MurloCultura 2017 - Nr. 4

Il ponte della Ferrovia carbonifera a Montepertuso

di Luciano Scali

I SEGNI DELL'UOMO

Quando un gruppo di illuminati benestanti di Murlo, consapevole delle risorse che il sottosuolo del comune conservava, si decise a trovare il modo di sfruttarle, si trovò di fronte al problema di come riuscire a far giungere ai mercati il carbone estratto da uno dei posti più selvaggi del territorio. Della ferrovia carbonifera di Murlo, una fra le prime private costruite in Italia, se n'è parlato molto in queste pagine poiché proprio grazie ad essa prese avvio lo sviluppo di questo territorio per entrare nell'età moderna.
Per realizzare un opera capace di permettere il transito di treni sopra un terreno instabile come quello previsto, occorreva farsi strada attraverso luoghi antichi risalenti al giurassico ed a tempi più lontani ancora e costruire opere straordinarie che potessero durare nel tempo. Quella della quale ci accingiamo ad occuparci oggi si trova proprio all'uscita del tratto dove il torrente Crevole si è fatto strada tra rocce antiche prima di sbucare nell'alveo dell'Ombrone di cui è tributario. Proprio sotto la "rocca di Montepertuso" dove ancora si staglia l'antica abbazia dedicata a San Michele Arcangelo, protettore della gente longobarda, venne edificato un ponte quando fu impedito il transito della strada ferrata attraverso i terreni del Benefizio della Parrocchia appena menzionata.
Il ponte, di ventidue metri di lunghezza e tre e cinquanta di larghezza, è costituito da un arco a tutto sesto per indirizzare il percorso verso una zona tormentata e difficile da superare che avrebbe ritardato di anni la realizzazione e l'operatività della strada ferrata.

 

Pont della ferrovia mineraria sul torrente Crevole

Fig. 1. Il Ponte sul torrente Crevole sotto Montepertuso, lungo il tracciato della vecchia ferrovia mineraria. Sono indicate la spalletta di nord-est e quella di sud-ovest.

 

Fig. 2. Particolare delle spallette del ponte: a sinistra la spalletta di nord-est e a destra quella di sud-ovest.

 

Si tratta di un'opera di tutto rispetto realizzata a regola d'arte che presenta oggi alcune lesioni le quali, aggravandosi, metterebbero di nuovo in discussione la stabilità e l'esistenza di questo straordinario manufatto. Quando, in epoca recente, venne deciso il recupero dell'antico tracciato ferroviario per ragioni storico- turistiche, il ponte in questione si presentava in condizioni davvero precarie senza alcuna protezione laterale dopo la scomparsa delle transenne che in origine univano tra loro i pilastrini di sostegno e per le lesioni sulle spalle dove l'arco stesso era impostato. Effettuate le riparazioni del caso e messo in sicurezza il ponte per garantire le pubblica incolumità, fu reso agibile l'intero percorso divenendo così una delle opere più prestigiose, ai fini storico culturali, di cui l'Amministrazione dell'epoca poté vantare il recupero.
Purtroppo le realizzazioni dell'uomo, come l'uomo stesso e le sue opere, non sono indenni dagli effetti causati dal trascorrere del tempo e la carente manutenzione, derivata dalle limitate risorse disponibili, sta oggi presentando il conto e lo fa nella maniera più subdola, al di fuori della vista di coloro che, per rendersene conto bisognerebbe transitassero sotto al ponte anziché sopra. Proprio così facendo ebbi modo di venire a conoscenza di quanto si sta preparando entro un lasso di tempo piuttosto ristretto e sui possibili rimedi da apprestare prima che la situazione si aggravi oltre misura, come sta già accadendo al vicino ponte sul Crevolone. Le lesioni che si sono prodotte sulle spalle del ponte mettono in luce un fenomeno in atto che rivela l'interessante dinamica che lo sta provocando.
Il torrente, nello scorrere tra le formazioni rocciose che in quel punto si restringono, si trova a descrivere due curve contrapposte al pari di una S (esse) coricata, costringendo le acque di piena ad arrivare oltre quattro metri di altezza acquistando nel contempo velocità e turbolenza notevoli. Allorché sopraggiunge il capo piena, i tronchi d'albero e detriti di grandi dimensioni che trasporta, agiscono come altrettanti arieti di medievale memoria sulla spalletta anteriore destra del ponte e su quella posteriore sinistra arrecando i danni che le foto mostrano. Dall'osservazione accurata delle foto si nota che le lesioni si manifestano ad una quota piuttosto alta sulle spallette avallando l'ipotesi che siano state generate proprio dall'urto di materiali di un certo volume e peso sulle acque divenute estremamente vorticose transitando in quel punto particolarmente ristretto. Affrettare i lavori di restauro sarebbe cosa saggia e nemmeno troppo onerosa a questo punto, sempreché non si ricorra a lavori di ripiego come accaduto in passato e che la foto evidenzia in maniera impietosa. La muratura restauratrice "deve cucire la lesione integrandola col supporto esistente" non con un "fragile rimpello" solo per mostrare di essere intervenuti in qualche modo. Non sarebbe per nulla sbagliato se a muratura eseguita, si proteggessero le nuove cantonate con profilati in ferro di adeguate dimensioni che agiscano da paracolpi ai nuovi colpi di ariete che la natura scaglierà con le prossime piene contro quei segni dell'uomo, che seppur con opere meritorie, ha inteso sfidarla.

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