Murlo Cultura 2017 - Nr. 2-3

I resti criptici su Crevole e Crevolicchio al villaggio della Miniera

di Luciano Scali

 

I SEGNI DELL'UOMO - PARTE SECONDA

Alcuni importanti segni lasciati dall'uomo e quasi completamente scomparsi, sono rappresentati oggi dai resti di muri che attraversano il fosso Crevolicchio nei pressi della costruzione conosciuta come "la Centrale" nel villaggio di Miniere di Murlo. Difficilmente sono ravvisabili agli occhi della gente che vi transita nei pressi, poiché quello più antico è quasi del tutto scomparso e lo si può individuare solo sapendo della sua esistenza. I criptici manufatti ai quali ho fatto cenno possono apparire come una sorta di sbarramenti sul fosso, realizzati per svolgere chissà quali funzioni, ma agli occhi del curioso rappresentano invece uno stimolo per saperne di più. Infatti se si comincia a frugare nel passato e ad osservare ad occhi aperti ogni dettaglio, passo dopo passo quella che a prima vista poteva apparire come un'anomalia priva di significato acquista invece una ben precisa funzione. La nostra Associazione si è interessata a più riprese del caso in tempi piuttosto lontani quando, con l'intento di evitare che le cose del passato finissero nel dimenticatoio, decise di documentarsi per restituire loro quella parte d'identità perduta col trascorrere degli anni. Nel numero 5 del dicembre 2001 comparve nel periodico Murlo Cultura un articolo a mia firma che in maniera ancora vaga, trattava del Mulino del Sasso Bianco, o Mulino di Giorgio, senza scendere in troppi dettagli ma focalizzando l'interesse sul singolare sistema di alimentazione dell'acqua al mulino per consentirgli di macinare [1]. Per la prima volta, e dopo la consultazione attenta del Catasto Leopoldino, fu possibile comprendere in che modo si facesse pervenire al mulino l'acqua prelevata dalla steccaia sul Crevole, dopo averle fatto attraversare il fosso Crevolicchio senza che le rispettive acque si mischiassero. Un originale manufatto risolveva con successo il problema e più di due secoli di ininterrotto funzionamento ne comprovavano l'efficacia. Con la realizzazione del villaggio minerario alcune situazioni vennero a mutare ed anche l'originale sistema di prelevamento dell'acqua dal torrente Crevole venne abbandonato, prelevandola totalmente dal fosso Crevolicchio. D'altra parte anche la funzione del mulino si era ridimensionata dopo l'avvento dell'attività mineraria, con alcune delle sue adiacenze destinate ad altro uso. Oggi, con l'evolversi dei tempi, e in vista di possibili mutamenti nell'assetto naturale del torrente Crevole e del fosso Crevolicchio, potrebbe accadere che non si desse la dovuta importanza a certe tracce del passato che con la loro presenza rammentano ancora la funzione secolare esplicata al servizio della comunità. Grazie al loro operato meritano ancora oggi tutto il nostro rispetto e soprattutto, di non essere dimenticate.
La nostra Associazione, in armonia col proprio statuto, ritiene utile fare una sorta di rivisitazione sull'argomento affinché resti chiara e priva di malintesi, una situazione che rischia di essere sottovalutata malgrado sia parte integrante della nostra storia.
Ma partiamo dalla situazione preesistente nella zona con una sua ricostruzione a volo di uccello ed uno schema esplicativo della viabilità e dei corsi d'acqua prima della scoperta della lignite nella valle del Crevolicchio e delle sue adiacenze.

Mulino di Giorgio o "del Sasso Bianco"
Fig. 1. Ricostruzione della mappa del Catasto Leopoldino (1821) che mostra il Mulino di Giorgio e il sistema di prelievo delle acqua dal torrente Crevole, con l'attraversamento del fosso Crevolicchio.

