MurloCultura 2013 - Nr. 3

Errare è umano ma insistere è diabolico

di Luciano Scali

Ovvero come un detto antico sia capace di definire una realtà moderna.

Parlare di controllo del territorio è pia illusione! L'ambiente è il luogo dove si scontrano interessi di natura diversa: virtuosi e non, legati alla tutela del paesaggio, alla necessità di procedere a periodici tagli del bosco, al valore effettivo del materiale di risulta e ai costi derivati. Se poi a tutto questo si aggiungono particolari teorie di gestione dei residui del taglio lasciati dissolvere sul terreno anziché rimuoverli come in passato, e l'uso di mezzi pesanti che aprendo nuove vie "di smacchio" cancellano gli antichi percorsi viari, si arriva a spogliare d'identità qualunque ambiente. Ogni taglio di bosco che si effettui senza particolari accorgimenti, cancella realtà esistenti da secoli e di conseguenza un patrimonio culturale irripetibile. Quando, pochi anni or sono, l'Amministrazione Regionale con lodevole iniziativa mise "on line" il Catasto Leopoldino quale strumento per consentire la valutazione dei mutamenti avvenuti nel tempo sulla rete viaria in Toscana, molte persone interessate plaudirono a tale iniziativa salvo rimanere poi deluse nel constatare la cancellazione nel frattempo, di quelle realtà con le quali si sarebbero dovuti confrontare.

A sinistra, il monolite di diaspro che affiorava nel letto del torrente Crevole alla confluenza col Fosso dei Castagni, prima della sua distruzione avvenuta nel 2007 per il passaggio di mezzi per lo smacchio della legna. A destra, il sentiero di Poggio Boschetto, sovrastante la valle del Crevole, cancellato da un recente taglio del bosco e dal passaggio dei mezzi di smacchio.

Una volta si diceva che "era umano sbagliare ma che era addirittura diabolico perseverare nell'errore".

Un esempio di quanto asserito appartiene ai nostri giorni e chiunque abiti a Murlo può riscontrarlo di persona. Basta recarsi all'inizio del percorso didattico della ferrovia carbonifera, per rendersi conto di come il tratto compreso tra la rimossa sbarra d'ingresso e la rampa di accesso al guado sul Crevole nei pressi del Ponte Nero, sia stato usato per procedere allo smacchio della legna accatastata poi proprio ai piedi della salita della Costaccia. Il taglio della porzione di bosco che dall'ansa del Crevole copre il lato orientale di Poggio Boschetto fino alla sua sommità, ha cancellato di fatto uno dei sentieri più belli della zona. Nel percorrerlo era possibile godere la vista del nuovo Ponte Nero e soprattutto del monolite di diaspro alla foce del fosso dei Castagni conservatosi fin dal Giurassico e stoltamente abbattuto a seguito di un altro taglio del bosco. Il procedere imperterriti nel sistematico depauperamento di un ambiente rimasto miracolosamente integro per secoli, induce a fosche riflessioni che la dicono lunga sul rapporto esistente tra l'uomo e l'ambiente in cui vive. La considerazione pressoché inesistente per i segni dell'uomo e le vestigia del passato non inducono a sperare in un futuro migliore dove valori universali posti alla base del convivere civile vengono sacrificati, per pochi spiccioli, a beneficio dei soliti ignoti e a danno della Comunità convinta ancora che le leggi siano uguali per tutti.

 

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