MurloCultura 2013 - Nr. 3

Riorganizzazione territoriali: Province e Comuni d'Italia

di Camillo Zangrandi

Riteniamo importante riferire dell'assemblea pubblica, organizzata dal PD di Vescovado di Murlo, sulla riorganizzazione delle strutture amministrative territoriali. Vogliamo subito dire, in primo luogo, che non si tratta di "entrare" in "politica", ma solo di informare di un evento rilevante per il futuro del nostro territorio, come anche di tutto quello nazionale. D'altra parte su questo argomento il nostro giornale si è occupato più volte nel passato, anche lontano, quando sembrava di parlare di qualcosa che non ci avrebbe toccato.Per tornare all'incontro: erano presenti una ventina di persone di Vescovado e Casciano. Il responsabile del PD per gli enti locali della Provincia di Siena ha illustrato e commentato la situazione attuale facendo riferimento alle leggi nazionali e soprattutto alla legge 68 della Regione Toscana del dicembre 2011, che regolamenta tutta la materia per i comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti. Ha fatto una breve cronistoria sulle vicissitudini delle più recenti proposte sull'abolizione/accorpamento delle province, soffermandosi sugli aspetti di un rischio di eccessivo accentramento delle decisioni a livello delle Regioni, stando all'attuale proposta di legge. Su questo aspetto ha fatto un riferimento alle "communautées des communes" della Francia, come possibile struttura organizzative intermedia tra la regione e i comuni (1). Ha voluto puntualizzare alcuni aspetti discutibili sul come è stata definita l'intera materia dalla Regione (scarsa partecipazione e concertazione con le altre strutture territoriali, specialmente per quanto riguarda gli ambiti territoriali, cioè la composizione dei territori sovra-comunali), ma anche come ormai si debbano trovare le soluzioni pratiche nell'attuazione delle norme della legge regionale che entrano in vigore alla fine del corrente anno. Per quanto ci riguarda, questo significa il trasferimento delle maggior parte delle funzioni comunali (amministrazione, istruzione pubblica, viabilità e trasporti, gestione del territorio e dell'ambiente come urbanistica, piani, regolamenti e controlli edilizia, settore sociale), dal nostro comune all'Unione dei Comuni della Val di Merse; la vigilanza e le attività produttive sono già accentrate. Per quanto riguarda l'evoluzione futura, ha molto enfatizzato come la legge regionale promuova la fusione dei comuni, prevedendo importanti contributi al momento della loro costituzione e per i successivi 5/7 anni. Il filo conduttore del suo ragionamento è stato - ci è parso - quello della ormai improrogabile necessità della realizzazione di questi cambiamenti, non attuati però dall'alto, ma con un costante contraddittorio politico e con la partecipazione dei cittadini. Ne è seguita una discussione che ha coinvolto numerosi partecipanti, della quale daremo solo alcuni spunti che sono emersi. Il principale, comune a più persone, è stato quello legato alla preoccupazione di carattere generale che le decisioni vengano prese considerando "troppo" le esigenze dei costi e attuate in modo burocratico/manageriale e "troppo poco" quelle dei cittadini; in particolare è emerso un sentimento diffuso di preoccupazione, con il futuro accentramento delle funzioni, di vedere diminuita la capacità di essere vicino ai cittadini da parte del Comune, legata all'esperienza - come sembra - per ora non soddisfacente dell'accorpamento delle due già attuate. Diffusa in molti, specialmente di Vescovado, la convinzione che non risponda alle reali esigenze del territorio l'appartenenza alla "Val di Merse". Sugli assetti territoriali futuri sono state avanzate possibili variazioni, come quella della creazione di un' "area senese", cioè un raggruppamento di comuni facenti capo a Siena, oppure di verificare la possibilità di modificare l'attuale assetto con l'uscita di Murlo dalla "Val di Merse" e il suo congiungimento con Montalcino.

Quanto soprascritto, ovviamente, non vuole essere né un verbale né esauriente su tutto quanto detto nell'incontro. Si tratta di un piccolo contributo all'informazione su un aspetto che diventerà attuale e più importante nella vita del nostro territorio e dei suoi cittadini, nello spirito con cui da anni scriviamo su questa materia.
Un plauso, innanzitutto, all'iniziativa volta ad informare e a cercare di coinvolgere i cittadini, peraltro assenti, specialmente a livello di giovani: la partecipazione alla pubblica assemblea era fondamentalmente costituita da cittadini "politicizzati".
Sorgono spontanee due osservazioni.
La prima riguarda l'atteggiamento dei cittadini che prima sono assenti e poi parlano male della politica che prende decisioni sopra le loro teste o che non tiene conto dei bisogni degli stessi. La seconda attiene ad una buona parte degli interventi, che, almeno nella loro impostazione, suonavano come se si dovesse discutere di qualcosa che si sta esaminando di fare e non di qualcosa che è già completamente deciso e in corso d'opera.
E' vero che in Italia spesso non vi è nulla di definitivo, il rinvio o l'eccezione sono piuttosto la regola, ma sono oltre dieci anni che leggi dello stato sollecitano un cambiamento dell'organizzazione territoriale dei piccoli comuni, con il passare del tempo in maniera sempre più stringente, indipendentemente dal colore del governo. L'attività legislativa è stata per lungo tempo una forma di "consiglio", di tentativo di persuasione, anche con l'offerta di incentivi economici; una volta tanto era un'iniziativa che poteva essere presa dal basso, a livello locale, con il coinvolgimento dei cittadini ed avendo il tempo di studiare le soluzioni più efficaci ed efficienti in termini di servizi e di costi. Non tanto i cittadini, ma le amministrazioni locali in tutta Italia, i partiti politici hanno sottovalutato e trascurato l'indicazione di cambiamento, invece di utilizzarla. Peraltro lo stesso processo era in corso in altri paesi europei, in alcuni con un decennio di anticipo. Non dobbiamo stupirci ora e/o lamentarci se col tempo la legge è divenuta più stringente, come si ipotizzava anche in scritti di qualche anno fa su questo giornale, fino a diventare coercitiva e con una scadenza.

