MurloCultura 2025 - Nr. 1-2-3-4

Declino di un territorio

di Camillo Zangrandi

CRONACA DI MURLO

 

Il territorio a cui mi riferisco è la provincia di Siena e il suo paesaggio, con particolare riguardo al sud della stessa, che conosco meglio. Faccio la premessa che queste aree sono ancora tra le più belle e preservate nel nostro paese.
Per parlare di decadenza occorre avere un termine di riferimento nel tempo. Ovviamente non posso fare riferimento agli incantevoli paesaggi del “Buon governo” ed altri, per i quali ci si può domandare se erano gli abitanti delle campagne che copiavano dai dipinti o viceversa erano i pittori che avevano davanti ai loro occhi il mirabile lavoro dei contadini dell’epoca. E nemmeno ai quadri di Dario Neri che seicento anni dopo ci ha lasciato meravigliose opere che ci raccontano come il paesaggio del sud di Siena non era affatto cambiato dopo cosi lungo tempo. Non posso prendere in considerazione, per un confronto, neppure il periodo degli ultimi anni del mio liceo o primi dell’università quando venivo spesso in Toscana e la provincia di Siena rappresentava una meraviglia ai miei occhi dovunque guardassero: poderi ordinati nei minimi particolari, niente confini tra una proprietà all’altra, strade in perfetto ordine. Anche le strade bianche, e ce n’erano molte a quei tempi, rese lisce come se fossero tavoli da biliardo, ben levigate dall’enorme rullo compressore della macchina schiacciasassi: ero affascinato da questo macchinario. Mi ricordo che capivo quando passavo il confine della provincia, sono entrato in provincia di Viterbo o di Pisa, mi dicevo ad occhi chiusi, tanta era la differenza del fondo stradale.
Il confronto che ho di fronte ai miei occhi riguarda l’oggi e quello che era il territorio e le strade circa trentanni fa, quando mi sono trasferito a Murlo, anche se, quello che chiamo declino, potrei datarlo a partire dai primi anni del 2000; un declino progressivo che si va accentuando.
Parlavo di strade ai tempi della macchina schiacciasassi e di quando sono arrivato da queste parti. La differenza con oggi e’ improponibile, il declino è sotto gli occhi di tutti. Oggi la maggior parte delle strade sono veramente in uno stato, che una volta si sarebbe chiamato, da terzo mondo, siano esse nazionali/regionali, provinciali e comunali, compresa anche buona parte di quelle di Siena. Avvallamenti più o meno pronunciati, buche e buchette, piccole e importanti spaccature e fessure, crepe, cunette, prominenze e avvallamenti creati da lavori stradali (posa tubi, fibra ottica etc), sono presenti su quasi tutte le strade della provincia, per lunghi tratti, e rappresentano una sofferenza per la schiena e il collo di chi guida ed anche per le macchine che le percorrono. I rattoppi e le ricoperture di zone di lavori, quando alla fine vengono fatti, sono mal eseguiti: o creano un rilievo sul manto stradale o sono più bassi dello stesso, dimostrando segni di trascuratezza, imperizia e di scarsità di controllo finale del committente. L’usanza ormai consolidata, quando la buca o l’avvallamento si accentuano, è mettere, poco prima degli stessi, il cartello del limite di velocità di 30 km, per scaricarsi da eventuali responsabilità; il cartello rimane mesi e mesi senza che nulla sia sistemato, quando questo infine avviene molto spesso ci si dimentica di toglierlo. Sulla strada che collega Monteroni a Vescovado ci sono due casi, l’uno con l’indicazione del limite di velocità nella zona del ponte dello Stile, l’altro senza indicazioni è l’avvallamento vicino al canile, che con il passare dei giorni sta diventando sempre più profondo. Faccio degli esempi vicini a noi, non per biasimare in particolare i gestori delle nostre strade, ma per fare meglio capire a cosa mi riferisco ai lettori di questo articolo, che per lo più vivono in questa zona. Quando poi viene eseguito un lavoro sulla strada (manutenzioni, posa in opera di tubi o, come negli ultimi tempi, è stato con la posa della fibra) la fine dei lavori lascia sempre un’area della strada dissestata. Anche di questo abbiamo, in casa, esempi di questa situazione. Le aree stradali interessate ai lavori: quella lasciata uscendo da Vescovado dalla rotonda verso Murlo è più profonda rispetto al manto stradale e quella sulla salita per entrare a Murlo è, invece, in rilievo sul manto stradale (questa un po’ più grave perché è la porta di ingresso al nostro centro turistico più importante). Torno a dire che questo non è solo vicino a noi, questa situazione è dappertutto, a cominciare dalle più importanti vie di comunicazione di Siena alla Cassia, dalle provinciali alle strade comunali.