 

Mulino di Giorgio o "del Sasso Bianco" - schema viabilità di Luciano Scali
Fig. 2. Schema esplicativo della viabilità, dei corsi d'acqua e del sistema di alimentazione del Mulino di Giorgio nell'anno 1821, prima della scoperta della lignite e della costruzione del villaggio di Miniere di Murlo.

 

Nella mappa di fig. 1 è possibile vedere l'insieme della viabilità e dei corsi d'acqua concentrati nei pressi del luogo ove venne edificato il mulino. Notizie d'archivio informano che in epoca medievale ne esisteva uno più antico del quale se n'è persa traccia [4]. Per meglio chiarire la situazione creatasi in quel punto, si riporta uno schema esplicativo che sintetizza la situazione prima della edificazione del villaggio minerario (fig. 2).
Come è facile rendersi conto, in questo punto sono concentrate tutte le criticità derivate dal sovrapporsi di più crocevia diversi a partire da quello naturale rappresentato dall'innesto di due fossi nel torrente Crevole, a quelli artificiali relativi alla viabilità della zona al di qua ed oltre il torrente stesso, per finire al gorello di alimentazione del bottaccio per il funzionamento del mulino sopraccennato.
La scoperta del giacimento di carbone lungo il corso del Crevolicchio e nel circondario, apportò sostanziali mutamenti agli equilibri consolidati da secoli nella zona stessa, sia a causa della edificazione del villaggio minerario, della costruzione della strada ferrata e dell'aumento del traffico nell'intero comprensorio. Per consentire lo svolgimento delle nuove attività vennero apportate modifiche alle consuetudini del passato e laddove, da sempre, i corsi d'acqua venivano attraversati a guado, vennero approntate strutture leggere che permettessero di superarli in sicurezza anche durante piccole piene. Nei casi di piogge persistenti e di piene eccezionali, il transito veniva sospeso fintanto il periodo critico non si fosse esaurito. Ma ritornando ai segni dell'uomo ai quali l'articolo si riferisce, è interessante andare a visitare più da vicino quanto ne resta e che secondo gli intenti della nostra Associazione debba essere preservato con fermezza. Ogni mulino si avvaleva dell'energia idraulica reperita dai corsi d'acqua presenti nella zona allo scopo di creare un bacino di accumulo (il bottaccio o gora) dal quale derivare quanto occorreva per far muovere le macine. L'insieme consisteva in un canale (il gorello) nel quale indirizzare l'acqua proveniente da un fosso o da un torrente per mezzo di un sistema di presa costituito da uno sbarramento (steccaia) che permetteva di prelevarne una parte. Dopo oltre un secolo di abbandono, la steccaia sul Crevole è scomparsa mentre sono rimasti pochi resti del muro di contenimento della scarpata che la sovrastava e che sarebbe opportuno in qualche modo tutelare (fig. 3a).
Con la nascita del villaggio minerario, il prelievo dell'acqua dal torrente Crevole per tale funzione venne meno poiché si ritenne sufficiente quello derivato dal solo Crevolicchio.
Il muro posto attraverso il fosso, nel cui interno esisteva il cunicolo che rendeva possibile all'originale gorello di superarlo, persa la sua funzione venne rimosso mentre una ventina di metri più a monte fu realizzato uno sbarramento in muratura per assumere la funzione fino a quel momento esplicata dall'antica steccaia sul Crevole. Sembrerebbe un discorso piuttosto complicato ma a pensarci su risulta invece di una semplicità disarmante. Più documenti a prima vista criptici attestano tali asserzioni che, ben volentieri, poniamo all'attenzione degli interessati di storia locale affinché prendano atto della necessità di tutelare quanto resta di un impianto rimasto in funzione per oltre due secoli. Le foto scattate di recente sui luoghi indicati mostrano sul Crevole i resti del muro adiacente alla scomparsa steccaia (fig. 3a) e sul Crevolicchio sia i resti del muro di sbarramento attraversato dal cunicolo del gorello (fig. 3b) e più a monte l'altro sbarramento che andò a sostituirlo (fig. 3c).

