MurloCultura 2016 - Nr. 1

Una scoperta inattesa per la fauna di Murlo: Alzoniella cornucopia nel Crevole

di Andrea Benocci* e Giuseppe Manganelli*

*Università di Siena, Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell'Ambiente

NATURA A MURLO

 

Quando si parla di fauna dei fiumi, istintivamente siamo portati a prendere in considerazione gli animali che nuotano in acqua (in particolare i pesci), quelli che si possono trovare sul fondo, ancorati alle rocce o al riparo della vegetazione sommersa (insetti, crostacei e altri invertebrati) e quelli che popolano le rive (insetti, anfibi, rettili, uccelli). In realtà gli ambienti fluviali si estendono in parte anche nel sottosuolo, a partire dallo strato di sedimenti più superficiali (la cosiddetta "zona iporreica", dal greco ipo = sotto e rheos = flusso), fino a profondità maggiori, nella falda fluviale vera e propria. Qui, dove l'acqua filtra attraverso gli interstizi delle rocce e del sedimento, esiste una ricca ma poco nota comunità animale (Fig. 1). Gli organismi che la costituiscono, di dimensioni talmente piccole da vivere tra i granelli di sabbia e nel detrito, generalmente sono caratterizzati da una serie di adattamenti a questo peculiare habitat, in cui regna l'oscurità perenne: proprio come gli abitanti delle grotte e degli ambienti ipogei, molti presentano infatti corpo chiaro o trasparente e occhi ridotti o assenti.

 

Fauna intestiziale - modificato da Stella E., 1984
Fig. 1. Alcuni animali tipici della fauna interstiziale, che vive cioé negli spazi esistenti tra i granelli di sabbia e ciottoli nei letti fluviali: A, B, C, D, E: Rotiferi; F: Nematodi; G, H, I: Gastrotrichi; L: Tardigradi; M, N: Crostacei Arpacticoidi; O: Molluschi. Questa ricca comunità faunistica, nutrendosi di detrito organico, alghe e batteri, ha un ruolo fondamentale nella depurazione delle acque fluviali (modificato da Stella, 1984).


Tra i gruppi più abbondanti in questi ambienti figurano nematodi, rotiferi, gastrotrichi, crostacei, anellidi e molluschi, questi ultimi rappresentati in particolare dai gasteropodi idrobiidi: questa famiglia comprende un piccolo numero di specie di acque salmastre e un numero molto maggiore di specie d'acqua dolce (sia sotterranee che superficiali). Lo stile di vita degli idrobiidi sotterranei predispone questi organismi alla speciazione, perché le acque di falda tendono a formare dei sistemi isolati in cui, con il passare del tempo, ogni popolazione può dare origine a una specie distinta, diversa da quelle presenti nei bacini circostanti. Le ridotte dimensioni ne rendono spesso complesso lo studio sistematico, anche perché la loro anatomia interna tende ad essere molto semplificata e povera di caratteri diagnostici evidenti, mentre la conchiglia mostra spesso una notevole convergenza evolutiva, ovvero forme simili che ricorrono in gruppi non strettamente affini. Lo studio di questi organismi è ulteriormente ostacolato dalla difficoltà di reperire individui vivi: occorrono infatti tecniche di campionamento molto complesse per intercettare la fauna degli ambienti interstiziali. Invece le conchiglie vuote sono più facili da trovare, in particolare tramite l'esame delle posature fluviali, ovvero l'insieme di materiali organici fluitati durante gli eventi di piena e accumulati lungo le sponde dopo il loro passaggio: lo svantaggio di questa tecnica è però rappresentato dal fatto che il materiale rinvenuto non proviene dal punto di raccolta, ma da località situate a monte, talvolta distanti anche chilometri. In Toscana sono al momento conosciute una decina di specie di idrobiidi sotterranei: tra queste ce n'è una che si rinviene esclusivamente in provincia di Siena, in acque di falda fluviale, dall'affascinante nome di Alzoniella cornucopia. Questa piccola chiocciola cieca e depigmentata ha una conchiglia che misura meno di due mm di altezza, lucida e quasi trasparente, a spira allungata, che tende a svolgersi in prossimità dell'apertura (da cui il nome specifico, in riferimento al mitico corno dell'abbondanza; il nome generico rende invece omaggio al medico genovese Carlo Alzona, appassionato studioso di molluschi terrestri e d'acqua dolce).

