MurloCultura 2016 - Nr. 4

Una stagione di scavi concentrata sul secondo palazzo di Poggio Civitate

di Annalisa Coppolaro

NOVITA’ DAGLI SCAVI DI POGGIO CIVITATE

Intervista ad Anthony Tuck, direttore degli scavi a Murlo

 

Poggio Civitate 2016 - Foto Archivio Bluetrusc oSono cinquanta le stagioni di scavo, cinquant'anni che a Murlo emergono ogni estate frammenti e pezzi di un puzzle misterioso e spesso inquietante che ad ogni stagione si amplia, regalando qualche elemento in più, qualche risposta più chiara, qualche nuovo entusiasmante regalo alla comunità scientifica internazionale. Ad esempio i primi dati di un nuovo edificio di 40 mq non lontano dal celebre Palazzo principesco ricostruito nel Museo Etrusco Antiquarium di Poggio Civitate, un altro palazzo che nessuno si aspettava e che sta gettando nuova luce su quanto già si sapeva del sito presso Murlo.
Perché è in questi termini che si ragiona anche per questa estate che si è conclusa e che ha visto a Poggio Civitate un team di oltre sessanta ricercatori di tutto il mondo, basati all'Università del Massachusets Amherst, guidati dal professor Anthony Tuck, che ci aveva anticipato a luglio quante fossero le domande e i percorsi che il team avrebbe affrontato, e che parte alla volta degli Stati Uniti dopo nuove scoperte entusiasmanti, pronto per la prossima stagione.


Prof. Tuck, come è andata la stagione 2016?
Partiamo per gli USA convinti di aver aperto altre vie da esplorare, dopo la scoperta del secondo Palazzo nell'insediamento, una delle cose più inaspettate che abbiamo rinvenuto in questi ultimi anni. Un edificio di cui per ora non sappiamo molto ed abbiamo passato gran parte dell'estate a cercare di datarlo. La presenza di un tetto di terracotta ad esempio, che potrebbe rappresentare uno dei più antichi esempi di questa tipologia, ci ha molto entusiasmato. Siamo riusciti a datarlo tra la prima parte dell'VIII sec a.C e il primo quarto del VII secolo a.C. Abbiamo anche le prime prove del fatto che potrebbe essere stato costruito sui resti di un edificio precedente. Oltre alle mura, rocce e terra, abbiamo ritrovato grandi quantità di ceramica che può in alcuni casi essere datata al tardo Villanoviano. Si trova a 15 metri ad ovest rispetto all'altro edificio di Piano del Tesoro.


Un altro elemento che avete investigato è l'insediamento presso Vescovado che invece è databile a un periodo successivo.
Esatto. Un'area archeologica di cui sappiamo poco, emersa anni fa che risalirebbe al primo quarto del IV secolo a.C e che quindi proverebbe che la zona, anche dopo l'abbandono di Poggio Civitate, venne abitata per molti secoli successivamente, e che proverebbe tra l'altro la nostra teoria che Poggio Civitate fosse solo la città principale di una zona molto ampia con varie comunità che poi sono divenute le varie frazioni dei dintorni di Murlo. Subendo ad esempio l'invasione dei Celti in anni successivi e molti ulteriori sviluppi.


Un'altra cosa a cui accennava era la teoria circa l'abbandono della zona, ossia il momento in cui gli abitanti decisero di seppellire gli arredi e gli oggetti più importanti prima di andare via da Poggio Civitate per motivi ancora ignoti. Cosa ci dice al proposito?
Il ritrovamento dell'altare pesantissimo e grandissimo che era stato gettato in fondo a un pozzo, e non lontano dal pozzo il ritrovamento di un teschio umano che quindi fa pensare a una morte violenta, ci indirizzano di nuovo verso l'idea della "distruzione rituale", ossia di un modo metodico con cui gli abitanti del sito si liberarono degli oggetti sacri o comunque ritenuti importanti. Quindi vediamo elementi religiosi, motivi importanti per non far cadere il sito in mani nemiche. Un abbandono quindi intenzionale, metodico ma anche violento, ossia guidato da ragioni esterne ed aggressive. Una ipotesi affascinante è l'intervento di Lars Porsenna o della sua famiglia che volevano esercitare il loro dominio su questa zona per ampliare i lori territori. Con l'aiuto di molti altri studiosi anche italiani stiamo cercando di giungere a delle conclusioni, e vorrei in effetti ringraziare tutti i colleghi talentuosi, geologi, antropologi, ricercatori di vario tipo, che stanno con noi mettendo insieme gli elementi a nostra disposizione per creare un quadro più completo della storia e della fine di questo importantissimo insediamento che ci ha aperto gli occhi sulla vita quotidiana degli Etruschi durante un periodo di tempo molto esteso. Stiamo peraltro pubblicando anche tutti i risultati in italiano, e quello che le ho appena detto costituisce un'anteprima assoluta sui nostri scavi targati 2016.
Un'altra stagione esaltante.

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