L’altro aspetto che denota la decadenza del territorio e la sua continua, a mio parere, negativa trasformazione è la mancanza di manutenzione ai bordi delle strade e nelle zone adiacenti, sia in aree pubbliche che private. Il paesaggio toscano, e specialmente quello del sud di Siena, aveva (e per fortuna ha ancora per una buona parte, in qualche zona di più e in altre meno) la caratteristica degli ‘interminati spazi’, dei lontani orizzonti, dove l’occhio si poteva posare su campi, oliveti, vigneti, poderi sull’ordine di una natura addomesticata dall’uomo e delle cose messe al loro posto giusto. Ora, sulle strade sia vicine che lontane da noi, si pedala, si guida, si cammina per lunghi tratti, con un’impressione e una sensazione di diffuso disordine: ai loro bordi tra alcune piante, dominano arbusti, rovi, sterpaglie, erbacce che oscurano e nascondono alla vista campi fioriti, oliveti, vigneti, campi di grano, casolari ed anche castelli. Sempre come esempio vicino, venendo da Miniere, praticamente ormai non si vede più il Castello di Murlo; dalla porta di Ferro si spaziava su un panorama fantastico da Siena, la val d’Arbia, le Crete e, tirando un po’ il collo e in certi periodi dell’anno, fino a Montepulciano. Siena si rivede da qualche tempo ancora perché una provvidenziale ventata ha aperto un varco tra le acacie cresciute a dismisura. Qualche volta, facendo una figuraccia, dopo avere raccontato ad ospiti stranieri ed italiani di Murlo, li invito a vedere il meraviglioso panorama a nord (il mio subconscio è rimasto indietro) e ci troviamo di fronte ad un muro di orribili acacie. Parafrasando celebri versi potrei dire “Non sempre caro mi fu quest’ermo colle e questa sterpaglia che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”.
Un’ultima osservazione riguarda i cipressi. Sono un segno distintivo del paesaggio toscano, emblema di un territorio modellato dalla sapiente e rispettosa mano dell’uomo, con la loro forza della forma, dei contorni, del loro colore. La loro bellezza e aspetto nobile presuppone però che siano ben mantenuti, dalla base del tronco fino alla cima, siano essi isolati, raggruppati e soprattutto in filari, per creare quel magnifico gioco di luci ed ombre e permettere di vedere tra una e l’altro i magnifici scorci del paesaggio intorno. Purtroppo troppo spesso anche loro, tra un albero e l’altro sono circondati e aggrediti da cespugli, sterpaglie che diventano più alte e da edere che lentamente li soffocano. Ne abbiamo un esempio vicino sul rettilineo che sale verso Vescovado e purtroppo anche sul viale dei cipressi “alti e schietti” di Bolgheri.
Non possiamo addebitare la colpa di questa trasformazione del paesaggio alla natura, essa svolge il suo compito di fare utilmente crescere la vegetazione e le piante, cosa tanto più necessario in questi tempi di cambiamenti climatici e per l’abbattimento del CO2. Quindi ben vengano anche boschi nuovi, ma crescano in modo razionalmente e scientificamente curato, la loro manutenzione non corrisponda -come troppo spesso avviene- ad una specie di distruzione casuale.
La cause di questi due problemi che ho cercato di descrivere sono molteplici. La scarsità di risorse finanziarie pubbliche e private (!?), l’invecchiamento della popolazione, ad esempio, ma anche l’incuria, la disattenzione, il disinteresse verso questi aspetti del nostro territorio. É come non si vedesse più cosa abbiamo intorno, dimenticando che il territorio e il paesaggio, dappertutto, ma in particolare nella nostra provincia, rappresentano una risorsa di rilevante importanza non solo dal punto di vista estetico e paesaggistico, ma sempre di più anche economico.

 

 

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