compreso la vita.
Aprite le orecchie piuttosto
tutte quelle che avete
non siate sordi al richiamo del coro,
al tremulo vibrar che vi conduce.
Suono dell’invisibile
Trionfo della luce

È l’abbacinamento
nell’immobilità del mezzogiorno.
È l’annichilimento.

Frinire di cicale
Frinire in riva al mare
Finire e non tornare.

Qui a terra resta solo il tegumento.

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