 

Torrente Crevole, Murlo (SI), foto Barbara Anselmi

Fig. 2. Un tratto del letto del torrente Crevole presso Miniere di Murlo, particolarmente ricco di ghiaia e sabbia, ambiente caratteristico del mollusco gasteropode Alzoniella cornucopia e delle comunità faunistiche interstiziali di cui fa parte.


La specie fu descritta nel 1880 dal geologo e malacologo Carlo De Stefani, sulla base di esemplari raccolti dal medico senese Silverio Bonelli nel materiale depositato dalle piene del Torrente Arbia. Purtroppo è impossibile esaminare il materiale storico: benché la collezione di Bonelli sia stata donata dai suoi eredi al Museo di Storia Naturale dell'Accademia dei Fisiocritici di Siena, tra questi campioni non vi è traccia di esemplari appartenenti a questa specie, mentre la collezione di De Stefani sembra andata perduta. Dopo la sua descrizione, la specie non fu più segnalata per circa un secolo, sino a che uno di noi non ritrovò nelle posature dell'Arbia a monte di Pianella numerosi gusci del tutto simili a quelli descritti da De Stefani. Negli anni successivi altri nicchi ed alcuni esemplari viventi sono stati rinvenuti in varie località nell'alto corso del torrente e, nello scorso ottobre, alcuni gusci sono stati raccolti anche nelle posature del Torrente Crevole fluitate dal nubifragio del 24 agosto, nei pressi delle Miniere di Murlo. Quest'ultimo ritrovamento è estremamente interessante poiché amplia l'areale noto di questo raro mollusco oltre il bacino dell'Arbia. La sua distribuzione resta tuttavia molto ristretta; se si considera anche che questa specie è legata ad ambienti fragili e potrebbe essere sensibile alla perdita di qualità delle acque, la sua esistenza può essere messa a repentaglio dall'inquinamento e dalle trasformazioni ambientali. In particolare gli interventi che possono arrecare i maggiori danni agli ambienti di falda fluviale sono gli eccessivi emungimenti idrici, che nei mesi estivi possono far abbassare troppo il livello delle acque, le escavazioni in alveo e le opere di messa in sicurezza, eseguite anche con l'ausilio di pesanti mezzi meccanici e sempre più frequenti lungo i corsi d'acqua del nostro territorio. Anche il passaggio dei mezzi di esbosco lungo i corsi d'acqua, come avvenuto anni fa proprio nel Crevole, è estremamente dannoso perché porta al compattamento dei sedimenti ghiaiosi e fa quindi scomparire gli spazi di vita di Alzoniella cornucopia e di tutti gli altri minuscoli invertebrati che la accompagnano.

 

Alzoniella cornucopia, torrente Crevole (Murlo, SI) - Foto Giovanni Cappelli NOTE NATURALISTICHE
Al genere Alzoniella sono assegnate una trentina di specie (FAUNA EUROPAEA, 2016), tutte con distribuzione molto ridotta, diffuse in Europa centro-sud-occidentale e specializzate a vivere nelle acque di falda fluviale e sorgive. Questi minuscoli molluschi gasteropodi vivono spesso negli interstizi tra le sabbie e le ghiaie dei letti fluviali, dove si nutrono per lo più raschiando i materiali organici depositati sul sedimento. Per la sua limitata distribuzione (alto bacino dell'Ombrone, limitatamente all'Arbia e al Crevole) l'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) considera questa specie nella categoria VU (Vulnerabile), cioè ad alto rischio di estinzione se il limitato habitat in cui vive non viene adeguatamente protetto. In Toscana, Alzoniella cornucopia è inserita tra le specie di interesse regionale di cui alla L.R. 30/2015.

 

Per saperne di più:

FAUNA EUROPAEA, 2016. http://www.fauna-eu.org

Manganelli G., Bodon M. e Giusti F., 1995. The taxonomic status of Lartetia cornucopia De Stefani, 1880 (Gastropoda, Prosobranchia, Hydrobiidae). Journal of Molluscan Studies, 61: 173-184.

Stella E., 1984. Fondamenti di limnologia. Roma, Edizioni dell'Ateneo.

Stoch F. (a cura di), 2008. Le acque sotterranee. La biodiversità nascosta. Quaderni Habitat, Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e Museo Friulano di Storia Naturale, 20: 1-158.

 

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