 

 
 
 
Fig. 3. I resti della steccaia sul Crevole (a), dell'attraversamento del gorello sul Crevolicchio (b) e del successivo sbarramento sul Crevolicchio (c), costruito nel Novecento poco a monte dell'attraversamento.

 
Proprio nell'avvento dell'attività mineraria, nella seconda metà dell'Ottocento, va ricercato il ridimensionamento di quella molitoria, tanto da far ritenere che le sole acque del fosso Crevolicchio fossero sufficienti per l'operatività del mulino.
Gli stralci delle piante redatte da Pietro Toso, Ingegnere Capo del Corpo delle Miniere, nella sua relazione Notizie sui Combustibili Fossili Italiani del 1891 [2], e dall'Ingegner Guido Sarrocchi nella pubblicazione La Miniera di lignite e le cave di pietra da calce e da cemento di Murlo, del 1907 [3], mostrano questa nuova realtà rispetto a quella originale. Ma prima di passare alla documentazione delle modifiche appena accennate, si ritiene opportuno riproporre integralmente nel riquadro seguente l'articolo a firma Giorgio Botarelli, Sulle origini del mulino detto il "Sasso Bianco" [4] che, con dovizia di dettagli ne documenta la nascita assieme ad alcune notizie divenute, per capriccio della sorte, di stringente attualità.

 

 Sulle origini del mulino detto "il Sasso Bianco"
di Giorgio Botarelli
(da Murlo Cultura 1/2007)

Dal carteggio relativo a una vertenza sopra un appezzamento di terra attraversato dal gorello del molino denominato il Sasso Bianco, si ricava che l'antico toponimo è con certezza attribuibile al mulino ubicato sull'argine destro del Crevole e a ridosso del quale, leggermente più a monte, si sviluppò nell'ultimo quarto dell'Ottocento il villaggio minerario di Murlo; toponimo, del resto, ampiamente giustificato dal fatto che l'edificio fu costruito sopra un banco di pietra calcarea. Il mulino, prima che venisse convertito all'uso di civile abitazione, era conosciuto appunto come "mulino di Miniera" e, in precedenza, anche come "mulino di Giorgio", in quanto così indicato dal Catasto Leopoldino nella cartografia della zona risalente agli anni venti/trenta del XIX secolo (1).

 

Mulino del Sasso Bianco 1814 - Archivio Comunale di Murlo
Schizzo della zona tratta dal carteggio del 1814 [con la freccia rossa è indicato il tratto di gorello che attraversava il Crevolicchio].

 

I documenti concernenti la disputa sul terreno dove scorre parte del gorello, risalgono alla fine del 1814 e, oltre a comprendere una mappa piuttosto grossolana ma sostanzialmente esauriente dei luoghi (e loro proprietari) a monte del mulino (vedi figura), forniscono più di un elemento significativo per la storia dell'opificio: l'epoca di costruzione, il suo artefice e anche primo proprietario, i censi livellari da lui pagati per i terreni occupati dal fabbricato, dal gorello e dalla steccaia, addirittura il giorno supposto in cui si cominciò a macinare (2).
La controversia vide coinvolti Antonio Sforazzini, proprietario del mulino (3), e l'allora pievano di San Fortunato a Murlo, don Giovanni Sardelli (4), poiché la terra oggetto della questione faceva parte dei benefici di quella parrocchia. Il terreno si trovava a monte del mulino ed era confinato dal Crevole, dal fosso Crevolicchia e dal gorello. Avendo il pievano di Murlo cominciato dei lavori di aratura su di esso per potervi seminare, lo Sforazzini intendeva interromperne il lavoro, rivendicando il suo diritto di potervi piantare invece oppj e salci per ritenere il terreno, asserendo che questa facoltà era stata a suo tempo concessa al primo proprietario e che la parrocchia aveva ritenuto per se il solo diritto di pascolo. Lo Sforazzini si rivolgeva così all'autorità comunitativa locale che aveva poteri giurisdizionali in merito:

