MurloCultura 2021 - Nr 3-4

La scomparsa di uno degli artisti più amati di Murlo

di Annalisa Coppolaro

 GENTE DI MURLO

Graziano BerniniTra le perdite di un tragico 2021, quella di Graziano Bernini il 25 settembre scorso ha toccato tutti in paese. Graziano era un grande artista murlese, autore, tra le altre cose, delle borchie in rame dorato del carroccio del Palio di Siena, ma anche della Via crucis nella chiesa di San Fortunato a Vescovado.
Il suo ricordo è scandito a Murlo dalla stessa tristezza con cui i moltissimi compaesani si sono stretti attorno alla famiglia nel giorno del suo ultimo saluto, a fine settembre. Graziano Bernini ha salutato in punta di piedi la moglie Visana, la figlia Caterina e il suo paese di nascita, Vescovado, dove ha vissuto sempre, e dov'era nato il 6 aprile 1950. Qui Graziano, con la sua innata gentilezza, con il suo modo di essere modesto e schivo, ha lavorato ai suoi quadri, ai suoi bassorilievi, alle tante opere che arricchiscono il paese, dalla recentissima opera in bronzo posta alla rotonda di Tinoni dove Graziano racconta i mestieri del territorio fino alla via crucis che campeggia nella Chiesa di San Fortunato, sempre originale, una interpretazione dei temi della passione che decora la chiesa fin dagli anni Settanta e che porta il marchio di uno stile unico, di una cifra creativa che già Plinio Tammaro, maestro di Graziano all'Istituto d'arte Buoninsegna di Siena, aveva definito intrisa di "realismo poetico". E infatti nei suoi grandi dipinti, nelle sculture, nelle opere che rappresentano il territorio di Murlo, così amato da Bernini, ma anche vallate e scorci delle zone circostanti, l'artista fonde un'immensa poesia con pennellate intense e realistiche, con una luce pura e trasparente, e con capacità tecniche straordinarie.
Graziano Bernini era pittore, scultore e docente: ha insegnato a lungo anche al Duccio di Buoninsegna ma anche a Varese e a Bologna prima di tornare a Siena.
Fu nell'anno 1981 che il Comune di Siena commissionò a Bernini la realizzazione delle borchie di rame sbalzato e dorato che adornano il Carroccio del Corteo storico del Palio di Siena. E in queste borchie si riassume l'arte unica e preziosa di Bernini. Qui infatti il bestiario delle contrade assume toni originali, poetici, vivi e realistici. Un'opera, insieme a tante altre, destinata a restare indelebile come il suo tocco e il suo sorriso. Tante opere che potrebbero prendere spazio in un evento o una mostra che il Comune di Murlo sta pensando di dedicare al suo amato artista, sempre attento alla storia locale, agli antichi mestieri, alla devozione e alle tradizioni.
Molti i ricordi che si sono susseguiti in questi mesi senza Graziano. A partire da quello di Roberto Barzanti, che lo ha definito "modesto fino all'inverosimile" e lo ha ricordato in un suo testo, sottolineando "il suo entusiasmo di perenne ragazzo, il suo incantevole candore, la sua dedizione ad una Bellezza da scoprire e riscoprire con pacata meraviglia e consegnare ad un tempo fuori dal tempo". Poi la lunga ode scritta da Massimo Lippi, collega artista, per Bernini e declamata in chiesa. "Niente andrà perso di te / manco una sillaba del tuo poema / perché tu hai dettato leggende vere". E poi Francesca Petrucci che ha scritto della sua arte nel catalogo della mostra di San Quirico del 2003: "La luce meridiana che inonda poggi e vallate senza ombre né foschie, diventa metafisica rivelazione di un ordine superiore recepito dalla terra ed estraneo al frenetico dinamismo della comune giornata".
Un abbraccio pieno di affetto infine nelle parole di un grande amico di Vescovado, Gianfranco Giannelli, che ha ricordato in chiesa con commozione Graziano Bernini: "Qui sono rimaste le tue opere donate alla comunità di Murlo. Sarai sempre presente con noi ogni giorno. Io ti voglio immaginare, e non solo io, già munito di pennelli e colori, ovunque tu sia, per poter dipingere nuovi paesaggi".

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