MurloCultura 2016 - Nr. 3

San Giusto ricordando Sergio Micheli

di Luciano Scali

RICORDI E PERSONAGGI

Sergio Micheli fotografa San Giusto (1962).

Mentre ero intento di fare un po' d'ordine nella stanza dove di solito prende avvio la maggior parte delle mie iniziative, mi sono capitate sotto gli occhi le matrici di Murlo Cultura del maggio 2011 dove in un articolo parlavo del villaggio di San Giusto com'era, aiutato da alcune foto inedite scattate negli anni '60 da Sergio Micheli.
E' bastata la sola vista di quel materiale per far tornare il mio pensiero indietro nel tempo, a quello dell'infanzia quando, non ancora decenne frequentavo la Scuola Elementare in via Roma, di fronte alla cartoleria della sora Stella. Il motivo di questo salto epocale non riesco a spiegarlo, ma a pensarci bene non è che la cosa possa preoccuparmi visto che, di contro, ha rinverdito ricordi che sembravano dimenticati del tutto, ma che invece buravano come brace sotto la cenere, ancora vivi e con la facoltà di procurare forti emozioni. Della guerra, di quella vera che sarebbe giunta di lì a poco, ancora non si parlava e per noi ragazzi aveva l'aspetto di quella d'Africa combattuta per la conquista dell'Impero così come la retorica del momento non mancava d'illustrare in ogni occasione, perfino nelle copertine dei quaderni che acquistavamo nella cartoleria di fronte alla scuola.

Il pozzo di San Giusto (Sergio Micheli, 1962).


Quale il significato di tutto questo? Forse perché fin da allora sentivo una certa inclinazione verso il disegno e, a dire il vero, me la cavavo abbastanza bene. Mi piaceva copiare quelle copertine che celebravano le qualità guerriere del popolo italiano teso tutto alla ricerca degli antichi fasti di quello imperiale. Anche Sergio disegnava ma lui era bravo davvero tant'è che gl'invidiavo il suo saper fare tentando di trovare il modo per poterlo superare. Più volte ci avevo provato ma la maestra aveva sempre preferita la sua roba alla mia pur esortandomi a perseverare e a prenderlo come esempio per riuscire un giorno, a fare quello che faceva lui. Eravamo giovanissimi visto che frequentavamo l'anno scolastico 1936/37, un periodo veramente particolare: quello delle Sanzioni, di un evento che non capivamo cosa significasse e per quale motivo più di cinquanta nazioni ce l'avessero con noi. "Che abbiamo fatto di male?" ci domandavamo; "perché l'Italia non deve avere le sue colonie quando quelle nazioni che ce lo volevano impedire ne possedevano ovunque, in tutte le parti del mondo?" Interrogativi senza risposta ma corredati da immagini di popoli e costumi che facevano correre la nostra fantasia per la loro cultura e per come apparivano nelle foto che la propaganda poneva ovunque a partire dai giornali, nei libri di scuola e persino nelle collezioni di figurine che noi ragazzi acquistavamo dal giornalaio o in cartoleria. Fu proprio nell'occasione di quella guerra vittoriosa che fece la comparsa sulla copertina di "un quaderno a righe" la foto a colori del generale Badoglio che entrava in Addis Abeba sopra un cavallo bianco tenendo la spada sguainata in mano. Rimasi folgorato da quell'immagine tanto da convincermi a ricopiarla e con essa a partecipare alla mostra che le scuole senesi avrebbero tenuto nei locali della rinnovata Fortezza l'anno seguente. Ricordo che il disegno mi venne molto bene convincendomi che questa volta sarei stato io a prevalere. Non fu così e, come sempre, Sergio ebbe la meglio con un disegno simile al mio dove appariva il Duce però, anche lui che brandiva la spada sul suo cavallo bianco!
Strano come alcune sue belle foto, che vado qui a riproporre, abbiano avuta la facoltà di risvegliare la memoria su eventi così lontani senza far trapelare il nesso che li unisce. Quando ci ritrovammo ormai anziani tanti anni dopo, riparlammo a lungo della nostra infanzia, dei personaggi di allora e delle situazioni che ci avevano messi a confronto. Le nostre strade avevano preso ben presto direzioni diverse dopo le esperienze comuni nella prima parte della scuola dell'obbligo con l'aprire a lui una prestigiosa carriera universitaria, unita a quella di studioso, critico d'arte cinematografica e scrittore di successo, oltre che regista noto in Europa e in America Latina, in contrapposto alla mia, costellata di tante esperienze in più campi finalizzate soprattutto al raggiungimento di una decorosa sopravvivenza.

 

Ancora un altro scatto di Sergio Micheli a San Giusto (1962).


Purtroppo un male impietoso se l'è portato via dopo anni di sofferenze. Fu in occasione di uno dei nostri ultimi incontri che gli regalai le copie di quei pochi quaderni culturali che ho potuto mettere assieme attraverso Murlo Cultura. Fu contento quando glieli portai nella sua villetta di Santa Regina ove trascorreva i propri giorni tanto che volle contraccambiare il mio dono con una ventina di sue pubblicazioni fra saggi, testi critici e racconti: una piccola parte della sua produzione. Nel ringraziarlo non potei fare a meno di sottolineare questo suo gesto dicendogli: " E così hai voluto battermi ancora una volta, eh?".
Lui non rispose, ma annuendo con un cenno della testa: sorrise.

 

Luciano Scali con Sergio Micheli nel 2006 a Murlo.

 

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