...Eccellentissimo signore Potestà di Murlo. Antonio Sforazzini possidente domiciliato a Tinoni di Murlo, espone essere egli possessore e proprietario d'un molino denominato il Sasso Bianco situato presso il fosso della Crevole in questa Comune, già di antica attinenza di Pietro Ghidoli muratore, in occasione della cui fabbricazione stata fatta dal medesimo, furono fra esso e la Comune e Pieve di Murlo stabilite con lodo dei periti ed arbitri Pietro Petruccini e Giuseppe Ceselli del 15 ottobre 1650, le condizioni, responzioni annue ed il prezzo d'entratura da pagarsi dal Ghidoli alla detta Comune e Pieve per l'occupazione del terreno spettante alle medesime necessario alla costruzione e sussistenza del detto molino; tra le quali condizioni vi fu quella che nel terreno già spettante alla Pieve e situato tra il gorello di detto molino, la Crevolicchia e la Crevole, non avesse altro diritto la Pieve suddetta che quello del solo pascolo e che il Ghidoli potesse farvi delle piantazioni di oppj e salci per ritenere il terreno. Espone altresì che il molto reverendo signor Giovanni Sardelli attual rettore di detta Pieve si è fatto lecito di fare arrompere coi bovi ed aratro il detto terreno dell'estenzione di circa staja due a corpo e non a misura per coltivarlo e farvi delle semente ed impedire così all'esponente di farvi quelle piantazioni di oppj e salci che, come succeduto al detto Ghidoli, si era proposto di eseguire. In questo stato di cose volendo l'esponente provvedere al proprio interesse e conservare i suoi diritti, domandò e domanda: dirsi, dichiararsi e sentenziarsi da Vostra Signoria Eccellentissima non avere il detto signor Giovanni Sardelli come rettore di detta Pieve di Murlo altro diritto sul preindicato terreno che quello soltanto del pascolo e l'esponente avervi quello di piantarvi dei salci ed oppj; e fatta una tal dichiarazione condannare il nominato signor Sardelli a desistere da qualunque atto di coltivazione ed ogni altro fuori che da quello del pascolo nello stesso terreno, ed a prestar pazienza che dall'istante vi siano fatte quelle piantazioni di oppj e salci che li sembreranno opportune, colla condanna inoltre di detto signor pievano in tutte le spese. E frattanto esibendo e producendo copia di altra copia autentica estratta dal Generale Archivio dei Contratti di Siena dell'indicato lodo del 15 ottobre 1650, fece e fa istanza mandarsi la presente domanda e copia di lodo notificarsi al detto signor pievano Sardelli domiciliato in Murlo e citarsi il medesimo a rispondervi fra otto giorni, nominando l'esponente e costituendo suo procuratore il signor dottor Francesco Mastacchi dimorante in Siena...

Il 17 dicembre 1814 viene notificata al pievano Sardelli la suddetta istanza con allegata la copia dell'antico contratto, estratto dall'Archivio Generale dei Contratti di Siena, che documenta gli accordi iniziali tra il Ghidoli, costruttore e proprietario del mulino da una parte, e dall'altra la Comunità di Murlo, proprietaria del terreno su cui il mulino fu edificato, la pieve di Murlo, proprietaria della terra con un tratto del gorello e gli eredi Mariotti, proprietari di una sponda su cui poggiava la steccaia per la deviazione dell'acqua dal Crevole nel gorello:

