MurloCultura 2014 - Nr. 1

Viabilità in dissesto e saggezza d’altri tempi

di Luciano Scali

Non vorrei apparire ripetitivo più di quanto non lo sia veramente, con l’insistere nel sottolineare lo stato di decadimento in cui si trova la viabilità storica del nostro territorio. Mai avrei immaginato che in meno di due lustri questa si riducesse a tal punto. Mi viene da sorridere, per non piangere davvero, ogni qualvolta sento parlare enfaticamente di territorio incontaminato rapportandolo allo stato in cui lo vedo nelle mie quasi quotidiane frequentazioni. Memore del detto che vale più una immagine di cento parole, mi sono costituito nel tempo un dossier fotografico piuttosto aggiornato che se lo avesse in mano un giornalista d’assalto non esiterebbe a crearvi un evento del tipo: “Come eravamo”. A quel punto ogni commento diverrebbe inutile e a molti di coloro che, preferendo far correre la lingua anziché le gambe, continuano a discettare solo per il piacere di ascoltarsi, converrebbe andare a nascondersi invece di continuare a dare aria ai denti e senza cavare un ragno dal buco. Visto quanti detti popolari messi in fila per descrivere uno stato di fatto che continua ad allungarsi oltre misura? La viabilità di Murlo, sopravvissuta alla scomparsa della comunità contadina a cui si doveva gran parte del mantenimento, costituiva un vero patrimonio per chi la frequentava poiché nel farlo imparava a conoscerla nella sua vera essenza. I tuttai, ovvero quelli che sanno tutto e che viaggiano sempre con il sorrisino di sufficienza sotto il naso, accompagnato talvolta da un vezzoso scuotere della testa, continuano a cercar di spiegare al testone insistente che oggi nessuno fa niente per niente e che nemmeno il cane muove la coda se non gli dai il bocconcino o il biscotto. Così dicendo il sorrisino di sufficienza diviene di compatimento e vedendo che il testone non accenna d’aver capito, aggiunge per concludere: Finanziamenti non ce ne sono! E poiché senza lilleri non si lallera la viabilità continua per la sua strada a degradarsi o sparire mentre nel contempo chi abita fuori mano tornerà a viaggiare a piedi oppure a imparare a volare. Mio padre, che non aveva studiato, diceva sempre che non esistono problemi, ma solo soluzioni poiché a tutto c’è rimedio fuori che alla morte e quando anch’essa verrà dovrà trovarci vivi! Questo che vuol dire? Che non ci si può attendere la manna dal cielo e che se uno non c’è riuscito prima, dovrà pur imparare a nuotare se non vorrà affogare come tutto lascerebbe supporre. Giorni or sono parlando di questo argomento con alcune sagge persone, mi sono accorto di essere guardato come un marziano per non avere ancora capito che a Murlo dei duecentocinquanta e più chilometri di strade e stradelli come indicava il Catasto Leopoldino, non c’è più bisogno e quindi è inutile spendere le poche risorse finanziarie per mantenerli. Meglio riservare le disponibilità per quelle che effettivamente fanno comodo. Parole sante, non c’è che dire; e allora perché non attivarsi a stabilire quali di queste siano utili e altre no, mantenendo le prime, declassando le altre e facendo nel contempo regolamenti appropriati che prescrivano quali debbano essere le caratteristiche dei mezzi idonei a percorrerle? E’ impensabile continuare a far percorrere impunemente a mezzi meccanici di grande potenza, velocità e tonnellaggio, strade di cresta costruite tre o quattro secoli fa per il transito di carri trainati da buoi che viaggiavano alla velocità di due chilometri orari! Per evitare che le parole continuino ad essere portate via dal vento, occorre riflettere sulle due alternative possibili e decidere se sia più conveniente: “adattare il mezzo alla strada o la strada al mezzo?”. Ogni ulteriore discorso è solo perdita di tempo!

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