La scadenza, come noto, è il 31 dicembre prossimo, entro il quale Murlo - e tutti i comuni al di sotto dei 5.000 abitanti - dovrà trasferire la più importante parte delle funzioni all'Unione dei Comuni della Val di Merse, come sopra detto ed ampiamente illustrato nell'articolo "Ancora a proposito dell'organizzazione del territorio" (Murlocultura n 6 del 2012). Non vogliamo tornare su questi aspetti e sulle problematiche connesse ai confini dell'Unione (2), essendo in questo momento prevalenti le esigenze di trovare soluzioni idonee a mantenere un soddisfacente servizio ai cittadini una volta completato l'accorpamento delle funzioni. Vediamo, come soluzione fondamentale, al di la della garanzia di presidi di servizio in giorni prefissati e/o in fasce orarie, l'implementazione massima della messa in rete delle informazioni e dei documenti/certificati, l'ampliamento della possibilità di svolgere le "pratiche" in rete e dell'utilizzo della posta elettronica certificata e non, istituendo uno sportello di supporto dotato di terminali per quanti non sono in grado - per ragioni diverse - di gestire personalmente queste attività. A tale scopo, ne avevamo fatto cenno già in passato, il P.A.A.S. a suo tempo istituito dalla Regione Toscana, potrebbe essere utile, gestito dal Comune e/o, in via sussidiaria, da associazioni.
Occorre tenere presente che molto probabilmente il passo successivo per raggiungere la migliore efficienza/efficacia sarà la necessaria trasformazione dell'Unione in fusione in un solo comune, come auspica la legge e come sarebbe conveniente fare.
Per quanto riguarda le Province, concordiamo sulla valutazione di frettolosità e approssimazione dell'ultima proposta sulla semi-abolizione/accorpamento di questo Ente (3). Abbiamo già avuto modo di dire che se si ritiene superata la loro funzione - a mio parere lo è - le province vanno tutte abolite senza eccezioni, sviluppando un piano coordinato a livello nazionale, durante il quale istituire contemporaneamente un organismo intermedio tra i comuni e le regioni e procedere all'accorpamento dei piccoli comuni. Ci troviamo in linea con l'idea di cui si è accennato all'inizio della creazione di "intercomunalità":.. enti di cooperazione tra comuni di secondo livello (4) aventi determinate competenze in settori delicati ed importanti come quelli dello sviluppo economico, dell'uso del territorio, dell'urbanistica, delle opere pubbliche, dei trasporti locali, dell'istruzione, dell'ambiente. Le scelte e le decisioni in queste materie, per essere realizzate adeguatamente, debbono riferirsi a territori sufficientemente estesi per consentire, da un lato, economie di scala e, dall'altro, l'integrazione delle scelte strategiche tra i territori confinanti, realizzando con un'opportuna programmazione e pianificazione delle scelte uno sviluppo ordinato dal punto di vista economico e sociale. Un simile piano coordinato in un tempo ragionevole ( 5 anni?) che vede l'abolizione totale delle province, la creazione degli organi intermedi, la concentrazione tramite fusione della maggior parte dei comuni italiani, metterebbe il nostro paese in condizioni migliori per affrontare, con minori costi, i temi del mantenimento e crescita dello sviluppo sociale.


Post scriptum: nel corso dell'incontro vi è stata anche una discussione tra "scelta/decisione/approccio politico" e "scelta/decisione/approccio manageriale". Si tratta di una diatriba che spesso nasce su una contrapposizione, a nostro parere, inesistente. Sono infatti due fasi in due momenti diversi. Faremo un esempio rimanendo nel tema di cui trattiamo.
Decidere se i piccoli Comuni devono rimanere in vita o si devono accorpare in un'Unione di Comuni o con una fusione è la scelta/decisione politica, che deve formarsi seguendo i percorsi "politici", di partecipazione e decisionali. La sua realizzazione, in tutti i suoi passaggi (progettazione, pianificazione, quali comuni accorpare, quali confini, quali servizi sostitutivi e come realizzarli, controllo dell'esecuzione del piano e dei tempi... etc) deve essere attuata in maniera manageriale se si vogliono ottenere i migliori risultati per i cittadini, in termini di efficienza e di efficacia, cioè di raggiungimento degli obiettivi.

 

Note

(1) Si tratta di raggruppamenti di comuni confinanti, con propria fiscalità, con la funzione fondamentale di prendere decisioni sullo sviluppo e gestione dell'intero territorio (funzione non più gestita dai singoli comuni), sui trasporti, sulla scuola e altre materie a scelta dello stessa "comunità"; sono organismi di secondo livello, cioè non con elezione diretta da parte dei cittadini, ma costituita da rappresentanti dei comuni facenti parte.

(2) Sulla base delle attuali disposizioni non è consentita la richiesta di una parte del territorio comunale (Vescovado) di "aggregarsi" ad un'altra Unione di Comuni.

(3) In precedenti articoli avevamo supposto un possibile incostituzionalità, che è stata sancita in questi giorni dalla Corte Costituzionale.

(4) Con rappresentanti non eletti direttamente dai cittadini, ma delegati dai comuni.

 

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