...Adì 15 Ottobre 1650 in Seravalle. Essendo fino dall'anno 1649 da maestro Pietro Ghidoli muratore in Vescovado stato fatto dalle fondamenta un mulino nel fosso della Crevole per macinare coll'acqua della Crevole, e Crevolicchia, di qui è che li Priori rappresentanti la Comunità di Murlo in primo luogo pretesero, e fecero richiesta al detto maestro Pietro, che satisfacesse alla loro Comunità e per il terreno che occupava, e per il commodo, ed utile che ne riceveva, una conveniente recognizione annua, e pagamento di quello che da lui era stato occupato; tali pretenzioni furono ancora della Pieve di Murlo per passare per alquanto spazio per quello della Chiesa, e dal signor Pievano di detta Chiesa ne fu messo in carta le pretenzioni; concorrevano ancora in pretenzioni simili gli eredi del già Presildo Mariotti; il signor Vicario del luogo sentendo in ciò molte differenze consigliò tutte le parti ad eleggere persone perite per aggiustare ogni differenza di pretenzioni. Fu perciò dalli rappresentanti della Comunità fatta elezione di me Pietro Petruccini, furono uniti alla Comunità li soprannominati interessati e per la parte di maestro Ghidoli fu eletto Giuseppe Ceselli Pubblico Tavolatore. Conferitici nel luogo, sentito le pretenzioni dell'uno, e dell'altro, fatta la pianta del sito, riconosciuto l'inondazione che possa fare, avuto sopra di ciò ogni considerazione, che a questo fatto occorresse essere andati unitamente dall'Ill.mo Rev.mo Monsignor Arcivescovo mostratali la pianta e presa da Sua Signoria Ill.ma la buona grazia del lodare, e perciò se ne fa da noi l'appresso dichiarazione, e prima: che maestro Pietro Ghidoli paghi alla Comunità per entratura del terreno preso della medesima, fiorini venti di lire quattro per fiorino, e più paghi alla detta Comunità staja tre di grano annualmente; il terreno che s'intenda restare di maestro Pietro, dalla Crevolicchia in giù abbia per confino la medesima Crevolicchia per fino sotto il mulino, per di sopra il gorello, e di più braccia venti dal gorello in là acciò vi possa fare piantate d'arboli e la strada; che detto maestro Pietro sia obbligato fare la strada praticabile a tutte sue spese dalla Crevolicchia fin sotto il suo mulino, e di tanto concordiamo che sia l'intiera satisfazione della detta Comunità. Al signor Pievano per quello viene occupato paghi fiorini dodici di lire quattro per entratura di quel terreno che ha tagliato, del qual terreno di quella parte che resta verso il fiume, e di più paghi annualmente a quella Chiesa e pro tempore ai suoi rettori staja tre di grano, e quello intendiamo, e dichiariamo per quanto abbiamo conosciuto sia sua intiera satisfazione. All'eredi del Mariotti per il commodo che riceve per attaccare la sua steccaia a una ripa de detti eredi, giudichiamo, e lodiamo che da maestro Pietro si paghi all'eredi per una volta tanto fiorini sei come sopra, e tanto sia loro intiera satisfazione. E questo è quanto c'è parso si convenga per buona giustizia per l'una, e l'altra parte, e per esser così la verità. Io Pietro Petruccini in concordia del detto Ceselli ho fatto la presente, quale dal medesimo sarà sottoscritta, ed affermata di propria mano. Fatto questo dì ed anno sopraddetto in casa mia a Seravalle. Dichiarando che detto signor Pievano abbia libero il jus pascendi, e maestro Pietro solo sia il padrone in detta terra piantare salci e oppj, et altri arbori per ritenere il terreno. Dichiarando ancora che maestro Pietro sia libero padrone della terra che vi è nominata confinando la via che va a Montespecchio e detta Crevole fino al rifiuto del mulino, e per delle venti braccia date sopra la gora e seguiti al ponticello della via di Montespecchio, dichiarando che maestro Pietro sia obbligato e tenuto fare una strada di braccia sei larga, parte sopra il ponticello e imbocchi la via maestra di Resi.
Il medesimo Pietro Petruccini ho scritto, e sottoscritto mano propria. Io Giuseppe Ceselli affermo quanto sopra mano propria. Dichiarando che il pagamento dell'annuo censo deva esser pagato dal giorno che cominciò a macinare che fu l'undici di maggio 1649 o altro più vero tempo... (5).

