MurloCultura 2012 - Nr. 3

Il posto di Elisa

di Luciano Scali

Chi si trova a transitare per Vescovado, non potrà fare a meno di gettare un'occhiata dentro a quel portone grande aperto da poco, posto quasi di fronte al circolo ARCI. Quando i suoi occhi si saranno abituati alla penombra dell'interno avrà l'impressione di trovarsi nella grotta delle fate dove una di queste lo accoglie con un sorriso e con aria dolce e discreta. Il luogo ha un nome, ma per me, entrato da curioso e uscito da primo cliente, sarà sempre "il posto di Elisa". Varcarne la soglia equivale a entrare in un mondo colorato e ingenuo che fa tornare alla mente gli stupori per i disegni generati dalla rifrazione dei frammenti di vetro rotolanti all'interno di un caleidoscopio. Tutto è colore e, se per una sorta di magia le decorazioni potessero esprimersi anche con il suono, non occorrerebbe certo creare un sottofondo musicale adatto ad un luogo del genere. L'armonia regna imperiosa e le decorazioni multicolori catturano l'attenzione del riguardante dando l'impressione di staccarsi dal proprio supporto per fluttuare nell'aria al pari delle farfalle di ceramica che fanno mostra di sé nel crivello sulla parete. "L'arte è un mezzo per comunicare e condividere emozioni generate da un animo commosso" e proprio questo è quanto si percepisce durante una seppur fugace visita al laboratorio in via Roma. Chi vi entra è poi costretto ad uscirne a malincuore anche se, nell'imbarazzo della scelta, se n'andrà con una piccola cosa confortato però dalla certezza di portare con sé un grande valore aggiunto: un po' dell'atmosfera del mondo colorato e fantastico di Elisa.

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