MurloCultura 2012 - Nr. 6

Bartolomeo Verdicchio

di Luciano Scali

Quando, alcuni giorni fa, mi sono visto tornare indietro il plico con i numeri di Murlo Cultura inviato come di consueto alla Casa di Riposo dove soggiornava Bartolomeo Verdicchio, ho pensato di aver sbagliato indirizzo, ma dopo averne constatata l'esattezza ne ho dedotto che si fosse trasferito presso la nipote. La risposta sicura l'ho avuta da un'altra fonte assieme alla certezza che questa volta Bartolomeo se n'era andato per sempre. Adesso non servono le solite parole di circostanza o di rammarico che si dicono ogni volta poiché, per sentite che siano, non riescono a riempire il vuoto che resta al posto di chi non c'è più. Sembra impossibile, ma quando scompare un personaggio come Bartolomeo ci si ritrova di colpo più soli e questa sensazione diviene quasi tangibile ogni giorno di più visto che molti interrogativi spuntati nel frattempo dovranno restare per sempre tali. E pensare che non erano mancate le occasioni per farlo ma piuttosto era venuta meno la capacità di approfittare dei tempi ristretti che le nostre età avanzate ci stavano mettendo a disposizione per raggiungere lo scopo... Di carattere chiuso, Bartolomeo concedeva ben poco a chi gli stava vicino, ma non per egoismo o cattiveria ma perché era rimasto più volte scottato dai comportamenti di falsi amici che approfittando della sua disponibilità e del suo sapere, avevano spacciato per farina del proprio sacco le informazioni ottenute. Credeva molto in quanto diceva e faceva e, a dire il vero, era difficile che si sbagliasse e se avveniva era pronto a rimediare, a modo suo magari, ma si può essere certi che lo avrebbe fatto. A tale proposito mi piace ricordare un piccolo episodio che la dice lunga sul suo carattere e che si riferisce al mio ormai quasi riposto desiderio di poter realizzare una pubblicazione sulla miniera di Murlo. Alla ricerca di notizie e documenti sull'argomento, mi rivolsi a Bartolomeo il quale di buon grado mi fornì la copia di un disegno da lui eseguito in età giovanile ricavato dalle prospezioni effettuate nel Pian dei Cerri. Aveva poco più di sedici anni quando iniziò a lavorare come disegnatore in miniera e, malgrado la giovane età, l'elaborato è di una chiarezza e precisione notevoli.

Dopo averlo studiato con attenzione mi permisi di sollevare qualche dubbio sulla correttezza dei reali spessori degli strati di carbone riportati nel disegno, che ritenevo falsati dalla inclinazione del banco. Ricordo che se la prese veramente a male e temetti che mi togliesse il saluto. Invece la cosa si aggiustò abbastanza presto quando, rientrato lui stesso in argomento, ammise che forse quel dubbio sollevato poteva anche starci e che di carbone forse ne appariva più di quanto ce ne fosse veramente. "Ma vedi" aggiunse "oramai che importanza può avere questa differenza se oggi non c'è più nessuno disposto ad andare a vedere chi tra noi due possa aver ragione?" Il disegno ce l'ho ancora e se un giorno la pubblicazione si dovesse realizzare davvero, non mancherò certo di far cenno anche a questo piccolo episodio. Di situazioni come quella accennata ne potrei citare a iosa e forse meglio delle parole riuscirebbero a delineare il carattere di Bartolomeo con la sua innata curiosità che lo spingeva a cercare risposte ad ogni interrogativo che gli si affacciasse alla mente. Il tempo trascorso assieme presso la scuola di Vescovado ci permise di realizzare alcuni piccoli progetti in comune, come quello relativo al modellino del podere di Ginestrelle che fa mostra di se nell'aula del caffé. La terra refrattaria venne presa nella strada sotto il Poggetto e le lastrine finissime di diaspro presso i poderi di Valiana. Fu interessante scoprire le tecniche necessarie a trattare e utilizzare questi materiali reperiti nel circondario ed a farli legare con le minuscole tegole in terracotta, formate una per una da Bartolomeo, e poi fatte cuocere a sua cura e spese. Ricordo che dipinsi un fondale per presentare il modello ultimato ed anche la sua soddisfazione discreta nell'ascoltare gli apprezzamenti dei visitatori alla vista dell'opera ultimata. So che mancherà molto alla comunità tutta ed alle insegnanti che lo ebbero come collega e ne apprezzarono il burbero modo di proporsi. Mancherà in modo sensibile anche a quei ragazzi ormai grandi, che a suo tempo lo fecero tribolare non poco, specie quando si ostinava a cercare d'interessarli con i manufatti d'argilla che raramente riuscivano a finire, ma che lui stesso poi ultimava in disparte per far si che i ragazzi potessero dimostrare a fine d'anno d'aver frequentata la scuola con tangibile profitto.

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