Il contratto fa dunque risalire l'origine del mulino all'anno 1649, per opera di maestro Pietro Ghidoli muratore in Vescovado, e specifica ...stato fatto dalle fondamenta, cioè, sembrerebbe, costruito completamente ex novo e non edificato riprendendo costruzioni preesistenti o ruderi di precedenti fabbricati. In questo caso non sarebbe allora identificabile con questo mulino, quello trecentesco a cui si fa cenno nell'Estimo del 1318 e che risulta sempre ubicato sul Crevole e proprietà all'epoca dal vicino Comune di Montorgiali; tanto più che non sono ravvisabili sull'odierno caseggiato strutture medievali residue, anche se le ristrutturazioni subite potrebbero averne cancellata ogni traccia (6).

 

Mulino di Giorgio o "del Sasso Bianco"

 

Note

(1) Archivio di Stato di Siena, Catasto Leopoldino, Comunità di Murlo, sezione V detta di Resi, part.6. All'epoca il mulino è registrato come proprietà di Antonio Sforazzini.

(2) Documenti e mappa sono in: Archivio Arcivescovile di Siena, Cause Civili 5138, n.54.

(3) Antonio Sforazzini, possidente e notabile del luogo, era nato a Tinoni nel 1772. Dal 1809 al 1811, durante il periodo napoleonico, era stato Maire di Murlo. Non era nuovo a contrasti con la Chiesa e con la Comunità.

(4) Don Giovanni Sardelli di Siena, fu rettore di San Fortunato a Murlo dal 1790 al 1820.

(5) Nel carteggio, nessun atto è presente sugli sviluppi o sull'esito della vicenda.

(6) A questo proposito vedi: I castelli di Murlo di V. Passeri, Siena 1995, p.83 e Il mulino detto "di Giorgio" di Luciano Scali, in Murlo Cultura, ott/nov/dic 2001.

                              

 

L'articolo riportato nel riquadro, pur trattando di una controversia di carattere commerciale, fornisce alcune precisazioni utili circa le caratteristiche del gorello di alimentazione e dei suoi annessi, sottolineando nel contempo la necessità "in detta terra piantare salci e oppj, et altri arbori per ritenere il terreno". Frase quest'ultima, più volte ripetuta ed anche condivisa dagli esperti designati a comporre la vertenza tra le parti in causa venute in conflitto per opposti interessi. Segno che allora, come oggigiorno, non tutti comprendevano il ruolo della vegetazione a salici e pioppi per consolidare i terreni sottoposti all'erosione dei fiumi.
Lo schizzo di fig. 4 ipotizza in maniera dettagliata lo schema di funzionamento del manufatto originale realizzato per superare il fosso Crevolicchio e dovrebbe aiutare a comprenderne meglio la funzione.

Fig. 4. Ricostruzione ipotetica dell'attraversamento del gorello del mulino del Sasso Bianco sul torrente Crevolicchio (disegno di Luciano Scali).

 

Dagli stralci tratti dalle piante di Toso e Sarrocchi cui facevamo prima riferimento, la rimozione del tratto di gorello derivato dal Crevole appare in tutta chiarezza, addirittura con un dettaglio inedito in più. Mentre in ambo i disegni è scomparso l'apporto dell'acqua dal torrente Crevole, risulta evidenziato il canale di troppo pieno che diveniva operativo allorché il livello del gorello giungeva al suo massimo consentito. Dettaglio oltremodo interessante che la dice lunga sull'oculato controllo del territorio e delle sue naturali risorse in quel periodo.
Il primo stralcio di pianta datato 1891 (fig. 5), tratto dalla pubblicazione di Pietro Toso, Ingegnere Capo del Corpo delle Miniere, mostra il sistema di presa delle acque per il mulino.

Fig. 5. Stralcio dalla pianta dell'Ing. Pietro Toso (1891) nella quale oltre agli edifici del villaggio minerario è ben visibile lo sbarramento sul torrente Crevolicchio, il gorello e il suo canale di troppo pieno, che scaricava l'acqua in eccesso a valle dello sbarramento.

