MurloCultura 2013 - Nr. 4

Chiese ritrovate di Murlo

di Annalisa Coppolaro

Pieve a Carli in un disegno di Ettore RomagnoliIl mio primo editoriale è un’emozione, ve lo confesso così, d’impulso, senza esitare... Lo è non solo perché si tratta di Murlo Cultura e quindi di un giornale che racconta questo territorio e la sua storia, ma anche per la buona notizia con cui iniziamo questo numero. Parafrasando un articolo del Carroccio di diversi anni fa, Chiese perdute di Murlo, dove raccontavo di edifici religiosi in pericolo, dimenticati o sepolti nella vegetazione, trasformati in residence d’epoca o sconsacrati e svaniti per sempre, possiamo finalmente titolare “Chiese ritrovate di Murlo”. Perché di recente sono ben due i santuari tornati a nuova vita. Con un impegno corale di Amministrazione Comunale, Parrocchia e Fondazione MPS – il cui contributo di 100 mila euro è stato tre anni fa tra gli ultimi a beneficiare questa zona, nello specifico la Pieve di Santa Maria a Carli – proprio questa pieve e la Cattedrale di San Fortunato a Murlo Castello sono di nuovo con noi. Gli occhi lucidi che abbiamo visto il 15 settembre durante la celebrazione delle cresime proprio a Murlo, una celebrazione scelta come momento inaugurale dell’antica chiesa tornata al suo originale splendore, erano moltissimi. La gente accorsa a celebrare la sua chiesa ritrovata era tanta, una marea. C’erano cattolici e atei convinti, giovani e anziani, famiglie italiane e straniere quella mattina grigia di settembre tra coloro che hanno voluto festeggiare la riapertura di questa bella chiesa. Qui certi di loro si sono sposati, altri hanno fatto la comunione o la cresima, e qui hanno ritrovato ricordi d’infanzia, immagini di cerimonie officiate da Don Mauro Taccetti per cinquant’anni proprio qui, emozioni e brividi di momenti lontani nel tempo, immortalati da qualche foto in bianco e nero persa in scatoloni o album dagli angoli consunti. E, come ha voluto ricordare Don Giacinto Di Polito durante la cerimonia, sono stati in questi anni molti i matrimoni non celebrati a Murlo perché la chiesa di Vescovado, così moderna e in qualche modo ancora lontana dal sentire popolare, non era quello che la coppia voleva. Ma ora l’attesa è finita, e, accanto alla Cattedrale di Murlo, dove verrà celebrata messa l’ultima domenica di ogni mese, un’altra chiesa è stata riaperta non molto tempo fa, proprio la Pieve a Carli. La festa dell’Assunta quest’anno si è svolta in una chiesa rinnovata con i suoi stucchi e le sue volute di nuovo bellissimi, con la copia della Madonna perfettamente dipinta da Graziano Bernini al suo posto sopra l’altare e un generale brivido di emozione tra tutti coloro che non sono potuti mancare alla tradizionale messa del 15 agosto, seguita dal momento conviviale della tombola. Abbiamo visto in quella chiesa anche persone molto anziane che da tempo non uscivano da casa ma che sono volute andare fino alla Pieve per vederla e festeggiarla nonostante il caldo e la strada un po’ dissestata. Tutti i murlesi, anche quelli meno religiosi, provano emozione nel tornare in questi luoghi sacri per anni in restauro e inaccessibili. Del resto, come Umberto Galimberti ha sottolineato nel suo libro Cercando il sacro, è difficile anche per i non religiosi esimersi dall’amare il sacro, inteso come dimensione “altra” rispetto al quotidiano: “Sacro” - scrive Galimberti - è parola indoeuropea che significa “separato”. La sacralità, quindi, non è una condizione spirituale o morale, ma una qualità che inerisce a ciò che ha relazione e contatto con potenze che l'uomo, non potendo dominare, avverte come superiori a sé, e come tali attribuibili a una dimensione, in seguito denominata “divina”, pensata comunque come “separata” e “altra” rispetto al mondo umano”. E questi due luoghi del sacro, ritrovati nel loro splendore, parlano di una fede antica che a Murlo fa parte del tessuto sociale, della tradizione, della memoria popolare. Ci sentiamo quindi di dire grazie. Grazie a nome dell’Associazione Culturale e di Murlo Cultura a coloro che hanno reso possibile il restauro di queste due icone della nostra storia, della devozione popolare e del sentire di tutti.

 

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