MurloCultura 2013 - Nr. 4

La vecchia nel Pratale

di Luciano Scali

Ovvero: le ricerche di Giulia e Luciano

La Vecchia nel PrataleQuanti di noi si ricordano della Vecchia? Forse qualcuno della mia età, qualcuno che come me da ragazzetto ha assistito a quel fenomeno inspiegabile e improvviso che si manifesta nei piani assolati in certi pomeriggi caldi d’estate. Simile ad una tromba d’aria in miniatura pare che scaturisca dal terreno sollevando fili di stoppie e foglie trascinate poi in alto in un rutilante balletto prima di adagiarsi di nuovo al suolo allorché il fenomeno si esaurisce. Pare doversi attribuire alla rarefazione degli strati più bassi dell’aria che, per effetto del riscaldamento del terreno, facilitino il formarsi di piccole correnti ascensionali capaci di richiamare a loro volta aria più fresca e pesante dallo spazio vicino trasformandosi così in vortici. Se questo mio tentativo di spiegazione corrisponda alla realtà non lo so davvero, ma è certo che è meglio di niente. Anni indietro avevo assistito più volte a questo curioso fenomeno restandone affascinato ed anche qualche giorno fa, mentre con Giulia stavo cercando cocci nel Pratale, non ho potuto esimermi da ammirarlo di fronte al suo ripetersi così, come avevo sempre fatto in passato. Questa volta però ho avuta l’impressione di assistere ad un evento speciale, a qualcosa di straordinario di cui non riuscivo ad afferrare il senso. Non ho cercato di andare incontro alla piccola tromba d’aria com’ero solito fare in altre occasioni anche perché questa non me ne ha dato il tempo visto che si dirigeva dritta verso di me, quasi mi cercasse. In un attimo mi sono trovato nelle sue spire ed è stato come se una miriade di piccole mani tentassero di spogliarmi scompigliando nel contempo i capelli. Mi è parso quasi che questo turbine di energia volesse distogliermi da quanto stavo facendo, dalla raccolta di tanti frammenti di coccio smaltati e non, appartenenti a epoche lontane distanti tra loro decine di secoli. Questa impressione voleva forse dire che la nostra ricerca stava turbando un equilibrio raggiunto col trascorrere del tempo e che nel farlo venissero liberate energie che si adoperavano per impedirlo? Chissà; sta di fatto che dopo la fine del fenomeno l’atmosfera non è stata più la stessa, sembrava che si fossero materializzate strane presenze dando l’impressione che in quel luogo si fossero svolti eventi straordinari non ancora esauritisi del tutto. Ne parlammo tra noi presi da una strana euforia mentre la fantasia liberatasi anch’essa da ogni freno iniziava a vagare alla ricerca di spiegazioni più o meno razionali che giustificassero il momento particolare che stavamo attraversando. E’ stato allora che Giulia, vispa come sempre, è corsa alla sua vettura per ritornare subito dopo nel campo coltrato col suo rilevatore di metalli e iniziando a cercare. Io la seguivo nella certezza che avesse avuta una sorta di folgorazione e che ben presto qualche risultato sarebbe uscito fuori. Poi il sensore guidato con maestria, ha principiato a dare segni di vita e avvio alla raccolta di tanti frammenti di proiettili d’artiglieria sparati settanta anni fa e rimasti nascosti fino ad oggi nel terreno. Associare il fenomeno di poco prima alle tracce del passaggio della guerra è stato facile come lo è stato ricamarci un po’ sopra anche se d’improvviso quella momentanea esaltazione si era attutita di fronte al ricordo di tempi tristi.    Nel giugno del 1944 furono molti i proiettili che caddero attorno a Murlo sparati da Poggio Abbù e buona parte di questi, scavalcando Casabaccini, caddero nel Pratale e nell’oliveto di Aldo. Forse quei vortici che avevo associati alla Vecchia volevano invece preannunciare una scoperta più recente, più alla portata delle nostre menti sollecitando una ricerca più tecnicamente valida rispetto alla nostra esclusivamente visiva. Mentre i miei riflessi continuavano a vagare nella nebbia, quelli di Giulia avevano percepito subito questo insolito messaggio, riuscendo così a delimitare, almeno dal lato est di Murlo, una mappa abbastanza precisa dei tiri d’artiglieria che le truppe di Monsabert avevano sparato quel giorno.
Quale riflessione trarre allora da questo breve episodio scaturito da emozioni nate dall’incontro di circostanze particolari in una sera di settembre? Non saprei proprio esprimermi con certezza ma solo prendere atto di come seguendo sole sensazioni sia stato possibile reperire qualche informazione in più su frammenti di storia del nostro comune.
“Si, va bene… ma la faccenda della Vecchia che c’entra?”
“Non lo so… ma tirandocela dentro, visto che c’era, non ci sta nemmeno troppo male. O no?”

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