 

Il secondo stralcio datato 1907 e redatto dall'Ingegnere Guido Sarrocchi (fig. 6), ricalca lo schema proposto dall'Ingegner Toso per quanto riguarda la presa dell'acqua dal fosso Crevolicchio soffermandosi con maggior dovizia di dettagli nella descrizione degli impianti minerari ancora in essere a quella data.

Fig. 6. Stralcio dalla pianta del villaggio minerario di Murlo pubblicata da Guido Sarrocchi nel 1907, dove insieme agli edifici minerari, vengono rappresentati anche lo sbarramento sul torrente Crevolicchio con la presa d'acqua per il gorello (a), fino al bottaccio (b) e al mulino (c). Per facilitare la lettura, i corsi d'acqua, il gorello e il bottaccio sono stati evidenziati in celeste e, con tratteggio rosso, sono state disegnata la porzione di gorello (d) che proseguiva fino al Crevole, e che fu eliminata con la costruzione del villaggio minerario, e la piscina realizzata negli anni '80 (e), i cui lavori misero allo scoperto il gorello, altrimenti oggi non più visibile.

 

Fig. 7. Particolare dello sbarramento sul Crevolichio dalla mappa dell'Ingegner Sarrocchi rappresentata in fig. 6. Si nota bene la presa, il troppo pieno del gorello e, rappresentati con un doppio tratto, probabili muretti che dovevano forse delimitare il primo tratto del gorello.

 

Nella planimetria riportata da Sarrocchi, abbiamo voluto accennare con un tratteggio la posizione approssimata del gorello originale (fig. 6d) venuta meno a seguito delle modifiche apportate con la costruzione del villaggio minerario. L'attraversamento del Crevolicchio avveniva infatti a circa venti metri più a valle dello sbarramento evidenziato in pianta, come i resti ai quali abbiamo fatto cenno indicano. Ad ogni buon conto l'attività molitoria originale, ridottasi con l'avvento di quella mineraria, non riacquisterà quell'importanza che aveva in origine anche perché, in seguito, alcune delle sue strutture verranno convertite ad uso della miniera stessa. Col trascorrere del tempo il comprensorio adiacente all'antico mulino prese un altro assetto cosicché il tracciato del gorello scomparve del tutto per essere in parte riscoperto con la costruzione di una piscina privata negli anni Ottanta che ne intercettò l'antico percorso (fig. 6e). Tutte tracce di un'unica storia che messe assieme ricompongono quella del luogo in cui viviamo e del quale occorre avere il rispetto che merita. Di segni lasciati dall'uomo nel nostro territorio ve ne sono a iosa, ad ogni piè sospinto, ma non è facile poterli ravvisare e soprattutto riconoscere. Quando questo accade, assieme al gioire per il bene ritrovato dovrà farsi strada anche il dovere di adoperarsi per restituirgli quell'identità che il tempo si è portata via al fine di riuscire ad inserirla nel contesto storico del luogo dove viviamo. Non dimentichiamo che una comunità non potrà mai ritenersi tale se resterà all'oscuro della propria storia.

 

Fonti citate

[1] Il Mulino detto "di Giorgio", di L. Scali, Murlo Cultura 5/2001.

[2] Notizie sui combustibili fossili italiani: Appendice alla rivista mineraria del 1890 (Ministero di agricoltura, Industria e commercio. Direzione generale dell'agricoltura), Pietro Toso, Roma, Tip. Nazionale di G. Bertero, 1891.

[3] La miniera di lignite e le cave di Pietra da calce e cemento di Murlo: Notizie, Relazioni ed analisi, Guido Sarrocchi, Siena. Tip. Carlo Nava, 1907.

[4] Sull'origine del mulino detto "il Sasso Bianco", di G. Botarelli, Murlo Cultura 1/2007 (riportato integralmente nel riquadro a pagg. 12-13).

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